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Salmo 34

12 maggio 2012

(Testo CEI2008)

34
Inno a Dio, sorgente di gioia e di pace

1 Di Davide. Quando si finse pazzo in presenza di Abimèlec,
tanto che questi lo scacciò ed egli se ne andò.

2 Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.

3 Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

4 Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.

5 Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

6 Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.

7 Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

8 L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.

9 Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

10 Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.

11 I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.

12 Venite, figli, ascoltatemi:
vi insegnerò il timore del Signore.

13 Chi è l’uomo che desidera la vita
e ama i giorni in cui vedere il bene?

14 Custodisci la lingua dal male,
le labbra da parole di menzogna.

15 Sta’ lontano dal male e fa’ il bene,
cerca e persegui la pace.

16 Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.

17 Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.

18 Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.

19 Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.

20 Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore.

21 Custodisce tutte le sue ossa:
neppure uno sarà spezzato.

22 Il male fa morire il malvagio
e chi odia il giusto sarà condannato.

23 Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia.

 

SUL SALMO 33

ESPOSIZIONE DI SANT’AGOSTINO

Discorso 1

1. Questo salmo sembra non avere nel suo testo niente di oscuro e che necessiti di spiegazione; il suo titolo però richiama la nostra attenzione e ci spinge a bussare. Ma, poiché sta qui scritto che è beato l’uomo che spera in Lui, speriamo tutti che aprirà a coloro che bussano. Non ci esorterebbe infatti a bussare se non volesse aprire a chi bussa 1. Se talvolta infatti accade che chi aveva disposto di tenere sempre chiuso, non potendo più sopportare la mano che insistentemente bussa, contro la sua decisione si alza e apre, non tollerando più a lungo il bussare 2, quanto più dobbiamo sperare che sollecitamente ci aprirà Colui che dice:Bussate e vi sarà aperto? Io busso ora con l’anelito del cuore al Signore Dio, affinché si degni di rivelarci questo mistero: bussi con me la Carità vostra, desiderando ascoltare e pregando umilmente per noi. Perché ciò che dobbiamo dire è un arcano e grande mistero.

Simbolismo dei nomi nel V. T.

2. [v 1.] Così dice infatti il titolo del salmo: Salmo di David, quando mutò il suo volto alla presenza di Abimelec e abbandonandolo se ne andò. Cerchiamo, nelle Scritture concernenti i fatti storici che di David sono stati a noi tramandati, quando ciò sia accaduto, così come abbiamo trovato [il fatto cui si riferisce] il titolo del salmo: David nel fuggire dal volto di Assalonne suo figlio 3. Abbiamo letto infatti i libri dei Regni ed abbiamo trovato quando David fuggì dal volto di Assalonne suo figlio 4; tale fatto è verissimo, perché è accaduto, e ciò che è accaduto è stato scritto. Sebbene il titolo di quel salmo sia stato scritto così in mistero, tuttavia è stato tratto da una vicenda realmente accaduta. Così credo che quanto sta scritto qui: Quando mutò il suo volto alla presenza di Abimelec e abbandonandolo se ne andò, sia scritto nei libri dei Regni, dove per noi sono state trascritte tutte le vicende storiche concernenti David 5; ma non lo abbiamo trovato, anche se abbiamo trovato qualcosa da cui sembra che tale titolo sia tratto. Sta scritto infatti che David, fuggendo il persecutore Saul, andò da Achis re di Get 6, cioè dal re di una certa gente prossima al regno dei Giudei; ivi stava nascosto, per sfuggire la persecuzione di Saul. Ma fresca era la sua gloria, donde ricevette invidia per le sue gesta, quando uccise Golia 7 e con una sola battaglia assicurò gloria e sicurezza al regno, al re e al popolo. Saul però, che era nell’affanno quando Golia minacciava, abbattuto Golia cominciò ad essere nemico di colui per la cui mano il nemico era stato ucciso, ed invidiò la gloria di David; soprattutto perché, mentre il popolo si era riunito per esultare, formando un coro, le fanciulle cantarono la gloria di David dicendo che Saul aveva abbattuto mille nemici e David diecimila 8. Da queste parole Saul fu adirato, in quanto un giovinetto per una sola battaglia aveva cominciato ad avere maggior gloria di lui e già nelle lodi di tutti era anteposto al re; preso dalla peste della gelosia e dalla superbia del secolo, cominciò ad invidiarlo ed a perseguitarlo 9. David allora, come ho detto, se ne andò dal re di Get, che si chiamava Achis. Ma sussurrarono al re stesso che presso di sé teneva colui che aveva cominciato ad avere grande gloria tra il popolo giudeo, e gli dissero: Non è costui David, cui cantarono in coro le fanciulle israelite, dicendo: Saul ne ha abbattuti mille e David diecimila? 10 Orbene, se per tale gloria Saul aveva cominciato ad invidiarlo, non doveva David temere che anche il re presso cui si era rifugiato volesse fargli del male, in quanto il sovrano suo vicino poteva diventargli nemico, se lo avesse salvato? Temette anche lui e – così sta scritto – mutò il suo volto alla loro presenza, affettava la pazzia, suonava il timpano alle porte della città, era portato dalle sue mani, si gettava a terra alle entrate delle porte, e la saliva scorreva sulla sua barba 11Lo vide quel re presso cui si nascondeva, e disse ai suoi: Perché mi avete condotto questi che fa pazzie? entrerà forse in casa mia? 12 E così lo mandò via scacciandolo; e David se ne andò di là sano e salvo grazie alla finta follia. Per questa simulazione di follia sembra riferirsi a questa vicenda quanto qui sta scritto: Salmo di David, quando mutò il suo volto alla presenza di Abimelec e abbandonandolo se ne andò. Ma si trattava di Achis, non di Abimelec 13. Solo il nome sembra non concordare; infatti la vicenda è descritta nel salmi quasi con le stesse parole con cui è narrata nel libro dei Regni. Siamo perciò maggiormente spinti a ricercare il mistero, proprio perché è mutato il nome. Infatti, né quella vicenda è accaduta senza motivo – è accaduta certamente – ma perché figurava qualcosa; e neppure sono state scritte senza motivo le parole del salmo, ed è stato mutato il nome.

Tipologia nel V. T.

3. Sicuramente vi rendete conto, fratelli, della profondità dei misteri. Se non è nel mistero che Golia fu ucciso da un giovinetto 14, neppure è nel mistero il fatto che egli ha mutato il suo volto e fingeva la pazzia e suonava il timpano e cadeva a terra alle porte della città ed a quelle delle mura e la saliva scorreva sulla sua barba. Come può essere che tutto questo non significhi qualcosa, dal momento che chiaramente dice l’Apostolo: Ma queste cose accadevano loro in figura; sono state scritte per noi, cui è toccata la fine dei secoli? Se niente significa la manna, di cui dice l’Apostolo: E mangiarono cibo spirituale; se niente significa la divisione del mare, attraverso cui fu condotto il popolo per sfuggire alla persecuzione del Faraone, mentre l’Apostolo dice: Non voglio che voi ignoriate, fratelli, che tutti i nostri padri furono sotto una nube, e tutti furono battezzati da Mosè nella nube e nel mare; se niente significa il fatto che dalla pietra percossa scaturì l’acqua, mentre l’Apostolo dice: E la pietra era Cristo 15; se dunque tutte queste cose non significano niente sebbene siano realmente accadute; se infine niente significano i due figli di Abramo nati secondo la normale legge della Nascita degli uomini, e tuttavia l’Apostolo chiama questi due stessi figli i due Testamenti, il Vecchio e il Nuovo, e dice: Queste cose poste in allegoria sono i due Testamenti 16; se, ripeto, non significano niente quelle cose che, grazie all’autorità apostolica, voi vedete essere accadute nel mistero degli eventi futuri, dobbiamo ritenere che non significhi niente anche quanto vi ho poco fa narrato dal libro dei Regni a proposito di David. Significa invece qualcosa, sia il fatto che è mutato il nome, sia che è detto alla presenza di Abimelec.

David e Cristo.

4. State attenti con me. Tutte le cose, infatti, che ho detto sinora è come si riferissero alla mano di chi bussa, cui però non è stato ancora aperto. Abbiamo bussato nel dire tutto questo; bussate anche voi nell’udirlo; bussiamo anche nel pregare, affinché il Signore ci apra. Possediamo la interpretazione dei nomi ebraici; non sono mancati uomini sapienti che ci hanno tradotto tali nomi dall’ebraico nella lingua greca e dal greco in latino. Investigando questi nomi, troviamo che Abimelec significa: Il regno del padre mio 17, e che Achis è tradotto: In qual modo è. Prestiamo attenzione a questi nomi, perché da essi comincia ad aprirsi la porta a noi che bussiamo. Se domandi: Che significa Achis? la risposta è: In qual modo è. In qual modo è, sono parole che dice colui che ammira, non colui che intende. Abimelec: Regno del padre mio; David: Forte di mano 18. David è figura di Cristo, come Golia del diavolo; e come David abbatté Golia, così Cristo è colui che uccide il diavolo. Ma che significa che Cristo uccide il diavolo? È l’umiltà che uccide la superbia. Quando fo il nome di Cristo, fratelli miei, soprattutto ci viene raccomandata l’umiltà. Egli ci ha aperto la via per mezzo dell’umiltà; poiché a causa della superbia ci eravamo allontanati da Dio, non avremmo potuto tornare a Lui se non per mezzo dell’umiltà, ma non avevamo un esempio cui guardare per imitarlo. Ogni mortale infatti si gonfiava allora di superbia. E se pure esisteva qualche uomo umile in spirito, come erano i profeti e i patriarchi, il genere umano tuttavia disdegnava imitare tali umili uomini. Ebbene, affinché l’uomo non disdegnasse più di imitare l’uomo umile, Dio si è fatto umile, in modo che la superbia del genere umano non sdegnasse di seguire le orme di Dio.

Melchisedech figura di Cristo.

5. Il sacrificio dei Giudei, secondo il sacerdozio di Aronne, consisteva un tempo, come voi sapete, nell’immolare animali, ed anche questo nel mistero: non si trattava ancora del sacrificio del corpo e del sangue del Signore, che conoscono i fedeli e coloro che hanno letto il Vangelo, sacrificio ora diffuso in tutto il mondo. Ponetevi dunque dinanzi agli occhi i due sacrifici, quello secondo l’ordine di Aronne, e questo secondo l’ordine di Melchisedec. Sta scritto infatti: Il Signore ha giurato, e non si pentirà: tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec 19. Di chi parla dicendo: Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec? Parla del Signore nostro Gesù Cristo. Chi era Melchisedec? Era il re di Salem. Salem fu un tempo quella città che poi, come i dotti ci hanno tramandato, fu chiamata Gerusalemme. Dunque, prima che in essa regnassero i Giudei, vi era sacerdote quel Melchisedec, il quale, sta scritto nel Genesi, era sacerdote di Dio altissimo 20. È lui che andò incontro ad Abramo, quando questi liberò Lot dalle mani dei persecutori, e abbatté coloro che lo tenevano prigioniero e liberò il fratello; dopo che ebbe liberato il fratello gli andò incontro Melchisedec. Tanto grande era Melchisedec, che Abramo fu da lui benedetto. Offrì il pane e il vino, benedisse Abramo, ed Abramo gli dette le decime. Osservate che cosa offrì e chi benedisse. Poi è detto: Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec. David ispirato ha detto questo molto tempo dopo Abramo: ai tempi di Abramo visse Melchisedec. Ebbene, di chi è detto: Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec, se non di colui di cui voi ben conoscete il sacrificio?

Cristo cibo dell’anima.

6. È stato dunque abrogato il sacrificio di Aronne, e si è cominciato a praticare il sacrificio secondo l’ordine di Melchisedec. Ne consegue che, non so chi, ha mutato il suo volto. Chi è questi che io ho detto di non conoscere? Non è uno sconosciuto: è noto anzi, è il Signore nostro Gesù Cristo. Nel suo corpo e nel suo sangue ha voluto che fosse la nostra salvezza. Ma come ci ha raccomandato il suo corpo e il suo sangue 21? Con la sua umiltà. Se non fosse stato umile, infatti, non lo potremmo né mangiare né bere. Guarda la sua sublimità: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio ed era Dio il Verbo 22. Ecco il cibo eterno: ma lo mangiano gli angeli, lo mangiano le sublimi virtù, lo mangiano gli spiriti celesti, e mangiandolo si saziano, e intatto resta ciò che li sazia e li allieta. Ma quale uomo può giungere a tal cibo? Dov’è un cuore adeguato a questo nutrimento? Era dunque necessario che quella vivanda si facesse latte, per poter pervenire ai piccoli. E come può diventare latte un cibo? come si trasforma in latte, se non passando attraverso la carne? Così infatti fa la madre. Ciò che mangia la madre mangia anche il piccolo; ma poiché il bimbo è incapace di nutrirsi di pane, la madre incarna quel pane, e con l’umiltà delle mammelle ed il succo del latte nutre, con quel pane stesso, il bambino. In quale maniera con tale pane ci ha nutrito la Sapienza di Dio? Poiché il Verbo si è fatto carne ed ha abitato fra noi 23. Osservate l’umiltà, dato che l’uomo, come sta scritto, ha mangiato il pane degli angeli: dette loro il pane del cielo, l’uomo mangiò il pane degli angeli 24, cioè: il Verbo sempiterno di cui si nutrono gli angeli, e che è uguale al Padre, l’uomo lo ha mangiato; perché essendo nella natura di Dio, non considerò una rapina l’essere uguale a Dio. Si nutrono di lui gli angeli, ma egli annientò se stesso affinché l’uomo mangiasse il pane degli angeli, assumendo la forma di servo, fattosi simile agli uomini, e nell’atteggiamento riconosciuto come un uomo; si umiliò facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce 25, in modo che ormai dalla croce stessa venisse mostrato a noi il nuovo sacrificio: la carne e il sangue del Signore. Perché mutò il suo volto alla presenza di Abimelec, cioè davanti al regno del padre. Il regno del padre, infatti, era il regno dei Giudei. In che senso regno del padre? Regno di David, regno di Abramo. Infatti il Regno di Dio Padre è ben più la Chiesa che il popolo dei Giudei; ma secondo la carne il regno del padre è il popolo d’Israele. Sta scritto: E Dio darà a lui il trono di David suo padre 26. È dimostrato dunque che, secondo la carne, il padre del Signore è David; secondo invece la divinità Cristo non è figlio ma Signore di David. Ma i Giudei hanno conosciuto Cristo secondo la carne, non secondo la divinità. Per questo Egli pose loro la domanda, chiedendo: Di chi dite sia figlio il Cristo? Ed essi risposero: Figlio di David. E Lui: In qual modo dunque David ispirato lo chiama Signore, laddove dice: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché porrò tutti i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? Se dunque David ispirato lo chiama Signore, come può essere suo figlio? Ed essi non poterono rispondergli 27, perché in Cristo Signore non conoscevano altro se non quanto vedevano con gli occhi, non ciò che si comprendeva col cuore. Se avessero avuto nell’intimo occhi come avevano all’esterno, da ciò che vedevano esteriormente avrebbero capito che era figlio di David; e da ciò che vedevano interiormente avrebbero compreso che era il Signore di David.

7. Mutò dunque il suo volto alla presenza di Abimelec. Che significa alla presenza di Abimelec? Davanti al regno del padre. E che significa: davanti al regno del padre? Alla presenza dei Giudei. E lo abbandonò e se ne andò. Chi abbandonò? Abbandonò lo stesso popolo dei Giudei e se ne andò. Cerca ora Cristo presso i Giudei, e non lo trovi. Perché lo abbandonò e se ne andò? Perché mutò il suo volto. Essi infatti, che si mantenevano fedeli al sacrificio secondo l’ordine di Aronne, non accettarono il sacrificio secondo l’ordine di Melchisedec 28 e perdettero Cristo; e cominciarono a possederlo le genti, alle quali non aveva mandato prima precursori. Ai Giudei, infatti, aveva mandato precursori: David stesso, Abramo, Isacco e Giacobbe, Isaia, Geremia e tutti gli altri profeti aveva mandato, e pochi li riconobbero, pochissimi a paragone di quelli che si perdettero; infatti erano molti. Poiché leggiamo che erano migliaia. Sta scritto: Un resto si salverà 29. Cerca ora cristiani circoncisi, e non ne trovi. Eppure c’erano migliaia di cristiani provenienti dalla circoncisione nei primi tempi della fede. Cercali ora, e non ne trovi. Giustamente non li trovi. Mutò infatti il suo volto alla presenza di Abimelec e abbandonandolo se ne andò. Anche alla presenza di Achis mutò il suo volto, e lo abbandonò e se ne andò. Per questo, infatti, sono stati mutati i nomi, affinché questo cambiamento di nomi ci spingesse appunto a penetrare il mistero e non ritenessimo che nella composizione dei Salmi si narri o si commemori soltanto ciò che si trova operato nei libri dei Regni e di conseguenza, anziché cercarvi le figure di eventi futuri, accogliessimo quanto vi si narra soltanto come fatti accaduti. Che cosa ti vien suggerito dal cambiamento dei nomi? Che qui c’è qualcosa di nascosto: bussa, non startene attaccato alla lettera, perché la lettera uccide; ricerca lo spirito, perché lo spirito vivifica 30, e l’intelligenza spirituale salva il credente.

8. Orbene, fratelli, state attenti al modo in cui abbandonò il re Achis. Ho detto che Achis significa: In qual modo è. Ricordate il Vangelo: quando il nostro Signore Gesù Cristo parlava del suo corpo disse: Se uno non avrà mangiato la mia carne e bevuto il mio sangue, non avrà in sé la vita; perché la mia carne è veramente cibo, e il mio sangue è veramente bevanda 31. E i suoi discepoli che lo seguivano si spaventarono, inorridirono a quelle parole; e non comprendendole ritennero che il Signore nostro Gesù Cristo dicesse non so che di duro, nel dire che dovevano mangiare la sua carne che vedevano, e bere il suo sangue; non sopportando tali discorsi, quasi dicevano: In qual modo è? Dunque l’errore, l’ignoranza e la stoltezza sono impersonate dal re Achis. Quando si dice: In qual modo è? si mostra di non capire, e quando non si capisce, vi sono le tenebre dell’ignoranza. Era dunque in costoro il regno dell’ignoranza, impersonato dal re Achis, cioè essi erano dominati dal regno dell’errore. Ma Egli diceva: Se uno non avrà mangiato la mia carne e bevuto il mio sangue. Poiché aveva mutato il suo volto, sembrava quasi furore e follia voler dare la sua carne da mangiare agli uomini, e il suo sangue da bere. Per questo David fu preso quasi per pazzo, quando lo stesso Achis disse: Mi avete condotto questi che fa pazzie. Non sembra forse una pazzia dire: Mangiate la mia carne, bevete il mio sangue? E dicendo: Chiunque non avrà mangiato la mia carne, e non avrà bevuto il mio sangue, non avrà in sé la vita, sembra proprio impazzito. Ma al re Achis sembra impazzito, cioè agli stolti e agli ignoranti. Per questo li abbandona e se ne va; l’intelligenza fugge dal loro cuore, perché non riescano a comprenderla. E che cosa gli dissero? È come se gli avessero detto: In qual modo è?, che è appunto il significato di Achis. Gli dissero infatti: In qual modo può costui darci da mangiare la sua carne? 32Ritenevano il Signore impazzito, [credevano] che non sapesse quello che diceva, che fosse divenuto folle. Ma egli che ben sapeva quello che diceva, in quel mutare del suo volto, e quasi in quel furore e follia, impressionando la gente e suonando il timpano presso le porte della città, annunziava il sacramento.

Cristo ha preso le nostre sofferenze.

9. Dobbiamo ora cercare che cosa significa che faceva cose strane e che suonava il timpano alle porte. Non senza motivo è detto: Si gettava a terra alle entrate delle porte; non senza ragione sta scritto: E la saliva scorreva sulla sua barba. Non invano sono dette queste cose. Pur di comprendere, non deve sembrare pesante il lungo discorso. Voi sapete, fratelli, che i Giudei stessi, alla cui presenza egli mutò il suo volto e li abbandonò e se ne andò, fanno oggi festa. Se essi che hanno perduto Cristo, che li abbandonò e se ne andò, celebrano una inutile festa, noi invece facciamo una utile festa, se comprendiamo perché Cristo li abbandonò e venne a noi. Ogni cosa non invano è accaduta, anche in quella apparente follia di David di cui si dice che affettava [la pazzia], suonava il timpano alle porte della città, era portato dalle sue mani, si gettava a terra alle entrate delle porte, e la saliva scorreva sulla sua barba. Affettava, dice; che significa affettava? Significa che aveva affetto. Che significa avere affetto? Che ebbe compassione delle nostre infermità; e perciò volle assumere la nostra stessa carne, per uccidere in essa la morte. Che ha avuto compassione di noi è detto dunque con la parola affezione. Per questo l’Apostolo rimprovera coloro che sono duri di cuore e senza affetto. Rimproverandoli dice infatti che sono senza affetto e senza misericordia 33Dov’è l’affetto, ivi è la misericordia. Dov’è la misericordia? Egli dall’alto ha avuto compassione di noi. Se non avesse voluto infatti annientarsi, restando in quella forma per la quale era uguale al Padre ed eterno, noi saremmo sempre rimasti nella morte; ma per liberarci dalla morte eterna nella quale ci aveva precipitati il peccato di superbia, si è umiliato, si è fatto obbediente fino alla morte ed alla morte di croce. Dunque ha manifestato affetto, perché si è umiliato sino alla morte di croce. E poiché colui che è crocifisso si distende sul legno, in modo che, per fare un timpano, la carne, ossia il cuoio, si distende del pari sul legno, è stato detto: e suonava il timpano, cioè era crocifisso, era disteso sul legno. Affettava, cioè aveva tale affetto per noi, da dare la sua vita per le sue pecore 34Suonava il timpano. Come? Alle porte della città. La porta per noi è ciò che viene aperto affinché crediamo in Dio. Avevamo chiusa la porta in faccia a Cristo, e l’avevamo aperta al diavolo; in faccia alla vita eterna avevamo chiuso il cuore; ma egli, il Signore Dio nostro, poiché noi uomini avevamo il cuore chiuso contro la vita eterna e non potevamo vedere il Verbo che gli angeli vedono, con la croce ha aperto i cuori dei mortali, cioè ha suonato il timpano alle porte della città.

10. Era portato dalle sue mani. Ma questo, fratelli, come si può capire che possa accadere ad un uomo? Chi è portato con le sue stesse mani? L’uomo può essere portato dalle mani degli altri, ma nessuno può esser portato dalle sue mani. Non troviamo perciò come si possono capire queste parole secondo la lettera se le riferiamo a David stesso; ma se le riferiamo a Cristo lo capiamo. Cristo infatti era portato nelle sue stesse mani allorché, affidando il suo stessso corpo, disse: Questo è il mio corpo 35. Portava infatti il suo corpo con le sue mani. Questa è l’umiltà del Signore nostro Gesù Cristo, l’umiltà tanto raccomandata agli uomini. A tale umiltà ci esorta, fratelli, affinché così viviamo, cioè imitiamo la sua umiltà; e abbattiamo Golia e vinciamo la superbia tenendoci stretti a Cristo. Si gettava a terra alle entrate delle porte. Che vuol dire si gettava a terra? Vuol dire che si annientava nell’umiltà. E che significa alle entrate delle porte? Significa all’inizio della fede, per cui mezzo siamo salvi. Nessuno infatti può cominciare se non dall’inizio della fede, come è detto nel Cantico dei Cantici: Verrai e passerai dall’inizio della fede 36. Giungeremo faccia a faccia, come sta scritto: Dilettissimi, siamo figli di Dio, e non ancora si è manifestato ciò che saremo: sappiamo che quando sarà manifesto saremo simili a Lui poiché Lo vedremo quale Egli è 37Lo vedremo, quando? Quando tutte queste cose saranno passate. Ascolta ancora Paolo apostolo: Vediamo ora attraverso uno specchio in enigma, ma allora faccia a faccia 38. Orbene, prima di vedere il Verbo faccia a faccia, come lo vedono gli angeli, dobbiamo ancora stare alle entrate delle porte, presso le quali il Signore si gettò a terra, umiliandosi sino alla morte.

11. E che significano le parole la saliva scorreva sulla sua barba? Perché così facendo mutò il suo volto alla presenza di Abimelec, o di Achis, e lo abbandonò e se ne andò. Abbandonò coloro che non capivano. Ed a chi se ne andò? Alle genti. Dunque noi comprendiamo ciò che essi non furono capaci di comprendere. Scorreva la saliva sulla barba di David; che cos’è la saliva? Le parole infantili: sbavano infatti i bambini. Non erano forse quasi parole puerili [quelle che ha detto]: Mangiate la mia carne, e bevete il mio sangue? Ma queste parole infantili nascondevano la sua potenza. La barba infatti significa la virtù. Dunque la saliva, scorrendo sulla sua barba, che cosa è se non le parole deboli che nascondono la sua potenza? Ha capito, almeno credo, la vostra Santità il titolo di questo salmo. Se volessimo ora spiegare il salmo, c’è da temere che quanto avete udito vi esca dal cuore. Abbiamo spiegato il titolo di questo salmo nel nome del Signore nostro Gesù Cristo; ma poiché domani è domenica, e vi dobbiamo l’Omelia, rimandiamola perciò a domani, in modo che possiate volentieri ascoltare anche il testo del salmo.

SUL SALMO 33

ESPOSIZIONE

Discorso 2

1. Voi che eravate presenti ieri, non dubito che ricorderete la nostra promessa. È tempo ormai di assolvere al debito nel nome del Signore. Egli, che ci ha ispirato la promessa, ci darà ora di che mantenerla, pur restando noi sempre debitori della carità. Essa infatti sempre si dà e sempre si deve, come dice l’Apostolo: Non abbiate debiti con nessuno, fuorché l’amarvi a vicenda 1Ieri abbiamo spiegato il titolo di questo salmo: siccome questa spiegazione ci ha impegnato a lungo, abbiamo rimandato la spiegazione del testo del salmo medesimo. Ascoltiamo dunque che cosa lo Spirito Santo dice, per bocca del suo santo Profeta, nel contesto di questo salmo, ed in qual modo ciò si addica al titolo che ieri abbiamo spiegato. Coloro che non erano presenti, richiederebbero anche tale spiegazione come dovuta; ma affinché, dilungandoci forse troppo, non defraudiamo coloro ai quali ormai dobbiamo pagare quanto dobbiamo, apprendano brevemente, per quanto possono, ciò che abbiamo spiegato, coloro che oggi sono presenti e ieri non lo erano. Ma se qualcosa li turba, su cui debbano più attentamente interrogarmi, troveranno, nel nome di Cristo, le nostre orecchie aperte in un altro momento, onde non ne siano occupate queste ore.

2. [v 1.] Dicemmo che sta scritto nel libro dei Regni che David, fuggendo da Saul, volle nascondersi presso un certo re di Get, di nome Achis. Ma, siccome la sua gloria era conosciuta in quel luogo, affinché per gelosia il re presso il quale era fuggito non macchinasse qualcosa contro di lui, finse la pazzia, quasi fosse colto dal furore, mutò il suo volto e – come leggiamo – affettava [la pazzia], suonava il timpano alle porte della città, era portato dalle sue mani, e si gettava a terra alle aperture delle porte. E disse il re Achis: Perché mi avete portato costui? Ho forse io bisogno di uno che fa pazzie? 2 E così lo lasciò, per adempiere a quanto sta scritto nel salmo: Mutò il suo volto e abbandonandolo se ne andò. Abbandonò dunque il re Achis: nel salmo invece è scritto che mutò il suo volto alla presenza di Abimelec e abbandonandolo se ne andò.Dicemmo peraltro che i nomi furono cambiati per mostrare il mistero: se nel titolo del salmo fosse stato ripetuto lo stesso nome, ci sarebbe potuto sembrare che ci fossero stati narrati unicamente fatti storici e non ci fosse stato profetato niente nel mistero. Ambedue i nomi racchiudono infatti un grande mistero. Achis significa: In qual modo è; e Abimelec significa: Il regno del padre mio. Nelle parole: In qual modo è, si designa l’ignoranza, affinché tu intenda che son parole di chi si meraviglia, non di chi capisce; mentre nel significato di Abimelec si designa il regno dei Giudei. Riferendoci alla persona di Cristo si può dire: regno del padre mio, perché il padre suo secondo la carne è David; ed il regno di David era appunto sul popolo dei Giudei. Dunque alla presenza del regno del padre suo mutò il suo volto e abbandonandolo se ne andò, perché ivi si praticava il sacrificio secondo l’ordine di Aronne, mentre poi Egli istituì, con il suo corpo ed il suo sangue, il sacrificio secondo l’ordine di Melchisedec. Mutò dunque il suo volto nel sacerdozio e, abbandonando il popolo dei Giudei, venne ai Gentili. Che significa affettava? Che era pieno di affetto. E quale cosa è più piena di affetto della misericordia del Signore nostro Gesù Cristo il quale, vedendo la nostra infermità, per liberarci dalla morte eterna accettò la morte temporale accompagnata da tante ingiurie ed offese? E suonava il timpano, poiché il timpano si costruisce distendendo il cuoio sul legno; e David suonava il timpano per significare che Cristo doveva essere crocifisso. Ma suonava il timpano alle porte della città; e cosa sono le porte della città se non i nostri cuori che avevamo chiuso in faccia a Cristo, il quale appunto con il timpano della croce ha aperto i cuori dei mortali? Ed era portato nelle sue mani; in qual modo era portato nelle sue mani? Perché, nel presentare il suo corpo ed il suo sangue, prese nelle sue mani ciò che i fedeli conoscono; ed Egli in certo qual modo portava se stesso nel dire: Questo è il mio corpo 3. E si gettava a terra alle aperture delle porte, cioè si umiliò. Questo è infatti il gettarsi a terra sin dall’inizio della nostra fede. L’apertura della porta è l’inizio della fede, donde prende le mosse la Chiesa e perviene sino alla chiara visione; e siccome crede a ciò che non vede, merita di godere di tale visione, quando avrà cominciato a vedere faccia a faccia. Così si spiega il titolo del salmo; rapidamente lo abbiamo inteso, ascoltiamo ora le parole stesse di colui che manifesta affetto e suona il timpano alle porte della città.

Lodiamo sempre il Signore.

3. [v 2.] Benedirò il Signore in ogni tempo, sempre nella mia bocca la sua lode. Lo dice Cristo, lo dica anche il cristiano; perché il cristiano è nel corpo di Cristo, e per questo Cristo si è fatto uomo, affinché il cristiano possa essere un angelo che dice: Benedirò il Signore. Quando benedirò il Signore? Quando ti ha reso un beneficio? quando abbondano i beni del secolo? quando c’è abbondanza di frumento, di olio, di vino, di oro, di argento, di schiavi, di greggi, e questa mortale salute si mantiene intatta e incorrotta, e crescono tutte le cose che nascono, niente è prematuramente sottratto dalla morte, la felicità sovrabbonda nella casa, ogni bene ti scorre intorno, allora benedirai il Signore? No; ma in ogni tempo. Dunque anche allora, quando questi beni, secondo le circostanze e i castighi del Signore Dio nostro, sono sconvolti, ci sono tolti, nascono in minor numero, vengono meno appena nati. Tutto questo infatti accade, e ne segue la penuria, il bisogno, la fatica, il dolore e la tentazione. Ma tu che hai cantato: Benedirò il Signore in ogni tempo, sempre nella mia bocca la sua lode, benedicilo quando ti dà questi beni; e benedicilo quando te li toglie. Perché Egli dà ed Egli toglie; ma non toglie se stesso a chi lo benedice.

la lode degli umili.

4. Ma chi è che benedice il Signore in ogni tempo, se non chi è umile di cuore? È l’umiltà stessa che il Signore ci ha insegnato nel suo corpo e nel suo sangue; perché, nell’affidarci il suo corpo ed il suo sangue, ci affida la sua umiltà con quel che appunto sta scritto nella stessa storia, in quell’apparente furore di David, che abbiamo lasciato da parte: E la saliva scorreva sulla sua barba. Quando abbiamo letto l’Apostolo, avete udito parlare di tale saliva che scorreva sulla barba. Qualcuno dirà: Di quale saliva abbiamo udito parlare? Non abbiamo dianzi letto l’Apostolo, laddove dice: I Giudei chiedono segni, e i Greci cercano la sapienza? Abbiamo letto poco fa: Noi invece predichiamo – dice l’Apostolo – Cristo crocifisso (ecco che allora suonava il timpano), scandalo per i Giudei, e stoltezza per i Gentili; ma per quelli che sono chiamati, Giudei e Greci, Cristo è virtù e sapienza di Dio; perché la stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini; e la debolezza di Dio è più forte degli uomini 4. La saliva infatti indica la stoltezza, la saliva indica la debolezza. Ma se la stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e la debolezza di Dio è più forte degli uomini, non ti stupisca questa saliva, ma osserva che essa scorre sulla barba. Come la saliva significa debolezza, così la barba raffigura la forza. Ha coperto dunque la sua potenza con il corpo della sua debolezza; e ciò che esteriormente era debole si manifestava come nella saliva; ma, dentro, la sua divina potenza era coperta come la barba. Così ha raccomandato a noi l’umiltà. Sii dunque umile se vuoi benedire il Signore in ogni tempo, e che sulla tua bocca sia sempre la sua lode. Perché Giobbe non soltanto benedisse il Signore quando abbondava di tutti quei beni, per i quali leggiamo che era ricco e felice, ossia per i greggi, i servi, la casa, felice per i figli ed ogni altra ricchezza. In un solo momento ogni cosa gli fu tolta, ed egli adempì ciò che sta scritto in questo salmo, dicendo: Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; come al Signore è piaciuto, così è stato fatto; sia benedetto il nome del Signore 5Ecco che hai l’esempio di chi benedice il Signore in ogni tempo.

Gli umili e i miti.

5. [v 3.] Ma perché l’uomo benedice il Signore in ogni tempo? Perché è umile. Che significa essere umili? Non volere esser lodati per sé. Chi vuole essere lodato per sé, è superbo. E chi non è superbo è umile. Non vuoi dunque essere superbo? Per potere essere umile, di’ quanto qui è detto: Si glorierà nel Signore l’anima mia; ascoltino i mansueti e si allietino. Ne consegue che coloro che non vogliono esser lodati nel Signore, non sono mansueti; ma sono violenti, aspri, orgogliosi, superbi. Il Signore vuole avere giumenti mansueti; sii il giumento del Signore, cioè sii mansueto. Egli siede sopra di te, egli ti guida; non aver timore di inciampare e di cadere nel precipizio. Certo, tu sei debole, ma tieni conto di chi ti regge. Sei il puledro d’asino, ma porti Cristo. Egli infatti cavalcando un puledro d’asino venne nella città, e quel giumento fu mansueto. Forse quel giumento era lodato? Forse al giumento dicevano: Osanna al figlio di David, benedetto colui che viene nel nome del Signore 6? L’asinello portava; ma solo Colui che era portato, era lodato da quanti lo precedevano e lo seguivano. E probabilmente il giumento diceva: Si glorierà nel Signore l’anima mia; ascoltino i mansueti e si allietino. Forse non disse così quell’asino, fratelli: ma lo dica quel popolo che imita quel giumento, se vuol portare il suo Signore. Forse si adira il popolo, perché viene paragonato all’asinello su cui sedette il Signore, e qualche superbo e orgoglioso mi dirà: Ecco, ci ha fatti diventare asini. Sia asino del Signore, chiunque così dice; non sia cavallo e mulo, nei quali non c’è intelligenza. Conoscete infatti il salmo ove è detto: Non siate come il cavallo e il mulo, nei quali non c’è intelligenza 7Perché il cavallo e il mulo talvolta superbamente sollevano la testa, e con la loro violenza si scuotono di dosso il cavaliere. Sono domati con la briglia, con il morso, con le percosse, finché non hanno imparato a star soggetti, ed a portare il loro padrone. Ma tu, prima che il freno comprima le tue mascelle, sii mansueto e porta il tuo Signore; non voler esser lodato in te stesso, ma sia lodato Colui che siede sopra di te, e di’: Si glorierà nel Signore l’anima mia, ascoltino i mansueti e si allietino. Infatti, quando coloro che non sono mansueti ascoltano queste parole, non si allietano, ma si adirano; sono costoro che dicono che li abbiamo fatti diventare asini. Coloro invece che son mansueti, non disdegnino di ascoltare e di essere ciò che odono.

La Sapienza di Dio.

6. [v 4.] Così continua: Magnificate il Signore con me. Chi è colui che ci esorta a magnificare il Signore con lui? Fratelli, chiunque appartiene al Corpo di Cristo, deve darsi da fare affinché con lui sia magnificato il Signore. Perché chiunque fa così ama il Signore. Ed in qual modo Lo ama? Lo ama senza esser geloso di coloro che con lui Lo amano. Infatti, chiunque ama secondo la carne, è inevitabile che ami con pestifera gelosia; e se per caso avrà potuto – gran cosa! – vedere nuda colei che con morboso amore ha desiderato, vuole forse che così la veda anche un altro? Inevitabilmente si roderà di invidia e gelosia, se un altro l’avrà veduta. E la castità si conserva se la vede chi ne ha il diritto e nessun altro la vede, oppure se non la vede neppure lui stesso. Non così è la Sapienza di Dio: La vedremo faccia a faccia, e tutti la vedremo e nessuno ne sarà geloso. A tutti essa si mostra, ed è intatta, casta per tutti. Essi si mutano in lei, ed essa non si muta in loro. Essa è la Verità, è Dio stesso. Avete forse qualche volta udito, fratelli, che potrebbe cambiare il nostro Dio? È la Verità che sovrasta tutte le cose, è il Verbo di Dio, è la Sapienza di Dio per cui tutte le cose sono state fatte; ed ha i suoi innamorati. Ma questo dice chi l’ama: Magnificate il Signore con me. Non voglio magnificare il Signore da solo, non voglio amarlo da solo, non voglio abbracciarlo da solo. Non accade infatti che, se io Lo avrò abbracciato, un altro non avrà ove porre la sua mano. Tanto grande è l’ampiezza della Sapienza, che tutte le anime possono insieme abbracciarla e goderne. Che dire ancora, fratelli? Arrossiscano coloro che amano Dio da esser gelosi degli altri. Gli uomini perversi amano l’auriga, e chiunque ama l’auriga o il cacciatore, vuole che tutti con lui lo amino; e li incita, e dice: Amate con me quell’attore, amate con me questa e quella turpitudine. Costui grida fra la gente, affinché ami con lui la turpitudine; e il cristiano non grida nella Chiesa affinché con lui sia amata la Verità di Dio! Accendete in voi l’amore, fratelli, e gridate, tutti voi, e dite: Magnificate il Signore con me. Sia in voi questo fervore. Perché vi vengon lette queste cose, e vi vengono spiegate? Se amate Dio, rapite all’amor di Dio tutti quanti sono uniti a voi, tutti quanti abitano nella vostra casa; se amate il Corpo di Cristo, cioè l’unità della Chiesa, rapiteli affinché ne gioiscano con voi, e dite: Magnificate il Signore con me!

L’unità della Chiesa.

7. [v 4.] Ed esaltiamo il suo nome allo stesso modo. Che vuol dire esaltiamo il suo nome allo stesso modo? Vuol dire insieme. Infatti molti codici recano: Magnificate il Signore con me, ed esaltiamo il suo nome insieme. Sia che si dica allo stesso modo, sia che si dica insieme, si dice la medesima cosa. Rapite dunque tutti quanti potete, esortando, spingendo, pregando, discutendo, ragionando, con mitezza, con delicatezza; rapiteli all’amore; in modo che, se magnificano il Signore, lo magnifichino insieme. Anche la setta di Donato sembra magnificare tra sé il Signore; in che cosa li ha offesi l’orbe della terra? Diciamo loro, fratelli:Magnificate il Signore con me, ed esaltiamo il suo nome insieme. Perché volete magnificare il Signore separati? Il Signore è uno: perché volete formare due popoli per Dio? Perché volete dividere il Corpo di Cristo? Perché certamente egli pendeva sulla croce, quando suonava il timpano; e mentre pendeva sulla croce, emise lo spirito; e vennero coloro che Lo avevano crocifisso, trovarono che era spirato e non gli spezzarono le gambe; ai ladroni invece, che ancora erano vivi sulla croce, le spezzarono 8, affinché per il dolore stesso accelerando la morte fossero liberati da quella tortura, come appunto solitamente si faceva ai crocifissi. Venne dunque il persecutore, trovò che il Signore aveva emesso in pace lo spirito; poiché egli stesso aveva detto: Ho il potere di dare la mia vita 9. Per chi dette la sua vita? Per tutto il suo popolo, per tutto il suo corpo. Venne dunque il persecutore e non spezzò le gambe di Cristo; è venuto Donato ed ha diviso la Chiesa di Cristo. Integro è il corpo di Cristo sulla croce tra le mani dei persecutori, e non è integro il corpo della Chiesa tra le mani dei cristiani. Gridiamo dunque, fratelli, gemendo quanto più possiamo, e diciamo: Magnificate il Signore con me, ed esaltiamo il suo nome insieme. La Chiesa infatti grida verso di loro: è la voce della Chiesa che invoca coloro che si sono separati. Perché si sono separati? Per l’orgoglio. Cristo invece insegna l’umiltà, nell’affidare il suo corpo e il suo sangue; questa umiltà abbiamo detto alla Santità vostra che viene trattata e celebrata nel testo del salmo, laddove si loda il corpo e il sangue di Cristo, laddove si loda l’umiltà che Cristo si è degnato di assumere per noi.

Beati i cuori mondi.

8. [v 5.] Ho cercato il Signore e mi ha esaudito. Dove ti ha esaudito il Signore? Nell’intimo. Dov’è ch’Egli si dà? Nell’intimo. Ivi prega, ed ivi sarai esaudito, e sarai reso beato. Hai pregato, sei stato esaudito, sei stato reso beato; e non lo sa chi ti sta vicino, perché tutto è accaduto in segreto, come dice il Signore nel Vangelo: Entra nella tua camera, chiudi la tua porta, e prega in segreto, e il Padre tuo che vede nel segreto, ti esaudirà 10. Entrando nella tua camera, entri nel tuo cuore. Beati coloro che si allietano quando entrano nel loro cuore e non vi trovano niente di male. Presti attenzione la Santità vostra: allo stesso modo per cui non amano rientrare nelle loro case coloro che hanno malvage spose, e,per loro è una gioia uscirsene per i loro affari, ma poi viene l’ora in cui rientreranno nella loro casa e si rattristano – rientrano infatti nelle noie, nei mormorii, nei dispiaceri, nelle scenate, perché non è una vera casa quella nella quale non v’è alcun accordo tra il marito e la moglie, e meglio è per lui andarsene in giro fuori -; se dunque sono ben miseri coloro i quali, rientrando tra le loro pareti, temono di dover subire la mala accoglienza dei familiari, quanto sono più miseri coloro che non vogliono rientrare nella loro coscienza, per non essere travolti dalle violenze dei peccati! Orbene, per poter liberamente rientrare nel tuo cuore, purificalo; beati infatti i puri di cuore, perché vedranno Dio 11Spazza via dal tuo cuore i sordidi desideri, spazza via la macchia dell’avarizia, la vergogna delle superstizioni, le bestemmie e i cattivi pensieri; getta fuori i risentimenti, non dico che nutri verso l’amico ma anche verso il nemico; togli via tutte queste cose, poi entra nel tuo cuore, e là troverai la gioia. Quando ivi avrai preso ad allietarti, la stessa purezza del tuo cuore ti riuscirà deliziosa e ti spingerà a pregare. Ecco, giungi in un luogo ove è silenzio, e forse anche quiete e tutto in ordine: preghiamo qui, tu dici: la calma di quel posto ti dà diletto, e credi che ivi il Signore potrebbe udirti. Ebbene, se ti dà piacere la purezza di un luogo visibile, come potrebbe non offenderti l’impurità del tuo cuore? Entra, purifica tutto, leva i tuoi occhi al Signore, e subito ti esaudirà. Grida a lui: Ho cercato il Signore e mi ha esaudito; da tutte le mie tribolazioni mi ha liberato. Perché? Perché quando sei stato illuminato, quando hai cominciato ad avere qui una buona coscienza, le tribolazioni rimangono, in quanto ti resta qualcosa di infermo sinché la morte non sarà assorbita nella vittoria, e questo corpo mortale non si sarà rivestito di immortalità 12; è inevitabile che in questo secolo tu soffra, è necessario che tu subisca tentazioni e inclinazioni malvage. Ma alla fine Dio purificherà tutte le cose, ti libererà da ogni tribolazione: tu dunque cercalo.

9. Ho cercato il Signore e mi ha esaudito. Quelli dunque che non sono esauditi non cercano il Signore. Faccia attenzione la Santità vostra. Non ha detto: Ho richiesto l’oro dal Signore e mi ha esaudito; ho richiesto dal Signore la longevità e mi ha esaudito; ho richiesto dal Signore questo o quello e mi ha esaudito. Altro è cercare qualcosa dal Signore, altro è cercare il Signore stesso. Ho cercato il Signore e mi ha esaudito, dice. Ma tu, quando preghi e dici: Fa’ morire quell’uomo che detesto, non cerchi il Signore, ma quasi ti fai giudice del tuo nemico, e rendi il tuo Dio esecutore del tuo malanimo. Come fai a sapere che non è migliore di te quello di cui chiedi la morte? Almeno lo è in questo, che non cerca la morte tua. Non cercare dunque qualcosa di estraneo al Signore, ma cerca il Signore stesso, ed Egli ti esaudirà, e mentre ancora stai parlando, ti dirà: Ecco, son qui 13. Che vuol dire Ecco son qui? Ecco, sono presente, che cosa vuoi, cosa attendi da me? Tutto quello che ti posso dare è nulla al mio confronto: prendi me stesso, godi di me, abbracciami: non ancora puoi farlo completamente, toccami con la fede, e a me ti unirai (così ti dice Dio), ed io ti libererò da tutti i tuoi fardelli, affinché tu possa aderire a me tutto intero, quando avrò trasformato alla immortalità questo tuo corpo mortale 14, affinché tu sia uguale ai miei angeli 15, tu veda sempre il mio volto e tu sia felice, senza che nessuno possa più toglierti la tua gioia 16. Poiché tu hai cercato il Signore e ti ha esaudito, e da tutte le tue tribolazioni ti ha liberato.

Avvicinarsi a Dio.

10. [v 6.] Abbiamo detto chi è questi che ci esorta, questo innamorato che non vuole abbracciare da solo ciò che ama, e dice: Avvicinatevi a Lui e sarete illuminati. Dice infatti ciò che egli stesso ha provato. Un membro spirituale del Corpo di Cristo, ovvero anche lo stesso nostro Signore Gesù Cristo secondo la carne, Capo che esorta le altre membra, che cosa dice? Avvicinatevi a Lui e sarete illuminati. Ovvero è piuttosto un cristiano spirituale che ci invita ad avvicinarci allo stesso nostro Signore Gesù Cristo. Avviciniamoci a Lui e ne saremo illuminati; non come si avvicinarono a Lui i Giudei, per essere ottenebrati. Si avvicinarono infatti a Lui per crocifiggerlo: quanto a noi, avviciniamoci a Lui per ricevere il suo corpo e il suo sangue. Essi dal Crocifisso furono ottenebrati; noi, mangiando e bevendo il Crocifisso, siamo illuminati. Avvicinatevi a Lui e sarete illuminati, ecco, queste parole sono dette ai Gentili. Cristo crocifisso era in mezzo ai Giudei che incrudelivano in Lui nel vederlo, e le Genti erano assenti; ecco, gli si sono avvicinati coloro che erano nelle tenebre, è quelli che non lo videro furono illuminati. In che modo gli si avvicinano le Genti? Seguendo con la fede, anelando con il cuore, correndo con la carità. I tuoi piedi sono la tua carità. Abbi due piedi, non voler essere zoppo. Quali sono i due piedi? I due precetti dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo. Con questi piedi corri a Dio, avvicinati a Lui; perché Egli stesso ti esorta a correre, ed Egli stesso ha in tal modo diffuso la sua luce che voi possiate seguirlo magnificamente e divinamente. E i vostri volti non arrossiranno. Avvicinatevi, dice, a Lui e sarete illuminati e i vostri volti non arrossiranno. Solo il volto del superbo arrossisce. Perché? Perché vuole essere al di sopra degli altri, e perciò arrossisce quando subisce una offesa, o una ignominia, o una disgrazia terrena, o qualche tribolazione. Ma tu non temere, avvicinati a Lui, e non arrossirai. Qualunque cosa ti faccia il nemico, pur se sembra esser superiore a te nel giudizio degli uomini, tu, presso Dio, sei superiore a lui. Io ti ho catturato, ti ho legato, ti ho ucciso. Quanto si credono superiori agli altri coloro che dicono queste cose! Quanto si ritenevano superiori i Giudei allorché schiaffeggiavano il Signore, quando Gli sputavano in faccia, quando Lo colpivano in testa con la canna, quando Lo incoronavano di spine, quando Lo ricoprivano con un manto oltraggioso! Quali superuomini erano! Ed Egli sembrava inferiore, perché cadeva in terra alle entrate delle porte: ma non arrossiva. Era infatti la luce vera, che illumina ogni uomo che viene in questo mondo 17. Come la luce non può essere confusa, così essa non lascia che sia confuso chi ha illuminato. Avvicinatevi – dunque – a Lui, e sarete illuminati e i vostri volti non arrossiranno.

11. [vv 7.8.] Ma qualcuno dirà: Come posso avvicinarmi a Lui? Sono carico di tanti mali, di tanti peccati; tanti delitti gridano dal fondo della mia coscienza: come osare di avvicinarmi a Dio? Chiedi in qual modo? Umiliandoti nella penitenza. Ma mi vergogno, tu dici, a fare penitenza. E allora avvicinati a Lui, e sarai illuminato, ed il tuo volto non arrossirà. Se il timore di arrossire ti distoglie dalla penitenza, la penitenza ti fa per contro avvicinare a Dio; non vedi che se rechi in volto i segni della pena, se è arrossito il tuo volto, è proprio perché non si è avvicinato a Dio, incapace di farlo, perché non vuole pentirsi? Così testimonia il profeta:Questo misero ha gridato e il Signore lo ha esaudito. Ti insegna come puoi essere esaudito. Attualmente non sei esaudito, perché sei ricco. Se per caso hai gridato e non sei stato esaudito, ascolta perché: Questo misero ha gridato, e il Signore lo ha esaudito. Fa’ risuonare il grido della miseria e il Signore ti esaudirà. E come fare? Anche se possiedi qualcosa, non presumere per questo delle tue forze: renditi conto che sei infelice, renditi conto che sei un povero fino a che non possiedi Colui che ti fa ricco. Ma in qual modo il Signore lo ha esaudito? E da tutte le sue tribolazioni lo ha liberato. In qual modo lo ha liberato da tutte le sue tribolazioni? Prenderà posto l’Angelo del Signore presso coloro che lo temono, e li salverà. Così sta scritto, fratelli, non come recano alcuni codici scorretti: Manderà il Signore il suo Angelo presso coloro che lo temono, e li salverà, ma così, ripeto: Prenderà posto l’Angelo del Signore presso coloro che lo temono, e li libererà. Chi è che viene qui chiamato Angelo del Signore, che prenderà posto presso coloro che lo temono e li libererà? Lo stesso nostro Signore Gesù Cristo è definito in profezia l’Angelo del grande consiglio, il messaggero del grande consiglio; così lo hanno chiamato i Profeti 18. Orbene, questo stesso Angelo del grande consiglio, questo messaggero, scenderà presso coloro che temono il Signore, e li libererà. Non aver dunque timore di non esser visto: ovunque tu sia, temi il Signore: sa dove sei quell’Angelo che si porrà presso di te, e ti libererà.

12. [v 9.] Apertamente ora vuol parlare di quel sacramento per il quale Egli era portato nelle sue mani. Gustate e vedete quanto è soave il Signore! Il salmo non rivela forse ora il suo senso, mostrandoti come quella apparente follia e persistente furore [erano in realtà] la sana follia e la sobria ebbrezza di quel David che in figura simboleggiava il mistero, allorché essi, nella persona del re Achis, gli dissero: In qual modo è questo? al dire del Signore: Se uno non avrà mangiato la mia carne, e bevuto il mio sangue non avrà in sé la vita? E che cosa dissero quelli su cui regnava Achis, cioè l’errore e l’ignoranza? Come costui potrà darci la sua carne da mangiare? 19 Se non lo sai, gusta, e vedi quanto è soave il Signore; ma se non lo intendi sei il re Achis. David muterà il suo volto, e si allontanerà da te, ti abbandonerà e se ne andrà.

13. Beato l’uomo che spera in Lui. Che bisogno c’è di spiegare a lungo queste parole? Chiunque non spera nel Signore è infelice. E chi è che non spera nel Signore? Colui che spera in sé. Ma talvolta, fate attenzione fratelli, talvolta gli uomini – e questo è ancora peggiore – non confidano in se stessi, ma in altri uomini. Se è salva la vita di Gaio Seio, non mi puoi fare nulla 20: e forse costui parla di un uomo già morto. Egli dice in questa città: Se è salva la vita di quello, e forse l’altro è già morto in altro luogo. Come fan presto gli uomini a dir così, e non a dire: Credo in Dio, che non ti permette di nuocermi. Non dicono: Credo al mio Dio, perché anche se ti avrà permesso di farmi qualcosa, non ti permetterà di attentare all’anima mia. Anzi, quando dicono: Se è salva la vita di costui, né essi stessi vogliono avere salvezza e gravano su coloro per cui mezzo pensano di conseguire la salvezza.

14. [vv 10.11.] Temete il Signore, o voi suoi santi, perché niente manca a coloro che Lo temono. Molti infatti non vogliono temere il Signore, per non soffrire la fame. Si dice loro: Non commettete frode; rispondono: E come mangio? Non vi è mestiere senza inganno, non vi è commercio senza frode. Ma Dio punisce la frode: temi dunque Dio. Ma se temerò Dio – dicono – non avrò di che vivere. Temete il Signore, o voi suoi santi, perché niente manca a coloro che lo temono. Promette l’abbondanza al timoroso ed a chi dubita che gli venga meno il superfluo se avrà temuto il Signore. Il Signore ti nutriva quando tu Lo disprezzavi, e ti abbandonerà quando Lo temi? Stai attento e non dire: Quello è ricco, ed io sono povero; io temo il Signore; egli, non temendolo, quante ricchezze si è procacciato, mentre io temendolo sono nudo! Sentite quanto segue: I ricchi cadono in miseria e patiscono la fame, ma coloro che cercano il Signore non mancano di alcun bene. Se prendi questo alla lettera, sembra che tu ti inganni. Vedi infatti molti ricchi ingiusti morire nelle loro ricchezze, senza esser divenuti poveri durante la loro vita; li vedi invecchiare, giungere all’estremo istante della vita fra grande abbondanza di ricchezze, vedi che vengono loro celebrate pompe funebri dispendiosissime, vedi che è condotto ad un sepolcro ricco colui che è spirato in un letto d’avorio, con attorno la sua famiglia in lacrime; e dici nel tuo animo, se per caso conosci qualche peccato e delitto di costui: Io so quante ne ha fatte quest’uomo, ed ecco che è invecchiato, è morto nel suo letto, i suoi lo portano al sepolcro, con tanta pompa vengon celebrati i suoi funerali. Io so che cosa ha fatto; mi ha ingannato e si è sbagliata la Scrittura, se sento dire e canto: I ricchi cadono in miseria e patiscono la fame. Quando mai costui fu povero? quando ha avuto fame? Ma coloro che cercano il Signore non mancano di alcun bene 21. Ogni giorno vado alla basilica, ogni giorno mi inginocchio, ogni giorno cerco il Signore, e non posseggo niente di buono; costui non ha mai cercato il Signore ed è morto in mezzo a tanti beni! Il laccio dello scandalo soffoca chi pensa così, perché cerca sulla terra il cibo mortale, e non cerca la vera ricompensa in cielo; mette la testa nel laccio del diavolo, gli son strette le fauci, e il diavolo lo spinge a fare il male, per imitare in tal modo quel ricco che vede morto in mezzo a tanta abbondanza.

Le ricchezze spirituali.

15. Non interpretare così quelle parole. E come debbo intenderle? Riguardo ai beni spirituali. Ma dove sono? Non si vedono con gli occhi, ma col cuore. Io non vedo questi beni. Li vede chi ama. Non vedo la giustizia. Non è oro, non è argento: se fosse oro, la vedresti; poiché è fede non la vedi. E se non vedi la fede, perché ami il servo fedele? Chiedi a te stesso quale servo ami. Se per caso hai un servo bello, alto, ben messo, ma ladro, scellerato, imbroglione; e ne hai un altro forse piccolo di statura, brutto di faccia, di colore scuro, ma fedele, parco, sobrio: stai attento, ti prego, quale di questi due ami? Se interroghi gli occhi della carne, vince in te il bello disonesto; se interroghi gli occhi del cuore, vince il brutto fedele. Vedi dunque: ciò che vuoi che l’altro ti dimostri, ossia la fede, dimostragliela anche tu. Perché gioisci con colui che ti manifesta fede, e lo lodi riguardo a quei beni che non si vedono se non con gli occhi del cuore? Se sarai ricolmo delle ricchezze dello spirito, sarai forse povero? Dunque, quello era ricco perché aveva un letto d’avorio; e tu saresti povero mentre la cella del tuo cuore è piena di tante gemme di virtù: della giustizia, della verità, della carità, della fede, della pazienza e della tolleranza! Tira fuori le tue ricchezze, se le hai, e paragonale alle ricchezze dei ricchi. Ma quello al mercato trova delle mule di valore e le compra. Se tu trovassi una fede che si può comprare, quanto pagheresti per avere ciò che Dio vuole tu abbia gratuitamente, ingrato che tu sei? Son dunque bisognosi questi ricchi, sono bisognosi; e, ciò che è più grave, mancano del pane. Non crediate infatti che manchino di oro e di argento, sebbene manchino anche di questo. Per quanto uno abbia avuto, che cosa lo ha saziato? Pertanto è morto povero, perché voleva acquistare più di quanto possedeva. Mancano anche del pane. Perché mancano anche del pane? Se non comprendi di quale pane si tratta, Egli te l’ha detto: Io sono il pane vivo, che è disceso dal cielo 22; e Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati 23. Ma coloro che cercano il Signore, non mancheranno di alcun bene.Abbiamo già detto di qual bene si tratti.

16. [v 12.] Venite, figli, ascoltatemi, vi insegnerò il timore del Signore. Credete, fratelli, perché io lo dico; credete perché David lo dice, credete perché lo dice l’Apostolo, o piuttosto credete perché lo dice lo stesso Signore Gesù Cristo: Venite, figli, ascoltatemi. Ascoltiamolo insieme, ascoltatelo voi attraverso di noi; ci vuole insegnare colui che è umile, colui che suona il timpano, colui che fa cose strane, egli ci vuole insegnare. E che cosa dice? Venite, figli, ascoltatemi, vi insegnerò il timore del Signore. Ce lo insegni dunque, porgiamo le orecchie, offriamo il cuore. Non apriamo le orecchie della carne e chiudiamo il cuore; ma facciamo come Egli ha detto nel Vangelo: Chi ha orecchie per intendere, intenda 24Chi non vuole udire Cristo che ci insegna per bocca del Profeta?

17. [v 13.] Qual è l’uomo che anela alla vita, e ama vedere giorni felici? Ci interroga. Forse che ciascuno di voi non risponderà: Io? O forse c’è qualcuno tra voi che non ama la vita, cioè che non vuole la vita, e non desidera vedere giorni felici? Forse che non mormorate così ogni giorno, dicendo: Quanto a lungo soffriremo queste pene? Ogni giorno si va di peggio in peggio; ai tempi dei nostri genitori vi furono giorni più lieti, giorni migliori. Se tu interrogassi gli stessi tuoi genitori, nello stesso modo mormorerebbero riguardo ai loro giorni. Furono felici i nostri padri, e noi siamo disgraziati, viviamo in tempi brutti; quel tale tiranneggiava: noi credevamo che alla sua morte potessimo godere un po’ di ristoro; sono venuti giorni peggiori. O Dio, mostraci giorni buoni! Chi è l’uomo che anela alla vita, e ama vedere giorni felici? Non cerchi qui giorni buoni. Cerca ciò che è buono, ma non lo cerca nella sua terra. È come se tu cercassi un giusto nella patria dove esso non abita e ti si dicesse: Cerchi un uomo buono, cerchi un grande uomo, cercalo pure, ma non qui: è vano che tu lo cerchi qui, mai lo troverai. Cerchi i giorni buoni, cerchiamoli insieme, ma non qui. Ma i nostri padri li hanno conosciuti. Vi sbagliate! tutti qui hanno sofferto. Leggete le Scritture: proprio per questo Dio ha voluto che fossero scritte, a nostra consolazione. Ai tempi di Elia vi fu la carestia, e i nostri padri l’hanno sofferta. Le teste dei giumenti morti erano vendute a prezzo d’oro; giunsero ad uccidere i loro parenti e a mangiarli. Due donne decisero tra loro di uccidere i propri figli e di mangiarli; una uccise il figlio suo ed ambedue lo mangiarono; l’altra non voleva uccidere il suo, ma lo pretendeva quella che per prima aveva ucciso il proprio figlio: e questa contesa fu portata dinanzi al re, e si trascinarono davanti al re, litigando per l’uccisione dei figli 25. Ci tenga lontani Dio dalle cose che leggiamo riguardo a tali cibi. Sempre vi sono giorni cattivi nel secolo, ma sempre vi sono giorni buoni in Dio. Conobbe buoni giorni Abramo, ma nell’intimo del cuore; conobbe giorni cattivi, quando per la carestia dovette emigrare e cercare il sostentamento 26. Così tutti hanno cercato. Paolo conobbe buoni giorni, egli che diceva: Nella fame e nella sete, nel freddo e nella nudità 27? Ma non si conturbino i servi: il Signore stesso non conobbe buoni giorni in questo mondo, ove soffrì offese, ingiurie, la croce e tanti altri mali.

18. [v 14.] Non mormori dunque il cristiano, rifletta di chi sono le vestigia che segue. Ma se ama giorni buoni, ascolti colui che insegna e che dice: Venite, figli, ascoltatemi, vi insegnerò il timore del Signore. Che cosa vuoi? La vita e giorni felici. Ascolta e agisci: Trattieni la tua lingua dal male. Fallo. Non voglio, dice l’uomo misero; non voglio trattenere la mia lingua dal male, e voglio la vita, voglio buoni giorni. Se il tuo operaio ti dicesse: Devasto questa vigna e pretendo da te la mercede; mi hai condotto in questa vigna affinché la falci e la poti, ebbene io taglio tutti i rami utili, strapperò anche il ceppo della vite, perché tu non possa raccogliere niente di qui, e, quando avrò fatto tutto questo, dovrai pagare il mio lavoro. Non diresti che è pazzo? non lo scacceresti dalla tua casa, prima ancora che mettesse mano alla falce? Tali sono gli uomini che pretendono di fare il male, giurare il falso, bestemmiare contro Dio, mormorare, imbrogliare, ubriacarsi, litigare, commettere adulterio, portare amuleti, frequentare gli indovini, e nel contempo di conoscere buoni giorni. A chi fa così vien detto: Non puoi, facendo il male, chiedere una buona ricompensa. Se tu sei ingiusto, sarà ingiusto anche Dio? Che farò dunque? Che cosa vuoi? Voglio la vita, voglio buoni giorni. Trattieni la tua lingua dal male, e le tue labbra non proferiscano inganno, cioè non commettere nessuna frode, nessuna menzogna.

La vera pace.

19. [v 15.] Ma che significa Allontanati dal male? È poco se non nuoci a nessuno, se non uccidi nessuno, se non rubi, se non commetti adulterio, se non fai inganni, se non rendi falsa testimonianza. Allontanati dal male; quando l’avrai evitato dirai: Sono sicuro, ho fatto tutto, avrò la vita, vedrò buoni giorni. Però non solo allontanati dal male, ma anche fa il bene. È poco se non spogli nessuno: vesti chi è nudo. Se non hai spogliato nessuno, ti sei allontanato dal male; ma non farai il bene sinché non accoglierai il pellegrino in casa tua. Dunque allontanati dal male in modo da fare il bene. Cerca la pace, e tienile dietro. Non ti ha detto: avrai qui la pace; ma: cercala, e seguila. Dove la debbo seguire? Dove ti ha preceduto. Il Signore infatti è la nostra pace 28, è risorto ed è asceso in cielo. Cerca la pace, e tienile dietro, perché anche tu, quando sarai risorto, muterai questa natura mortale, ed abbraccerai la pace dove nessuno ti molesterà. Perché perfetta è la pace là ove non soffri la fame. Qui infatti il pane di dà la pace: togli il pane e osserva quale guerra si scatenerà nelle tue viscere. In qual modo qui gemono gli stessi giusti, o fratelli, affinché sappiate che qui cerchiamo la pace, ma che la conseguiremo solo alla fine! Ma qui in parte la possediamo, per meritarci di averla completamente lassù. Che significa in parte? Siamo concordi tra noi, amiamo il prossimo come noi stessi. Se ami il tuo fratello come te stesso, con lui sei in pace. Certamente non può non verificarsi qualche lite, come se ne ebbero tra i fratelli e tra i santi, tra Barnaba e Paolo 29; ma non di tale portata da distruggere la concordia, da uccidere la carità. Anche tu infatti a volte resisti a te stesso, e tuttavia non nutri odio per te medesimo. Chiunque si pente di qualcosa, ad esempio, litiga con se stesso. Ha peccato, è tornato in sé, si adira con se stesso per essersi così comportato, per aver commesso il peccato. Ha una lite con sé, ma questa lite tende alla concordia. Osserva in qual modo litiga con se stesso, e che cosa dice un giusto: Perché sei triste, anima mia, e perché mi turbi? Spera nel Signore, perché ancora Lui confesserò 30Dicendo all’anima sua: Perché mi turbi, certamente l’anima lo turbava. Forse voleva soffrire per Cristo, e la sua anima si rattristava. Ed egli, che lo sapeva e diceva: Perché sei triste anima mia, e perché mi turbi, non era in pace con se stesso; ma con la mente era unito a Cristo, affinché la sua anima Lo seguisse e non lo turbasse. Cercate dunque la pace, fratelli. Il Signore ha detto: Queste cose vi dico affinché abbiate in me la pace. Non vi prometto la pace sulla terra 31In questa vita non c’è la pace vera, né la tranquillità. Ci è promessa la gioia dell’immortalità, la società con gli angeli. Ma chi non l’avrà cercata mentre è qui, non l’avrà quando sarà giunto lassù.

L’amore di Dio per noi.

20. [v 16.] Gli occhi del Signore sopra i giusti. Non temere dunque, lavora; gli occhi del Signore sono sopra di te. E le sue orecchie [attentealle loro preghiere. Che vuoi di più? Se il padre di famiglia non udisse il servo che mormora nella grande casa, questi si lamenterebbe e direbbe: Quante mi tocca sopportarne, e nessuno mi ode! Forse che tu dici questo di Dio: Quanto soffro, e nessuno mi ascolta? Se mi udisse – forse tu dici – mi libererebbe dalle tribolazioni; grido e soffro. Tu limitati a seguire la sua via, e quando soffrirai Egli ti ascolterà. Ma è medico ed ancora tu hai non so che cosa di infetto. Gridi: ma egli ancora taglia, e non toglie la mano da te sinché non avrà tagliato quanto è opportuno. È crudele infatti il medico che esaudisce le suppliche del paziente, e risparmia la ferita e l’infezione. Quanto frizionano violentemente le madri ai bagni i loro figli, per la loro salute? Forse che i piccoli non gridano mentre sono tra le loro mani? Esse sono dunque crudeli, perché non li risparmiano e non esaudiscono le loro lacrime? Non sono invece piene d’amore? E tuttavia i piccoli gridano e non vengono risparmiati. Così anche il nostro Dio è ricolmo di carità; ma per questo sembra che non ci esaudisca, per risanarci e perdonarci in eterno.

21. [v 17.] Gli occhi del Signore sopra i giusti, e le sue orecchie alle loro preghiere. Forse dicono i malvagi: Dunque posso fare il male tranquillamente, perché gli occhi del Signore non sono sopra di me: Dio infatti presta attenzione ai giusti, non guarda me, e qualunque cosa faccia, posso farla sicuro. Ma subito, lo Spirito Santo, vedendo questi pensieri degli uomini, soggiunge: Gli occhi del Signore sopra i giusti, e le sue orecchie alle loro preghiere; ma il volto del Signore sopra chi fa il male per sterminare dalla terra la loro memoria.

Il Signore ci scampa dai mali.

22. [v 18.] Hanno gridato i giusti, e il Signore li ha esauditi, e da tutte le loro tribolazioni li ha liberati. Giusti erano i tre giovinetti: dal mezzo della fornace hanno gridato verso il Signore e i loro cantici hanno spento l’ardore delle fiamme. La fiamma non poté avvicinarsi né bruciare gli innocenti e giusti fanciulli che lodavano Dio, perché Dio li liberò dal fuoco 32. Ma qualcuno mi dirà: Ecco in effetti dei giusti che sono stati esauditi, come sta scritto: Hanno gridato i giusti e il Signore li ha esauditi, e da tutte le loro tribolazioni li ha liberati; io invece ho gridato ed Egli non mi ha liberato: o io non sono giusto, o non faccio ciò che Egli mi comanda, oppure, forse, Egli non mi vede. Non temere, fa’ soltanto ciò che Egli ti ordina; e se non ti libererà nel corpo, salverà il tuo spirito. Infatti, Colui che liberò dal fuoco i tre fanciulli, forse liberò dalle fiamme i Maccabei? Forse questi ultimi non cantavano a Dio nel fuoco, eppure nel fuoco spirarono 33? Il Dio dei tre fanciulli non è forse lo stesso Dio dei Maccabei? Ha liberato gli uni e non gli altri; diciamo meglio: ha liberato quelli e questi, ma i tre fanciulli li ha liberati in maniera da confondere anche gli uomini carnali; i Maccabei invece non li ha liberati in tal modo, affinché in più gravi pene precipitassero coloro che li perseguitavano pur sapendo che torturavano dei martiri di Dio. Ha liberato Pietro, quando a lui venne l’angelo, mentre era in prigione, e gli disse: Alzati ed esci; e subito le catene si sciolsero, Pietro seguì l’angelo ed il Signore lo liberò 34. Forse che Pietro aveva perduto la giustizia, quando il Signore non lo liberò dalla croce? Non lo liberò allora? No, lo liberò anche allora. Oppure visse più a lungo per divenire ingiusto? Forse lo esaudì più dopo che prima, allorché veramente lo liberò da tutte le tribolazioni. Infatti, quando lo liberò la prima volta, quante persecuzioni dovette più tardi subire! Dopo, infatti, lo trasportò in un luogo dove non poteva più soffrire alcun male.

23. [vv 19.20.] Il Signore è vicino a coloro che hanno il cuore contrito, e salverà gli umili di spirito. Alto è Dio, umile sia il cristiano. Se vuole che l’alto Dio si avvicini a lui, sia umile. È un grande mistero, fratelli. Dio è sopra ogni cosa; ti innalzi e non lo tocchi, ti umilii ed Egli stesso discende a te. Molte le tribolazioni dei giusti. Dice forse: Per questo i cristiani sian giusti, per questo ascoltino la mia parola, per non subire alcuna tribolazione? Non promette questo; al contrario dice: Molte le tribolazioni dei giusti. Anzi, se sono ingiusti avranno meno tribolazioni; se sono giusti, ne avranno molte. Ma dopo poche, o dopo nessuna tribolazione, gli ingiusti verranno alla sofferenza eterna, dalla quale mai saranno liberati; i giusti invece dopo molte tribolazioni verranno alla pace eterna, dove mai subiranno alcun male. Molte le tribolazioni dei giusti; e da tutte li libererà il Signore.

24. [v 21.] Il Signore custodisce tutte le loro ossa, non una sola di esse sarà spezzata. Non intendiamo in modo carnale queste parole, fratelli. Le ossa sono la fermezza dei fedeli. Allo stesso modo, infatti, per cui nella nostra carne le ossa fanno da sostegno, così nel cuore cristiano la fede costituisce la saldezza. La costanza nella fede costituisce le ossa interiori. Sono queste ossa che non potranno essere spezzate. Il Signore custodisce tutte le loro ossa, non una sola di esse sarà spezzata. Se avesse detto questo riferendosi al nostro Signore Gesù Cristo: Il Signore custodisce tutte le ossa del Figlio suo, e non una sola di esse sarà spezzata come altrove è prefigurato riguardo a Lui, quando si parla dell’Agnello che deve essere immolato e di lui si dice: Non spezzare le sue ossa 35; ebbene nel Signore si compì la profezia, perché mentre pendeva dalla croce spirò prima che gli uomini giungessero alla croce, così che trovarono già esanime il suo corpo, e non vollero spezzare le sue gambe, appunto perché si adempisse quanto era scritto 36. Ma questa promessa è fatta anche a tutti i cristiani: Il Signore custodisce tutte le loro ossa, non una di esse sarà spezzata. Dunque, fratelli, se avremo visto qualche santo patire tribolazioni, e magari esser così sezionato dal medico, oppure essere da qualche persecutore tanto torturato che le sue ossa vengono spezzate, non diciamo: Costui non era un giusto, perché il Signore ha promesso questo ai suoi giusti: Il Signore custodisce tutte le loro ossa, non una sola di esse sarà spezzata. Vuoi vedere di quali altre ossa parla, che abbiamo detto essere la fermezza della fede, cioè la sapienza e la tolleranza nelle tribolazioni? Sono queste infatti le ossa che non si spezzano. Ascoltate e scorgete nella stessa Passione del Signore quanto dico. Il Signore era crocifisso nel mezzo, ai suoi lati stavano i due ladroni: uno lo insultò, l’altro gli credette, uno fu dannato, l’altro giustificato; uno ebbe la sua pena qui e nel secolo futuro, all’altro invece il Signore disse: In verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso 37E tuttavia quelli che poi vennero non spezzarono le ossa del Signore, ma spezzarono le ossa dei ladroni 38, e furono così spezzate sia le ossa del ladrone che bestemmiava come di quello che credeva. Come si adempiono allora le parole che abbiamo letto: Il Signore custodisce tutte le loro ossa, non una sola di esse sarà spezzata? Non ha potuto dunque custodire tutte le ossa di colui al quale ha detto: oggi sarai con me in Paradiso? Ti risponde il Signore: Certo che le ho custodite: infatti la fermezza della sua fede non ha potuto essere spezzata da quei colpi con i quali gli sono state spezzate le gambe.

La morte del peccatore.

25. [v 22.] Orribile è la morte dei peccatori. State attenti, fratelli, a quanto dicevamo. Veramente grande è il Signore e la sua misericordia, Egli che ci ha dato da mangiare il suo corpo, nel quale tanto ha sofferto, ed il suo sangue da bere. Come considera coloro che pensano male e dicono: Quel tale è morto malamente, è stato divorato dalle belve, non era un giusto, per questo è morto male, altrimenti non sarebbe morto? È giusto dunque colui che muore in casa sua e nel suo letto? È questo – tu dici – che mi meraviglia, perché conosco i suoi peccati e i suoi delitti, ed è morto bene, nella sua casa, tra le sue pareti, senza i fastidi del peregrinare neanche in età avanzata. Ascolta: Orribile è la morte dei peccatori. Quella che a te sembra una buona morte, è orribile, se vedi nell’intimo. Esternamente lo vedi che giace nel suo letto, e non vedi forse che interiormente è rapito all’inferno? Ascoltate, fratelli, e considerate dal Vangelo come sia orribile la morte dei peccatori. Non c’erano forse in questo secolo due uomini, uno ricco che vestiva di porpora e di bisso, che ogni giorno splendidamente banchettava, mentre l’altro, povero, stava disteso pieno di piaghe alla porta del primo, ed i cani venivano a leccare le sue ferite, e desiderava sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco? Accadde che quel povero morì – era un giusto – e fu portato dagli Angeli nel seno di Abramo. Chi aveva visto il suo corpo giacere alla porta del ricco senza nessuno che lo seppellisse, quante cose avrà potuto dire? Muoia così quel tal mio nemico, e quegli che mi perseguita, così lo veda ridotto! Quel corpo è coperto di sputi, le sue piaghe puzzano; ma egli riposa nel seno di Abramo. Se siamo cristiani crediamo a tutto questo; se non lo crediamo, fratelli, nessuno si illuda di essere cristiano. È la fede che ci guida. Il Signore ha detto queste cose, e così sono. Oppure è vero quello che ti dice l’astrologo, mentre ciò che dice Cristo è falso? Ebbene, di quale morte è morto quel ricco? Quale morte è avvenuta così nella porpora e nel bisso, quale ricca e sontuosa morte? quali onori funebri gli sono stati resi? con quanti aromi è stato sepolto il suo cadavere? E tuttavia, mentre è in mezzo ai tormenti dell’inferno, brama che una goccia d’acqua sia versata dal dito di quel povero tanto disprezzato sulla sua lingua ardente, e non lo ottiene 39. Imparate dunque che cosa significano le parole: Orribile è la morte dei peccatori, e non state a guardare i letti imbottiti di preziose coperte, il corpo avvolto di grandi ricchezze, i solenni lamenti funebri, la famiglia che piange, la folla che gli rende omaggio precedendo e seguendo il cadavere, quando esso è portato via, e le lapidi di marmo e d’oro. Se interrogate queste cose, esse vi risponderanno il falso, dicendovi che è ottima la morte di molti non invischiati leggermente nel peccato, ma anzi scellerati in tutto, i quali hanno meritato di essere così compianti, così acconciati con aromi, così rivestiti, così trasportati e così seppelliti. Ma chiedete al Vangelo, ed esso mostrerà alla vostra fede l’anima del ricco che arde nei supplizi, questa anima cui nessun soccorso hanno dato tutti gli onori e gli omaggi che la vanità dei viventi ha reso al suo corpo morto.

26. [vv 22.23.] Ma poiché molti sono i generi dei peccati, ed è difficile non essere peccatori, o forse è impossibile in questa vita, subito aggiunge di qual genere di peccatori pessima è la morte. E coloro che hanno odiato il giusto andranno in rovina, dice. Quale giusto, se non colui che giustifica l’empio 40? quale giusto se non il Signore Gesù Cristo, che intercede anche per i nostri peccati 41? Ebbene, quelli che hanno odiato questo giusto, vanno incontro a una morte pessima, perché muoiono nei loro peccati, dato che per suo mezzo non si sono riconciliati con il nostro Dio. Riscatta, infatti, il Signore le anime dei suoi servi.Riguardo all’anima dobbiamo intendere che la morte è pessima, oppure è ottima: non riguardo alle offese o agli onori resi ai corpi, e che vedono gli uomini. E non periranno tutti coloro che sperano in Lui. Questa è la norma della giustizia possibile all’uomo: che la vita mortale, tendendo per quanto può alla perfezione, dato che non può essere senza peccato, non venga meno in questo, nello sperare in Colui nel quale è la remissione dei peccati. Amen.

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