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SALMO 81 (80)

13 maggio 2012

(Testo CEI2008)

81
Invito ad ascoltare il Signore

1 Al maestro del coro. Su «I torchi». Di Asaf.

2 Esultate in Dio, nostra forza,
acclamate il Dio di Giacobbe!

3 Intonate il canto e suonate il tamburello,
la cetra melodiosa con l’arpa.

4 Suonate il corno nel novilunio,
nel plenilunio, nostro giorno di festa.

5 Questo è un decreto per Israele,
un giudizio del Dio di Giacobbe,

6 una testimonianza data a Giuseppe,
quando usciva dal paese d’Egitto.
Un linguaggio mai inteso io sento:

7 »Ho liberato dal peso la sua spalla,
le sue mani hanno deposto la cesta.

8 Hai gridato a me nell’angoscia
e io ti ho liberato;
nascosto nei tuoni ti ho dato risposta,
ti ho messo alla prova alle acque di Merìba.

9 Ascolta, popolo mio:
contro di te voglio testimoniare.
Israele, se tu mi ascoltassi!

10 Non ci sia in mezzo a te un dio estraneo
e non prostrarti a un dio straniero.

11 Sono io il Signore, tuo Dio,
che ti ha fatto salire dal paese d’Egitto:
apri la tua bocca, la voglio riempire.

12 Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce,
Israele non mi ha obbedito:

13 l’ho abbandonato alla durezza del suo cuore.
Seguano pure i loro progetti!

14 Se il mio popolo mi ascoltasse!
Se Israele camminasse per le mie vie!

15 Subito piegherei i suoi nemici
e contro i suoi avversari volgerei la mia mano;

16 quelli che odiano il Signore gli sarebbero sottomessi
e la loro sorte sarebbe segnata per sempre.

17 Lo nutrirei con fiore di frumento,
lo sazierei con miele dalla roccia»

SUL SALMO 80

ESPOSIZIONE DI SANT’AGOSTINO

DISCORSO

Olio e morchia nella casa di Dio.

1. [v 1] Cominciamo a parlarvi di questo salmo: il vostro silenzio aiuti la nostra voce dato che essa è piuttosto stanca. Le daranno forza l’attenzione degli ascoltatori e l’aiuto di colui che mi ordina di parlare. Ecco il titolo del salmo: Sino alla fine, per i torchi, nel quinto del sabato, salmo per Asaf stesso. In un solo titolo sono riuniti molti misteri, tanto che la soglia del salmo sembrerebbe indicarne tutto l’interno. Quando parleremo dei torchi, nessuno di voi si attenda descrizioni della vasca, della pressa o dei canestri, perché effettivamente il salmo non contiene nulla di tutto questo: la qual cosa fa maggiormente pensare al mistero. Infatti, se il testo del salmo contenesse riferimenti a tali oggetti, certamente qualcuno potrebbe credere che i ” torchi ” debbano essere intesi alla lettera. Potrebbe escludere ogni ulteriore interpretazione, ogni significato mistico, ogni valore sacramentale, e dire: il salmo parla semplicemente dei torchi; quanto al resto, sei tu che te lo immagini. Invece, quando è stato letto il salmo, voi non vi avete udito nulla che riguardasse la torchiatura. Intendete dunque nei torchi il mistero della Chiesa, che si viene attuando ai nostri giorni. Nei torchi noi riscontriamo tre momenti: l’oliva viene pressata, e dalla pressa vengon fuori due specie di liquido: l’uno che si ripone e l’altro che si getta via. Nel torchio dunque si pigia, si pressa, si schiaccia. Attraverso questi travagli l’olio sgorga silenzioso nell’anfora; la morchia invece si spande fuori nell’aia. Osservate questo grande spettacolo! Dio infatti non manca di offrirci degli spettacoli che possiamo vedere con grande gioia. Potremmo forse paragonare a un simile spettacolo le follie del circo? Tali follie appartengono alla morchia, quest’altro spettacolo all’olio. Spesso voi udite le insolenze di certi bestemmiatori pertinaci; li sentite dire che le miserie si sono moltiplicate con l’aprirsi dell’era cristiana. Sapete bene com’essi godono a ripetere certe cose e, anche se antico, è proprio da questi nostri tempi cristiani che ha cominciato a circolare il proverbio: ” Dio non fa piovere: la colpa è dei cristiani “. Anche gli antichi, veramente, dicevano cose del genere; ma costoro, anche se Dio fa piovere, commentano: ” Colpa dei cristiani! Se Dio non fa piovere, noi non seminiamo; se Dio fa piovere, noi non trebbiamo”. Diventano più superbi per dei motivi che dovrebbero indurli a pregare di più. Preferiscono bestemmiare piuttosto che pregare. Orbene, se li udite cianciare così, se li vedete baldanzosi sputare di tali sentenze e farlo con ostinatezza, animati non da timore ma da superbia, non turbatevi. Se le tribolazioni abbondano, tu sii olio. Insulti pure la feccia, nera per le tenebre dell’ignoranza che l’avvolge; insulti pubblicamente, come chi è lasciato scorrere per l’aia! Tu, presso di te, nel tuo cuore, dove chi ti vede in occulto ti ricompenserà 1fluisci nell’anfora. Certamente, anche sulla pianta l’oliva è agitata da tempeste; ma non è ancora spremuta come tra le macchine del frantoio. Sicché olio e morchia, finché sono sull’albero, vi pendono ancora insieme: vi pende e ciò che deve essere gettato via e ciò che deve essere riposto negli otri. Solo quando saranno giunti al torchio e alla pigiatura, l’uno e l’altro saranno divisi e separati; e l’uno sarà desiderato, l’altro gettato via. Vuoi conoscere la forza di questi torchi? Ti dirò una sola cosa, quella di cui sogliono mormorare gli stessi che vi cadono. Dicono: ” Quante rapine ai tempi nostri! quante oppressioni di innocenti! quanti rimangono spogliati dei propri averi! “. È vero; ma tu guardi solo alla morchia: al fatto che vengano rapinate le cose altrui. Perché non guardi all’olio, cioè al fatto che altri donano ai poveri anche le cose proprie? Se non erano dei tempi antichi quel tale o tal altro che hanno rubato i beni altrui, neppure erano dei tempi antichi quei tali che hanno donato i loro averi! Guarda con maggior perspicacia dentro il torchio! Non guardare soltanto ciò che scorre al di fuori; c’è qualche altra cosa che cercando puoi trovare. Investiga, ascolta, conta quanti sono coloro che fanno ciò che non riuscì a fare quel ricco, il quale, dopo aver udito le parole del Signore, se ne andò triste. Molti ascoltano dal Vangelo le parole: Va’, vendi tutto ciò che possiedi e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni e seguimi 2Vedi un po’ quanti sono quelli che fanno così. Sono pochi, rispondono. Costoro tuttavia, anche se pochi, sono olio. E così sono olio anche coloro ché usano rettamente delle cose che possiedono. Uniscili insieme tutti [i buoni] e vedrai come siano piene le dispense del tuo padrone di casa. T’imbatti in un furfante che mai ti era capitato di vedere: osserva anche quel tal altro che sa disprezzare le sue ricchezze come nessun altro di tua conoscenza. Loda i torchi, e si adempia la profezia dell’Apocalisse: Il giusto diventi più giusto, e il sordido sia ancora più sordido 3Ecco presentati in questa sentenza i torchi: Il giusto diventi più giusto, e il sordido sia ancora più sordido.

Le esigenze del battesimo.

2. Perché dice: Nel quinto del sabato? Che significa questo? Ritorniamo con la mente alle opere che Dio compì al principio per vedere se non vi troviamo qualcosa che ci consenta di penetrare il mistero. Il sabato, si sa, è il settimo giorno, il giorno nel quale Dio si riposò da tutte le sue opere 4, mostrandoci il grande mistero del riposo da tutte le opere che nel futuro è riservato anche a noi. Col nome “primo del sabato” si indica il primo giorno, che noi chiamiamo anche giorno del Signore. Il secondo del sabato è il secondo giorno; il terzo del sabato, il terzo giorno; quarto del sabato il quarto; quinto del sabato è il quinto giorno dopo il giorno del Signore. Poi viene il sesto del sabato, cioè il sesto giorno; e infine il sabato medesimo, che è il settimo giorno. Vedete dunque a chi siano rivolte le parole di questo salmo; quanto a me, mi sembra che esso parli a dei battezzati. Fu infatti nel quinto giorno che Dio creò gli animali dalle acque. Nel quinto giorno, cioè nel quinto del sabato, Dio disse: Producano le acque una moltitudine di animali viventi 5. Riflettete dunque su voi stessi, comunità in cui le acque hanno già prodotto una moltitudine di animali viventi. Voi appartenete ai torchi; ma fra di voi, che pure siete stati estratti dalle acque, una parte è prelevata, un’altra è gettata via. Sono molti infatti coloro che vivono in modo non degno del battesimo ricevuto. Quanti battezzati oggi riempiono il circo, preferendolo a questa basilica! Quanti battezzati si costruiscono case [di ritrovo] nei suburbi, oppure si rammaricano di non poterlo fare! Ma questo salmo, per i torchi e nel quinto del sabato, cioè nella pigiatura che separa e nel sacramento del battesimo, è cantato per Asaf stesso. Asaf era un uomo che portava questo nome, come Iditun, come Core e come tutti gli altri nomi che abbiamo trovati nei titoli dei salmi; ma l’interpretazione del nome ci indica il mistero della verità che sotto si nasconde. Perché Asaf corrisponde, in latino, ad ” assemblea”. Ebbene, per i torchi, nel quinto del sabato, si canta per Asaf stesso. Cioè: il salmo, che tratta della tribolazione che separa e che si indirizza ai battezzati rinati dall’acqua, è cantato per il popolo del Signore raccolto in assemblea. Così abbiamo letto il titolo posto sulla soglia, e abbiamo compreso che cosa si debba intendere per frantoio. Vediamo ormai, se piace, come sia strutturato l’intero edificio del salmo, come sia cioè la parte interna del torchio. Entriamo, guardiamo, rallegriamoci, temiamo, desideriamo, fuggiamo. Tutte queste cose troverete infatti nell’interno della casa, cioè nel testo di questo salmo, quando avremo cominciato a leggerlo e a spiegarlo, con l’aiuto del Signore, dicendo quel tanto che egli ci avrà concesso di dire.

Piaceri mondani e gioie spirituali.

3. [v 2.] Suvvia, dunque! voi, o Asaf, o assemblea del Signore, acclamate a Dio, nostro soccorso. Voi che oggi siete qui riuniti, voi che oggi costituite l’Asaf del Signore (è infatti per voi, per lo stesso Asaf, che si canta il salmo), acclamate a Dio nostro soccorso. Gli altri tripudiano per gli spettacoli del circo; voi tripudiate a gloria di Dia. Gli altri per le gioie distribuite loro dal nemico ingannatore; voi per colui che è il vostro soccorritore. Se gli altri si rallegrano in quel dio che è il loro ventre, voi esultate in Dio vostro soccorso. Applaudite al Dio di Giacobbe: perché anche voi appartenete a Giacobbe o, meglio, voi siete Giacobbe, il popolo più giovane servito dal più anziano 6. Applaudite al Dio di Giacobbe! Se non potete spiegarvi con le parole, non per questo tuttavia abbia termine la vostra esultanza! Se potete spiegarvi a parole, gridate; se non lo potete, applaudite. Infatti la gioia incontenibile, alla quale non possono bastare le parole, di solito erompe in applausi. Applaudite al Dio di Giacobbe!

Ricevete la nostra voce e ripagateci con le opere.

4. [v 3.] Ricevete il salmo e date il timpano. Dice: Ricevete e date. Perché ricevete? Perché date? Ricevete il salmo e date il timpano. L’apostolo Paolo, in una sua lettera, rimproverando e manifestando il suo dispiacere, dice che nessuno l’aveva reso partecipe in materia di dare e ricevere 7. Che significano le parole: In fatto di dare e di ricevere, se non ciò che altrove apertamente spiegava: Se noi abbiamo seminato in voi beni spirituali, è forse gran cosa se noi mietiamo i vostri beni carnali? 8 E veramente il timpano, in quanto fatto di cuoio, è un oggetto che rientra nella sfera della carne. Il salmo dunque è qualcosa di spirituale, il timpano è carnale. Perciò, o popolo di Dio, o assemblea di Dio, ricevete il salmo e date il timpano: ricevete i beni spirituali e date quelli carnali. Questo è quanto vi abbiamo esortato a fare anche dinanzi all’ara del beato Martire: ricevere i beni spirituali e dare quelli carnali. Ad esempio, gli edifici che vengono costruiti ora nel tempo sono necessari per accogliere i corpi o dei vivi o dei morti, ma in questo tempo che fugge. Eleveremo forse al cielo edifici materiali anche dopo il giudizio di Dio? Tuttavia, senza la generosità non potremmo in vita compiere quelle opere con cui conquistare il cielo. Se dunque siete avidi di ricevere le cose spirituali, cercate d’essere generosi nel donare quelle carnali. Ricevete il salmo e date il timpano: ricevete la nostra voce e ripagateci con le vostre opere.

Opere buone e premio eterno.

5. Il lieto salterio con la cetra. Mi ricordo di avere, altre volte, spiegato alla vostra Carità la differenza tra salterio e cetra. Le persone diligenti se lo ricorderanno, ma non si dispiacciano della ripetizione. Coloro che non l’hanno mai ascoltato, oppure non se ne ricordano, l’apprendano ora. Tra questi due strumenti musicali, il salterio e la cetra, c’è questa differenza: che il salterio ha nella parte di sopra quel legno concavo, grazie al quale le corde divengono sonore. Le corde sono percosse in basso, ma risuonano in alto. Nella cetra invece la parte concava del legno è in basso. Per cui vien da pensare che il salterio appartenga al cielo e la cetra alla terra. Celeste è infatti la predicazione della parola di Dio; ma noi, se viviamo nell’attesa delle cose celesti, non dobbiamo essere pigri nell’operare quelle terrene, perché il salterio è lieto, ma con la cetra. Ripete con altre parole ciò che aveva detto prima: Ricevete il salmo e date il timpano. Qui al posto del salmo troviamo il salterio e al posto del timpano la cetra. Comunque siamo avvertiti a rispondere con i fatti alla predicazione del verbo di Dio.

6. [v 4.] Suonate con la tromba. Cioè: predicate con estrema franchezza e coraggio. Non abbiate timore! Come dice il profeta in un passo: Grida e leva la tua voce come squillo di tromba 9Suonate con la tromba all’inizio del mese della tromba. Era un precetto della legge suonare la tromba all’inizio del mese, e questo fanno anche oggi materialmente i giudei, senza intenderne il significato spirituale. Infatti l’inizio del mese è la nuova luna; e la nuova luna è la nuova vita. Che cosa è la nuova luna? Se dunque uno è in Cristo, è una nuova creatura 10. Che significano le parole: Suonate con la tromba all’inizio del mese della tromba? Predicate con piena fiducia la nuova vita; e non abbiate timore del fracasso della vita antecedente.

7. [v 5.] Perché è comandamento per Israele e giudizio per il Dio di Giacobbe. Dove c’è un comando, ivi c’è il giudizio. Difatti coloro che hanno peccato nella legge, per mezzo della legge saranno giudicati 11. E colui stesso che aveva dato il comandamento, Cristo Signore, Verbo fatto carne, diceva: Io sono venuto in questo mondo per giudicare, affinché coloro che non vedono vedano, e coloro che vedono diventino ciechi 12.Che significano le parole: Affinché coloro che non vedono vedanoe coloro che vedono diventino ciechi, se non: Siano esaltati gli umili e abbattuti i superbi? Non debbono infatti diventare ciechi tutti coloro che vedono, ma coloro che credono di vedere; costoro debbono essere convinti della loro cecità. Questo compie il mistero del torchio: Affinché coloro che non vedono vedano, e coloro che vedono diventino ciechi.

Il mistero del battesimo.

8. [v 6.] Ha posto quella testimonianza in Giuseppe. Suvvia, fratelli! di che cosa si tratta? Giuseppe significa “accrescimento”. E voi ricordate e sapete che Giuseppe venduto in Egitto rappresenta Cristo passato alle genti. In Egitto Giuseppe, dopo grandi tribolazioni, venne esaltato 13; Cristo, dopo la passione subita nelle persone dei martiri, è ora glorificato. Dunque le genti appartengono a Giuseppe proprio a buon diritto, e per questo si parla di accrescimento, perché molti sono i figli della solinga, più di quelli di colei che ha marito 14Ha posto quella testimonianza in Giuseppe, quando usciva dalla terra di Egitto. Vedete come anche qui, nell’immagine, ci sia un richiamo al quinto del sabato: quando infatti Giuseppe uscì dalla terra d’Egitto, cioè ne uscì il popolo divenuto numeroso grazie a Giuseppe, venne tragittato attraverso il mar Rosso 15. Fu allora che le acque produssero una moltitudine di animali viventi 16. Il tragitto del popolo attraverso il mare niente altro raffigurava, nell’immagine, se non il passaggio dei fedeli attraverso il battesimo. Lo attesta l’Apostolo quando dico: Non voglio che voi ignoriate, o fratelli, che tutti i nostri padri furono sotto la nube, e tutti passarono attraverso il mare, e tutti da Mosè furono battezzati nella nube e nel mare 17. Il tragitto attraverso il mare significava dunque il sacramento del battesimo; e gli egiziani che inseguivano gli ebrei significavano la quantità dei peccati commessi. Vedete in tutto questo chiarissimi i sacramenti. Gli egiziani inseguono, premono; i peccati incombono, ma fino all’acqua. Perché dunque tu, che non sei ancora venuto, temi di venire al battesimo di Cristo, di passare per il mar Rosso? E che significa ” rosso “? Consacrato dal sangue del Signore. Perché, dunque hai timore di venire? Forse ti punge la consapevolezza di qualche terribile delitto, e tormenta il tuo animo e ti dice che tanto grande è ciò che hai commesso che tu disperi ti sia perdonato? Potresti aver paura che resti in te traccia del peccato, se sopravvisse all’eccidio qualcuno degli egiziani. Ma tu, quando avrai passato il mar Rosso, quando il Signore ti avrà tratto fuori dai tuoi delitti con mano potente e braccio forte 18, allora comprenderai i misteri che non conoscevi: proprio come Giuseppe, il quale, quando uscì dalla terra d’Egitto, udì una lingua che non conosceva. Udrai una lingua che non conoscevi; una lingua che ora riconoscono e odono, attestano e sanno, coloro che l’hanno conosciuta. Ascolterai dove devi avere il cuore; ascolterai cose che, quando poco fa questo io dicevo, molti hanno comprese e hanno applaudito; mentre gli altri rimanevano muti, perché non erano ancora in grado di afferrare un linguaggio a loro sconosciuto. Si affrettino dunque! passino dall’altra sponda e apprendano.Egli ha udito una lingua che non conosceva.

9. [v 7.] Ha sottratto dai fardelli la sua schiena. Chi ha sottratto dai fardelli la sua schiena se non colui che gridava: Venite a me, tutti voi che soffrite e siete aggravati 19? In maniera diversa queste parole significano la stessa cosa [ricordata prima]. Ciò che causavano gli egiziani inseguendo, questo causano i fardelli dei peccati. Ha sottratto dai fardelli la sua schiena. E come se tu gli chiedessi quali fossero questi fardelli, aggiunge: Le sue mani hanno servito nel canestro. Nel canestro sono rappresentate le opere servili. Pulire, concimare, portare la terra, sono tutte cose che si fanno con il canestro; e sono opere servili: perché chiunque fa il peccato è servo del peccato; e [ solo] se il Figlio vi avrà liberati, allora sarete veramente liberi 20. Va bene designare con ” canestri” anche le cose spregevoli di questo mondo; ma Dio riempì i canestri con pezzi di pane. Riempì dodici canestri con pezzi di pane 21, perché ha scelto le cose abiette di questo mondo per confondere i forti 22. Così anche Giuseppe, quando serviva nel canestro, con esso portava la terra, perché faceva mattoni. Le sue mani hanno servito nel canestro.

Oppressione del peccato e gioia della purificazione.

10. [v 8.] Nella tribolazione mi hai invocato, e io ti ho liberato. Lo riconosca ogni coscienza cristiana, se devotamente avrà varcato il mar Rosso 23; se, credendo, ha udito la lingua che non conosceva, la lingua della fede e dell’obbedienza. Riconosca di essere stata esaudita nella tribolazione. Era infatti una grande tribolazione quella d’essere schiacciato dal fardello dei molti peccati; e quanto si rallegra la coscienza quando ne è sollevata! Ecco, sei battezzato. La coscienza, che ieri era oppressa, oggi esulta. Sei stato esaudito nella tribolazione. Ma ricordati della tua tribolazione. Prima che ti avvicinassi all’acqua quante ansie avevi! Quali digiuni praticavi! Quali tribolazioni sopportavi in cuore! Quali intime preghiere, pie, devote elevavi! Sono stati uccisi i tuoi nemici: tutti i tuoi peccati sono stati cancellati. Nella tribolazione mi hai invocato, e io ti ho liberato.

Sempre desti i contraddittori di Cristo.

11Ti ho esaudito in mezzo alla tempesta. Non nella tempesta del mare ma nella tempesta del cuore. Ti ho esaudito in mezzo alla tempesta; ti ho messo alla prova nell’acqua della contraddizione. Certamente, fratelli! Uno che è stato esaudito nel mezzo della tempesta deve essere messo alla prova nell’acqua della contraddizione. Ecco uno che ha creduto, che è stato battezzato e ha intrapreso a seguire la via di Dio. Egli ha cominciato ad essere spremuto e a fluire nell’anfora, ed è stato separato dalla feccia che scorre al margine della strada. Sicuramente un uomo tale avrà molti avversari, molti che lo insulteranno e scherniranno, volendolo dissuadere. E ci saranno anche di quelli che, se lo potranno, lo minacceranno, lo spaventeranno e lo opprimeranno. Tutto questo è l’acqua della contraddizione. Credo che così accada oggi anche qui fra noi. Credo che siano qui presenti alcuni che i loro amici volevano portare al circo, per assistere a non so quali follie della festa odierna. Potrà essere successo, invece, che questi hanno portato gli altri alla chiesa. Ebbene, l’essere riusciti a portare alla chiesa quei tali, o almeno il non essersi fatti condurre al circo, sono queste le acque della contraddizione in cui sono stati messi alla prova. Non vergognarti dunque di proclamare alto ciò che conosci, né di difendere tra i bestemmiatori ciò in cui credi. Perché, se sei esaudito in mezzo alla tempesta, ricorda che è col cuore che si crede alla giustizia; e, se sei messo alla prova nell’acqua della contraddizione, sappi che è con la bocca che si compie la confessione, per conseguire la salvezza 24. E quanta potrà mai essere l’acqua della contraddizione? Ormai si è quasi del tutto prosciugata. Ne esperimentarono la veemenza i nostri antenati, quando i pagani si opponevano ostinatamente alla parola di Dio e al mistero di Cristo. L’acqua era turbata; e per acqua intendo i popoli, poiché talora così li intende la Scrittura, come chiaramente dimostra il passo dell’Apocalisse, dove, allorché appaiono molte acque e si chiede che cosa siano, la risposta è: Esse sono i popoli 25. I nostri antenati sopportarono dunque l’acqua della contraddizione, quando le genti insorsero minacciose e i popoli tramarono cose vane; quando si sollevarono i re della terra e i principi si riunirono insieme contro il Signore e contro il suo Cristo 26. Quando le genti si levarono minacciose, si ripeté l’episodio del leone ruggente che voleva sbarrare il passo al forte Sansone, allorché questi si recava tra gli stranieri per prendere la sposa, cioè per ostacolare Cristo che scendeva tra le genti onde raccogliervi la sua Chiesa. Ma che cosa fece Cristo? Catturò il leone, lo fermò, lo ridusse a pezzi e questi pezzi buttò al vento. Il leone nelle sue mani divenne come un tenero capretto. Che cosa infatti sarebbe dovuto diventare quel popolo ruggente, se non un peccatore e un peccatore malato? Uccisa la sua ferocia, ormai più non freme il potere dei re, noti rugge più il popolo delle genti contro Cristo; anzi, nello stesso regno delle genti troviamo leggi in favore della Chiesa, come miele nella bocca del leone 27. Perché dunque temere ancora l’acqua della contraddizione, se essa è stata quasi del tutto prosciugata? Essa ormai tace, a meno che non si levi la feccia a contraddire. Oh, sì, lasciamo pure infierire quanto vogliono i cattivi che sono al di fuori; ma che almeno non li spalleggino i cattivi di casa nostra! Ti ho esaudito in mezzo alla tempesta; ti ho messo alla prova nell’acqua della contraddizione. Ricordate che cosa fu detto di Cristo? Che egli nasceva per la rovina di molti e per la resurrezione di molti, e come segno a cui si sarebbe contraddetto 28. Son cose che sappiamo e vediamo. È stato levato in alto il segno della croce, e contro di esso ecco subito la contraddizione. Si è voluto contestare la gloria della croce; ma sopra la croce c’era un cartello che non poteva essere alterato. Un titolo del salmo dice infatti: Tu non guasterai l’iscrizione del cartello 29. Era un segno a cui si sarebbe contraddetto; difatti i giudei gridarono: Non scrivere ” re dei giudei “, ma che egli stesso ha detto di essere il re dei giudei. La contraddizione è stata vinta. La risposta è stata data: Ciò che ho scritto, ho scritto 30Ti ho esaudito in mezzo alla tempesta; ti ho messo alla prova nell’acqua della contraddizione.

12. [vv 9.10.] Tutto quanto abbiamo udito, dall’inizio del salmo fino a questo verso, si riferisce all’olio del torchio. Quel che resta son cose di cui dobbiamo profondamente dolerci e da cui dobbiamo guardarci. Da qui sino al termine infatti il salmo si riferirà alla morchia del torchio; e forse non invano vi è frapposta una pausa. Ma è utile ascoltare anche quanto rimane del testo, in modo che si rallegri chi si riscontra nell’olio e stia in guardia chi teme di finire nella feccia. Ascolta dunque le due possibili destinazioni: ama la prima, temi la seconda. Ascolta, popolo mio, e parlerò e ti interpellerò. Non si rivolge a un popolo estraneo; non si rivolge ad un popolo che non appartiene al torchio. Dice: Giudicate tra me e la mia vigna 31. Ascolta, popolo mio, e parlerò e ti interpellerò.

Il vero Dio e le divinità plasmate dall’uomo.

13O Israele, se mi ascolterai, non ci sarà in mezzo a te alcun dio recente. Un dio recente è un dio fatto nel tempo; il nostro Dio invece non è recente, ma è dall’eternità. E se il nostro Cristo è recente in quanto uomo, è eterno in quanto Dio. Che cosa c’è infatti prima del principio? Ora, in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Lo stesso nostro Cristo è il Verbo fatto carne per abitare fra noi 32. Non ci sia dunque in alcuno un dio recente: un dio recente o è pietra o è fantasma. Non è di pietra, dice il pagano; io l’ho d’argento e d’oro. Ma molto saggiamente volle menzionare proprio questi metalli preziosi colui che disse: Gli idoli delle genti sono argento e oro 33. Sono grandi, sono d’argento e d’oro. Sono preziosi, son lucidi. Ma tuttavia hanno occhi e non vedono. Sono recenti, questi dei! Che cosa c’è di più recente che un dio uscito da una fucina? Anche se coperti da vecchie tele di ragno, in quanto non sono eterni essi sono recenti. E questo sia detto per i pagani. Ecco ora un altro, non so chi, il quale, avendo ricevuto invano il nome del Signore suo Dio, si è forgiato un Cristo creatura, un Cristo diverso e diseguale da colui che lo ha generato, e lo ha chiamato figlio di Dio, pur negando che sia figlio di Dio. Se infatti egli è il Figlio unico, è ciò che è il Padre, è dall’eternità; tu invece non so che cos’altro hai pensato nel tuo cuore: vi hai collocato un dio recente. Un altro si è fabbricato un dio che combatte contro il popolo delle tenebre, che teme di esserne invaso e si sforza di non essere alterato. Egli stesso, poi, è parzialmente alterato se attende di conseguire la totalità della salvezza, ma non riuscirà a conseguirla, perché egli è in parte alterato. I manichei dicono queste cose; e anche costoro si fabbricano in cuore un dio recente. Non così è il Dio nostro! Non è così la tua eredità, o Giacobbe! Colui che ha fatto il cielo e la terra, egli è il tuo Dio. Un Dio che non ha bisogno dei buoni e non teme nulla da parte dei malvagi.

Fantasticherie eretiche a proposito di Dio.

14. Orbene, molti eretici, alla pari con i pagani, si sono fabbricati parecchie e svariate divinità e molte altre ancora ne hanno immaginate. E anche se non le hanno collocate nei templi, tuttavia, e ciò è peggio, le hanno collocate nel loro cuore, divenendo essi stessi i templi di questi idoli falsi e ridicoli. Grande opera è spezzare questi idoli nel proprio intimo e purificare il tempio perché vi entri il Dio vivente, non un dio recente! Tutti costoro, sostenendo chi un’idea, chi un’altra, si sono forgiati tutta una serie di idoli diversi fra loro e, nel momento stesso in cui svisano la fede sostituendola con le loro falsità, li diresti l’uno in contrasto con l’altro. Comunque, tutti rimangono nell’ambito di terrene fantasie e in tali fantasticherie son tutti d’accordo. Diverse sono le loro opinioni: una sola e identica è la loro vanità. Di costoro è detto in un altro salmo:Nella vanità sono tutti uno solo 34. Anche se in disaccordo per la varietà delle dottrine, tuttavia sono uniti per la loro comune vanità; e voi sapete che la vanità sta di dietro, è alle spalle. Per questo quel tale si era dimenticato delle cose che stavano dietro, cioè della vanità, e si protendeva verso le cose che aveva davanti, cioè verso la verità, e correva alla palma della vocazione celeste ricevuta da Dio in Cristo Gesù 35, Costoro invece sono d’accordo nel tendere al peggio, anche se sembrano dissentire l’uno dall’altro. Vien fatto di ricordare Sansone, quando legò insieme le code delle volpi 36. Le volpi sono il simbolo di tutti gli insidiosi, specialmente degli eretici: ingannatori, imbroglioni, costoro stanno nascosti e in agguato negli anfratti delle caverne ed emanano anche un odore di morte. Contro questo odore l’Apostolo dice: Noi siamo il buon odore di Cristo in ogni luogo 37. Di queste volpi si parla anche nel Cantico dei cantici, là dove è detto: Prendeteci le piccole volpi, che sterminano le vigne e stanno nascoste nelle caverne tortuose 38. Prendeteci, cioè convincete. Tu prendi infatti colui che convinci di falsità. Piccole volpi erano quei tali che contraddicevano il Signore e gli dicevano: In quale potestà fai tu queste cose? E ad essi replicò Gesù: Rispondetemi anche voi una sola parola: Il battesimo di Giovanni donde è? Dal cielo o dagli uomini? Le volpi di solito hanno delle tane in cui si possa entrare da una parte e uscire dall’altra; ebbene, questo cacciatore di volpi ha posto le reti in ambedue le uscite. Ditemi: È dal cielo o dagli uomini? Costoro si rendono conto che ad ambedue le uscite ha posto le reti per catturarli e dicono tra sé: Se diremo che è dal cielo, ci dirà: Perché non gli avete creduto? Giovanni infatti aveva reso testimonianza a Cristo. Se diremo: È dalla terra, il popolo ci lapida, perché lo considera un profeta. Rendendosi conto che da una parte e dall’altra c’era la rete per catturarli, rispondono: Non lo sappiamo. E il Signore: Neppure io vi dico in quale potestà faccio queste cose 39. Voi dite di non sapere ciò che sapete; io non vi dico ciò che chiedete. Non avendo osato uscire da nessuna delle due parti, siete rimasti nelle vostre tenebre. Obbediamo anche noi, se possiamo, alla parola di Dio che dice: Prendeteci le piccole volpi che sterminano le vigne. Vediamo se anche noi siamo capaci di prendere qualche piccola volpe: mettiamoci in agguato ad ambedue le uscite, affinché la volpe, se vorrà uscire, sia catturata. Ad esempio, chiediamo al manicheo, che si è fabbricato un dio recente e ha posto nel suo cuore un dio che non esiste: La sostanza di Dio è corruttibile o incorruttibile? Scegli ciò che vuoi; esci da dove vuoi; non mi sfuggirai! Se dirai: “È corruttibile”, non sarai lapidato dal popolo, ma da te stesso. Se invece dirai che Dio è incorruttibile, in qual modo l’incorruttibile teme il popolo delle tenebre? Che cosa potrà fare all’incorruttibile il popolo della corruzione? Che gli resta se non dire: Non sappiamo?Tuttavia, se risponde così non per ingannare ma davvero per ignoranza, non resti più a lungo nelle tenebre. Da volpe divenga pecora, creda all’invisibile, all’incorruttibile, al solo Dio, al Dio non recente. E quando dico ” solo “, mi riferisco all’aggettivo solus, non al sostantivo sol (sole), per non offrire noi stessi un altro nascondiglio alla volpe che fugge. Tuttavia noi non dobbiamo aver timore di nominare il sole. C’è infatti nelle nostre Scritture la frase: Sole di giustizia: la salute è sotto le sue ali 40. Contro la calura del nostro sole materiale si desidera l’ombra; ma sotto le ali di quel sole ci si ripara dalla calura, Sotto le sue ali infatti c’è la salute. Questo è il sole del quale gli empi diranno: Noi abbiamo errato dalla via della verità, e la luce della giustizia non ha brillato per noi, e il sole non è sorto per noi 41. Diranno gli adoratori del sole: Il sole non è sorto per noi. Mentre adorano il sole che egli fa sorgere sopra i buoni e i cattivi 42, non è sorto per loro il sole che illumina soltanto i buoni. Essi dunque si fabbricano delle divinità recenti, e ciascuno se le fabbrica come vuole. Chi impedisce infatti all’officina di un cuore fuorviato, di dare la forma che vorrà alle sue proprie fantasie? Ma tutti costoro sono d’accordo per quanto riguarda le cose che hanno di dietro: cioè sono prigionieri della stessa vanità. Per questo il Sansone della Scrittura, il cui nome significa ” il loro sole ” (il sole cioè di coloro che esso illumina, non il sole di tutti, come questo sole che sorge sui buoni e sui malvagi, ma di alcuni, vale a dire il sole della giustizia, in quanto era l’immagine di Cristo), legò insieme, come avevo cominciato a dire, le code delle volpi e vi appiccò il fuoco per bruciare le messi degli stranieri. Ne segue che i nostri nemici, che sono d’accordo sulle cose che hanno dietro, come fossero legati per la coda, possono, sì, appiccare il fuoco distruggitore, ma non riescono a bruciare le nostre messi. Dio infatti conosce i suoi; e abbandoni l’iniquità chiunque invoca il nome del Signore! Ma in una grande casa non ci sono soltanto vasi d’oro e d’argento, ma anche di legno e di argilla; e alcuni sono per uso nobile mentre altri per uso vile. Chi avrà purificato se stesso da ogni cosa di tal genere, sarà vaso per uso nobile, utile al Signore, pronto ad ogni opera buona 43; per questo non avrà timore né delle code delle volpi né delle fiamme che esse propagano. Ma è tempo ormai di vedere cosa si dica di questo popolo. Se mi ascolterai, dice, non sarà in te un dio recente. Mi impressiona il fatto che dica: In te. Non ” davanti a te “, quasi fosse un idolo collocato all’esterno, ma in te. Cioè: nel tuo cuore, nelle immagini della tua fantasia, nell’inganno del tuo errore, tu porterai con te il tuo dio. Esso sarà recente, mentre tu rimarrai vecchio. Orbene, se mi ascolterai (se ascolterai me, dice, perché io sono colui che sono 44), non ci sarà in te un dio recente né adorerai un dio straniero. Se non saranno dentro di te divinità straniere, tu certo non le adorerai. Se tu non ti sarai creato nella mente false divinità, non adorerai certo un dio fabbricato; perché non ci sarà in te un dio recente.

I benefizi di Dio e l’ingratitudine del popolo eletto.

15. [v 11.) Io, infatti, sono. Perché vuoi adorare ciò che non è? Io sono il Signore Dio tuo, perché io sono colui che sono. Certamente io sono, dice, io che sono al di sopra di ogni creatura. A te poi in particolare che cosa ho donato nel tempo? Ti ho tratto dalla terra d’Egitto. Queste parole non sono dette soltanto a quel popolo; tutti infatti siamo stati tratti dalla terra d’Egitto; tutti siamo passati attraverso il mar Rosso, e i nostri nemici che ci inseguivano sono periti nell’acqua. Non siamo ingrati al nostro Dio! Non dimentichiamoci del Dio che rimane in eterno, per fabbricare in noi delle divinità recenti. Ti ho tratto dalla terra d’Egitto, dice Dio. Spalanca la tua bocca e io la ricolmerò. Provi in te del disagio a causa di divinità recenti che ti sei fabbricate nel tuo cuore: spezza questi vani simulacri, scaccia dalla tua coscienza l’idolo d’argilla! Spalanca la tua bocca, confessando, amando, e io la ricolmerò, perché presso di me è la fonte della vita 45.

16. [v 12.] Questo dice in effetti il Signore; ma cosa segue? Il mio popolo non ha obbedito alla mia voce. Non potrebbe infatti dire ad altri queste cose, ma solo al suo popolo, poiché, come ben sappiamo, tutto quanto dice la legge, è detto per coloro che sono nella legge 46Il mio popolo non ha obbedito alla mia voce; e Israele non mi ha dato retta. Chi? E a chi? Israele a me. O anima ingrata! Anima creata da me e da me chiamata, da me ricondotta alla speranza, da me lavata dai peccati! Israele non mi ha dato retta. Sono battezzati e passano attraverso il mar Rosso; ma per via mormorano, contraddicono, si lamentano, si levano in sommosse. Sono ingrati a colui che li ha liberati dai nemici che li inseguivano, a colui che li conduce attraverso la terra arida, attraverso il deserto, dando tuttavia loro il cibo e la bevanda e guidandoli di notte con la luce e di giorno con l’ombra. Israele non mi ha dato retta.

17. [v 13.] E li ho abbandonati ai sentimenti del loro cuore. Ecco il torchio: gli sbocchi sono sturati, la morchia scorre via. E li ho lasciati andare, non nella via della salvezza che indicavano i miei precetti, ma, in conformità ai sentimenti del loro cuore, li ho abbandonati a se stessi. Anche l’Apostolo dice: Dio li ha abbandonati alle concupiscenze del loro cuore 47Li ho abbandonati ai sentimenti del loro cuore, e seguiranno i loro sentimenti. Questo è ciò di cui dovete aver orrore. Sì, dovete averne orrore, se siete già fluiti nelle anfore nascoste del Signore, se siete innamorati delle sue dispense. Alcuni si fanno paladini del circo, altri dell’anfiteatro, altri delle case di ritrovo nei suburbi, altri ancora degli spettacoli teatrali, e così via. C’è infine chi difende i suoi dèi recenti. Seguiranno i loro sentimenti.

18. [vv 14.15.] Se il mio popolo mi avesse ascoltato, se Israele avesse camminato sulle mie vie. Forse questo Israele ragiona così: ” Ecco, io commetto il peccato, lo riconosco; vado dietro ai sentimenti del cuore; ma che male faccio? È il diavolo che fa questo, sono i demoni che lo fanno “. Ma chi è il diavolo? Chi sono i demoni? Sono certamente tuoi nemici. Se Israele avesse camminato sulle mie vie io avrei umiliato tutti i suoi nemici, fino ad annientarli. Orbene, se il mio popolo mi avesse ascoltato. Ma perché dico mio, se non mi ascolta? Se il mio popolo mi avesse ascoltato. Ma chi è questo mio popolo? È Israele. Se mi avesse ascoltato. Che vuol dire questo? Se avesse camminato sulle mie vie. Egli si lamenta e geme sotto i nemici, mentre io avrei umiliato i suoi nemici fino ad annientarli, e avrei posto la mia mano su coloro che li fanno soffrire.

Il castigo divino inevitabile per l’uomo impenitente.

19. [v 16.] Ora, invece, come fanno a lamentarsi dei loro nemici? Essi stessi sono diventati i peggiori nemici. In qual modo? Che cosa dice poi? Voi vi lamentate dei vostri nemici; ma voi che cosa siete? I nemici del Signore hanno mentito a lui. Rinunzi al peccato? Rinunzio! dice. E torna a ciò cui ha rinunziato. Le cose alle quali tu rinunzi sono certamente le cattive azioni, le azioni diaboliche, le azioni che meritano la condanna di Dio: i furti, le rapine, gli spergiuri, gli omicidi, gli adulteri, i sacrilegi, il disprezzo delle cose sacre, le vane curiosità. A tutte queste cose tu rinunzi, e di nuovo sei vinto da esse e torni indietro! Le ultime tue scelte sono state peggiori delle prime. Il cane è tornato al suo vomito, e il maiale si lava in un pantano di sterco 48I nemici del Signore hanno mentito a lui. Eppure, quanto è grande la pazienza del Signore! Perché gente siffatta non viene abbattuta e sterminata? Perché non sono inghiottiti dalla terra spalancata? Perché non sono inceneriti dai fulmini? Perché la pazienza del Signore è grande. Ma resteranno impuniti? Certamente noi! Non si lusinghino nella speranza della misericordia di Dio, fino ad attendersi da lui un atto di ingiustizia. Non sai che la pazienza di Dio ti spinge a penitenza? Ma tu seguendo l’ostinazione del tuo cuore e obbedendo al tuo cuore incapace di ravvedimento, accumuli per te l’ira per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere 49. E se ora non rende, renderà allora. Se infatti rendesse ora, renderebbe una paga temporale; mentre invece, se tu non ti converti né correggi, te ne renderà una eterna. Vedi dunque che non resteranno impuniti. Osserva bene quindi quello che segue: I nemici del Signore hanno mentito a lui. Tu dirai: E che cosa ha fatto loro? Non vivono? Non respirano? Non godono della luce? Non si dissetano alle sorgenti? Non mangiano i frutti della terra? Verrà il loro tempo e durerà in eterno.

L’eternità delle pene.

20. Nessuno dunque si lusinghi per il fatto di appartenere al torchio. È bene per lui [stare nel torchio], se fa parte dell’olio. Nessuno che abbia commesso delle scelleratezze – di quelle che escludono dal regno di Dio – si riprometta la salvezza, e dica a se stesso: Io porto il segno di Cristo e i sacramenti di Cristo; quindi non sarò punito in eterno. Anche se dovrò essere purificato, mi salverò attraverso il fuoco. Che cosa dice infatti l’Apostolo di coloro che posseggono il fondamento? Nessuno può porre altro fondamento, all’infuori di quello che è stato posto e che è Cristo Gesù. Che senso ha, dicono, ciò che segue? Ciascuno stia attento a che cosa edifica sopra il fondamento. Uno infatti vi edifica l’oro, l’argento, le pietre preziose; un altro il legno, l’erba, la stoppia. Il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno; difatti sarà il giorno del Signore a mostrarlo, quando si rivelerà col fuoco. Se l’opera che uno vi ha edificata sopra resisterà, egli riceverà la ricompensa: avendo appunto edificato sopra quel fondamento opere giuste, cioè oro, argento, pietre preziose. Ma se su quel fondamento ha posto) dei peccati, cioè vi ha edificato legno, erba, stoppia, grazie al fondamento egli personalmente sarà salvo; tuttavia come attraverso il fuoco 50Fratelli, voglio esagerare nella paura: è infatti meglio non darvi una falsa sicurezza. Non posso darvi ciò che io stesso non ho ricevuto. Ho paura e quindi debbo incutervi paura. Se qualcosa mi rassicurasse, vi rassicurerei; ma io temo il fuoco eterno. Le parole: Verrà il loro tempo e durerà in eterno, io le intendo riferite al fuoco eterno, del quale altrove la Scrittura dice: Il loro fuoco non si spegnerà, e il loro verme non morirà 51. Ma – qualcuno potrebbe obiettarmi – queste cose sono state dette per gli empi, non per me. Anche se sono peccatore, anche se sono adultero, imbroglione, ladro, spergiuro, io tuttavia ho Cristo come fondamento, sono cristiano, sono battezzato. Io sarò, sì, purificato attraverso il fuoco ma, in grazia del fondamento, non andrò perduto. Dimmi di nuovo: Che cosa sei? Sono cristiano, tu rispondi. Sta bene! E che cosa altro? Sono ladro, adultero, e commetto tutte quelle cose delle quali l’Apostolo dice: Coloro che tali cose commettono non possederanno il regno di Dio 52. Dunque, non ti ravvedi di questi peccati, non ti penti d’averli commessi, e speri nel regno dei cieli? Non lo credo, perché coloro che tali cose commettono non possederanno il regno di Dio. Ignori che la pazienza di Dio ti spinge a penitenza 53? Tu ti riprometti non so che cosa, ma, finché segui la tua ostinazione e il tuo cuore impenitente, accumuli per te l’ira nel giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, che renderà a ciascuno secondo le sue opere. Volgi lo sguardo al giudice che viene! Bene: siano rese grazie a Dio! Non ha taciuto la sentenza definitiva, ma, senza cacciar fuori definitivamente i colpevoli, l’ha celata con un velo. Ha voluto annunziare in anticipo che cosa si appresta a compiere. Si riuniranno dinanzi a lui tutte le genti. E cosa farà di loro? Li separerà; e alcuni porrà a destra, altri a sinistra. Ci resta forse uno spazio nel mezzo? E che cosa dirà a coloro che saranno a destra? Venite, benedetti del Padre mio! ricevete il regno. E a quelli di sinistra? Andate nel fuoco eterno, che è stato preparato per il diavolo e gli angeli suoi 54. Se non temi il luogo dove sei mandato, guarda almeno con chi sei mandato. Se tutte quelle opere non possederanno il regno di Dio (o, meglio, non le opere, ma coloro che le commettono, perché tali opere non potranno esistere nel fuoco, in quanto coloro che vi bruceranno non continueranno certo a commettere furti e adulteri); orbene, se coloro che tali cose commettono non possederanno il regno di Dio, vuol dire che non saranno dalla parte destra insieme con coloro ai quali sarà detto: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete il regno. E questo appunto, perché coloro che tali cose commettono non possederanno il regno di Dio. Se dunque non saranno dalla parte destra, non potranno essere se non alla sinistra. E che cosa dirà il giudice a quelli che staranno a sinistra? Andate nel fuoco eterno! Dunque il loro tempo durerà in eterno.

Chi si salva attraverso il fuoco (esegesi di 1 Cor 3, 15).

21. Spiegaci dunque, dirà qualcuno, in qual modo non periscano ma siano salvi, anche se attraverso il fuoco, coloro che costruiscono sopra il fondamento con legno, erba o stoppia. Si tratta certamente d’una questione difficile ma, come posso, brevemente ve ne parlerò. Fratelli, ci sono degli uomini che tanto disprezzano questo mondo che per loro è come se non esistesse quanto scorre nel tempo. Non hanno il cuore attaccato alle cose terrene; sono santi, casti, continenti, giusti; vendono perfino, e totalmente, le loro sostanze per distribuirle ai poveri, oppure le posseggono come se non le possedessero, e si servono di questo mondo come se non se ne servissero 55. Ma ce ne sono altri che, più o meno, attaccano il cuore alle cose concesse alla loro debolezza. Non rubano la villa altrui, ma tanto amano la propria che, se avessero a perderla, ne rimarrebbero sconvolti. Non desiderano la sposa altrui, ma sono tanto attaccati alla loro e ne usano con tanta voluttà, che riesce loro impossibile la temperanza prescritta dalle tavole, quanto cioè è richiesto per procreare figli. Non usurpano le cose altri ma difendono le proprie fino a intentare causa al loro fratello; come quei tali cui dice l’Apostolo: È certamente già una colpa aver liti tra voi 56. Riguardo a queste controversie, l’Apostolo ordina che si svolgano nella Chiesa e non siano trascinate in tribunale; tuttavia afferma chiaramente che si tratta di colpe. È infatti un cristiano questo tale che si batte per i beni terreni più di quanto non sia conveniente a chi è promesso il regno dei cieli. Non leva tutto intero in alto il suo cuore, ma una parte di esso trascina in terra. Infine, se verrà la prova del martirio, coloro che hanno Cristo per fondamento e costruiscono con l’oro, argento e pietre preziose, che cosa dicono in tale circostanza? È bene per me che venga sciolto [dal corpo mortale] e possa essere con Cristo 57. Corrono veloci, e per niente, o pochissimo, sono rattristati da sentimenti troppo umani e terreni. Gli altri invece, cioè coloro che amano le loro proprietà e le loro dimore, sono gravemente turbati. L’erba, la stoppia, il legno bruciano. Sopra il fondamento infatti loro hanno collocato il legno, l’erba, la stoppia: nel senso di cose permesse, non illecite. Orbene, ecco cosa vi dico, o fratelli! Tu possiedi il fondamento; ebbene, aggrappati al cielo, calpesta la terra. Se così sei, edifichi con oro, argento e pietre preziose. Se invece dirai: ” Io amo questa proprietà e temo di perderla ” e capitandoti un danno ti rattristi, certo non anteponi ancora la tua proprietà a Cristo. Ami infatti la tua proprietà, ma, se ti si dicesse: ” Vuoi questa proprietà o Cristo? “, anche se con tristezza, ti rassegneresti a perderla, preferendo restare unito a Cristo che hai posto come fondamento. In tal caso tu sarai salvo, ma attraverso il fuoco. Ti dicono ancora: Non potrai possedere questa proprietà, se non dirai falsa testimonianza. Rifiutare una simile proposta è porre Cristo come fondamento. Dice infatti la verità: La bocca che mente uccide l’anima 58. Dunque, se tu ami la tua proprietà ma tuttavia per essa non rubi né dici falsa testimonianza, non commetti omicidio né giuri il falso né rinneghi Cristo, ebbene, non commettendo niente di tutto questo per la tua proprietà, tu hai posto Cristo a fondamento. Ma, siccome l’ami e ti rattristi se la perdi, sopra il fondamento hai posto non oro o argento o pietre preziose, ma legno, erba, stoppia. Sarai salvo, quando avrà cominciato a bruciare ciò che hai edificato; ma sarai salvo attraverso il fuoco. Nessuno infatti, che pone sopra questo fondamento gli adultèri, le bestemmie, i sacrilegi, l’idolatria, gli spergiuri, creda di essere salvo attraverso il fuoco, come se si trattasse di legno, erba o stoppia. Si tratta di chi costruisce l’amore terreno sopra il fondamento del regno dei cieli, cioè sopra Cristo. In costui andrà in cenere l’amore delle cose temporali, ma egli stesso sarà salvo grazie al buon fondamento.

Detestabile l’incorrispondenza del peccatore.

22. [v 17.] I nemici del Signore hanno mentito a lui, dicendo: ” Vado alla vigna “, e non andandoci 59Il loro tempo durerà, non un momento, ma in eterno. Chi sono costoro? E li ha cibati con il grasso del frumento. Conoscete il grasso del frumento con cui sono cibati molti nemici che hanno mentito a lui. E li ha cibati col grasso del frumento, cioè ha loro somministrato i suoi sacramenti. Anche Giuda fu cibato con il grasso del frumento, quando Cristo gli diede il pezzo di pane 60. Divenuto nemico del Signore, egli mentì a lui, e il suo tempo durerà in eterno. E li ha cibati con il grasso dei frumento, e con il miele tratto dalla pietra li ha saziati. O ingrati! Li ha cibati con il grasso del frumento, e con il miele tratto dalla pietra li ha saziati. Nel deserto fece scaturire acqua dalla pietra 61, non miele. Il miele è la sapienza e, fra i cibi del cuore, essa tiene il primato in dolcezza. Ebbene, quanti nemici del Signore hanno mentito a lui, pur essendo stati cibati non soltanto con il grasso del frumento ma anche con il miele tratto dalla pietra, cioè con la sapienza di Cristo! Quanti anche oggi assaporano il godimento della sua parola, della conoscenza dei suoi misteri, della spiegazione delle sue parabole! Quanti se ne allietano e gridano! E questo miele non proviene da un qualsiasi uomo ma dalla pietra, e la pietra era Cristo 62. Quanti dunque si saziano con questo miele, e gridano e dicono: ” È dolce “! E aggiungono: Non c’è niente di meglio, niente di più dolce si può pensare o immaginare! E tuttavia i nemici del Signore hanno mentito a lui. Non voglio più a lungo trattenervi su queste dolenti note. E anche se il salmo finisce con queste costatazioni che incutono terrore, tuttavia dalla sua fine, vi scongiuro, ritorniamo al principio: Acclamate a Dio, nostro soccorso 63. Volgiamoci a Dio.

E, DOPO AVER FINITO DI PARLARE, AGGIUNGEVA:

23. I divini spettacoli hanno tenuto assai impegnato il vostro spirito nel nome di Cristo e vi hanno tenuti sospesi, non soltanto per desiderare certe cose ma anche per fuggirne altre. Questi sono gli spettacoli utili, salutari, che costruiscono, non che distruggono; o meglio, che distruggono e che costruiscono: distruggono gli dèi recenti, edificano la fede nel Dio vero ed eterno. Anche per domani invitiamo la vostra Carità. Domani essi hanno, come abbiamo sentito dire, il mare nel teatro. Abbiamo noi il porto in Cristo. Ma, poiché dopodomani, cioè il quarto giorno del sabato, non possiamo riunirci presso l’ara di Cipriano, essendo la festa dei santi martiri, a tale mensa ci riuniremo domani.

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