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SALMO 94 (93)

13 maggio 2012

(Testo CEI2008)

94
Inno a Dio, giusto giudice

1 Dio vendicatore, Signore,
Dio vendicatore, risplendi!

2 Àlzati, giudice della terra,
rendi ai superbi quello che si meritano!

3 Fino a quando i malvagi, Signore,
fino a quando i malvagi trionferanno?

4 Sparleranno, diranno insolenze,
si vanteranno tutti i malfattori?

5 Calpestano il tuo popolo, Signore,
opprimono la tua eredità.

6 Uccidono la vedova e il forestiero,
massacrano gli orfani.

7 E dicono: «Il Signore non vede,
il Dio di Giacobbe non intende».

8 Intendete, ignoranti del popolo:
stolti, quando diventerete saggi?

9 Chi ha formato l’orecchio, forse non sente?
Chi ha plasmato l’occhio, forse non vede?

10 Colui che castiga le genti, forse non punisce,
lui che insegna all’uomo il sapere?

11 Il Signore conosce i pensieri dell’uomo:
non sono che un soffio.

12 Beato l’uomo che tu castighi, Signore,
e a cui insegni la tua legge,

13 per dargli riposo nei giorni di sventura,
finché al malvagio sia scavata la fossa;

14 poiché il Signore non respinge il suo popolo
e non abbandona la sua eredità,

15 il giudizio ritornerà a essere giusto
e lo seguiranno tutti i retti di cuore.

16 Chi sorgerà per me contro i malvagi?
Chi si alzerà con me contro i malfattori?

17 Se il Signore non fosse stato il mio aiuto,
in breve avrei abitato nel regno del silenzio.

18 Quando dicevo: «Il mio piede vacilla»,
la tua fedeltà, Signore, mi ha sostenuto.

19 Nel mio intimo, fra molte preoccupazioni,
il tuo conforto mi ha allietato.

20 Può essere tuo alleato un tribunale iniquo,
che in nome della legge provoca oppressioni?

21 Si avventano contro la vita del giusto
e condannano il sangue innocente.

22 Ma il Signore è il mio baluardo,
roccia del mio rifugio è il mio Dio.

23 Su di loro farà ricadere la loro malizia,
li annienterà per la loro perfidia,
li annienterà il Signore, nostro Dio.

SUL SALMO 93

ESPOSIZIONE DI SANT’AGOSTINO

DISCORSO

Dio ha cura del creato ed esige la vera innocenza.

1. Come abbiamo prestato la massima attenzione alla lettura del salmo, così stiamo attenti ora che il Signore ci rivela i misteri che si è degnato occultarvi. Se infatti nelle sacre Scritture ci sono dei sacramenti che vengono a noi celati, non è perché li si voglia sottrarre al nostro intelletto, ma per svelarli soltanto a chi bussa 1. Ebbene, se busserete con sentimenti di pietà e con sincera carità di cuore, ve li rivelerà colui che vede il motivo per cui bussate. Tutti noi sappiamo come molta gente (voglia il cielo che noi non siamo di quel numero!) mormori contro la pazienza di Dio e si rattristi perché egli lascia vivere gli iniqui e gli empi; e non solo li lascia vivere, ma li fa anche disporre di ampi poteri. Succede anzi, e questo è ancora peggiore, che il più delle volte i cattivi abbiano la meglio sui buoni e non di rado riescano a opprimerli. I malvagi se la godono, mentre i buoni soffrono; i malvagi son pieni di boria, i buoni sono umiliati. Osservando tra gli uomini cose di questo genere (e ce ne sono in abbondanza), gli impazienti e le anime deboli si allontanano dal retto cammino pensando che non valga la pena essere buoni. Dio distoglie, dicono, o sembra distogliere, il suo sguardo dalle opere buone compiute dai giusti che lo servono fedelmente, mentre accontenta i cattivi in tutto, ciò che vagheggiano. Orbene questi deboli, credendo che sia inutile vivere bene, sono talora sollecitati ad imitare la condotta dei cattivi che vedono fiorire in mezzo alla prosperità; ovvero, come succede ad altri, se temono di fare il male, è solo perché son privi di coraggio o deboli di animo e temono cattive conseguenze da parte della legge dello Stato. Non evitano il male per amore della giustizia ma, per dirla proprio francamente, perché temono d’essere disapprovati dalla gente o fra la gente. Costoro, se si astengono dal commettere il male, non rifuggono dal pensarlo. E tra i loro ragionamenti perversi, al primo posto come origine di ogni altra malizia, c’è quella empietà che li porta a concludere che Dio trascuri né si occupi delle cose umane, o che non faccia distinzione fra i buoni ed i cattivi, ovvero (pensiero ancor più funesto!) che egli ce l’abbia con i buoni e favorisca i cattivi. Chi pensa così, anche se non causa alcun male al prossimo, ne fa moltissimo a se stesso: è empio contro se stesso e, sebbene la sua malizia non raggiunga Dio, tuttavia uccide la sua anima. Coloro che nutrono tali pensieri non nuocciono agli uomini, poiché appunto sono timidi; tuttavia i loro omicidi, i loro adulteri, i loro inganni e le loro rapine Dio li vede e li punisce nel loro pensiero. Egli conosce i desideri del loro cuore, avendo un occhio che non si ferma all’esterno come chi è ostacolato dalla carne, ma penetra nella volontà. Orbene, quando gente simile si imbatte in qualche occasione cattiva, non diventa cattiva in quel momento ma si palesa per quel che è. Non ti manifesta una malizia che nasce proprio nel momento in cui te la scopre; ti fa soltanto comprendere ciò che teneva racchiuso nell’intimo! Cose del genere erano assai frequenti alcuni anni fa e, potremmo dire, fino a ieri; e le hanno osservate anche gli ingegni più tardi. Ci fu qui da noi, per un certo tempo, una famiglia potentissima, della quale Dio si servì per flagellare l’umanità ed effettivamente il genere umano ne subì i flagelli: supponendo che gli uomini abbiano saputo riconoscere in ciò il flagello del Padre e abbiano concepito timore per il Giudice e la sua sentenza. Quando dunque era in auge tra noi questa grande famiglia, molti ne gemevano, mormoravano, criticavano, maledicevano, bestemmiavano. Ma come sono mutevoli gli uomini! e quanti sono coloro che per giusto giudizio di Dio vengono abbandonati ai desideri del loro cuore 2! Gente che prima criticava aspramente quella casa, eccola passare poi dalla sua parte; anzi, ci fu chi, a causa di questi tali, ebbe a subire angherie quali essi stessi fino a poco tempo prima si lamentavano di ricevere dagli altri. Buono quindi è colui che, anche potendo fare il male, se ne astiene; di lui sta scritto: Poté peccare e non peccò, poté fare il male e non lo fece. Chi è costui e lo loderemo? Ha infatti operato meraviglie nella sua vita 3La Scrittura parla qui dei potenti che non compiono il male. In fatto di volontà, viceversa, il lupo vorrebbe nuocere tanto quanto vuol nuocere il leone. I danni che causano non sono, è vero, gli stessi, ma la voglia è identica. Ecco il leone: egli non soltanto non si cura dei cani e dei loro latrati, ma li mette in fuga, si appressa all’ovile e, ridotti al silenzio i cani, porta via tutto quello che può. Il lupo, al contrario, non si azzarda ad entrare nell’ovile se intorno ci sono dei cani che abbaiano. Ebbene, se fu solo la paura dei cani che gli impedì di rubare la preda, forse che per questo se ne tornò indietro più innocente [del leone]? Ecco pertanto l’innocenza che Dio ci insegna: essa non consiste nell’astenersi dal male per timore della pena ma per amore della giustizia. Allora si ha davvero l’innocente libero e autentico. Chi si astiene dal male per timore non è innocente, anche se non reca danno reale a colui che vorrebbe danneggiare. Anche se non nuoce ad alcuno con cattive azioni, nuoce (e come!) a se stesso a causa dei suoi desideri cattivi. Ascolta dalla Scrittura com’egli danneggi se stesso. Chi ama l’ingiustizia, dice, odia la propria anima 4. E veramente si sbagliano di grosso quei tali che pensano che la loro ingiustizia reca, sì, del danno agli altri ma non nuoce a loro stessi. Se la malizia di uno si volge contro un altro, ne potrà ferire il corpo, gli potrà danneggiare i beni, devastare la villa, strappare via gli schiavi, rubargli l’oro, l’argento o altri oggetti. Questo potrà ottenere la malizia quand’è rivolta contro terzi. Ebbene, potrà la tua cattiveria danneggiare il corpo del tuo prossimo, e non danneggiare la tua anima?

Lo scandalo derivante dalla prosperità degli empi.

2. È questa una dottrina semplice e conforme a verità. Essa insegna agli uomini l’amore per la giustizia in quanto tale e li sprona a rendersi accetti a Dio con la pratica di tale virtù. Essi debbono convincersi che la loro anima è stata inondata da Dio con una luce intelligibile, affinché essi possano eseguire opere di giustizia e antepongano questa luce di sapienza a tutte le cose che sogliono amarsi nel mondo. Tuttavia contro questa dottrina c’è chi ha da protestare e, anche se le proteste non si pronunziano con la voce, c’è chi se ne rode in fondo al cuore. E cosa dicono costoro? ” Ma, sarà vero che con la buona condotta mi renderò accetto a Dio? Sarà vero che egli, si compiace dei giusti, quando vediamo che sotto di lui i cattivi prosperano così rigogliosamente? Commettono tante iniquità, e niente di male capita mai a loro! ” Che se una qualche sciagura loro succede, e tu ti provi a far osservare ai tuoi interlocutori: ” Ecco, veramente quel tizio ha fatto molto male, ma guarda come ne è stato ricompensato; guarda qual risultato ne ha conseguito “, cosa ti rispondono? Subito il loro pensiero vola ai giusti cui sono capitate delle sciagure e, ribattendo le nostre osservazioni, insistono: ” Se a quel malvagio il male è successo perché è stato cattivo, perché è accaduto a quell’altro che è vissuto sempre giustamente? Ha fatto tante elemosine, ha compiuto tante opere buone nella Chiesa. Perché doveva capitargli una tal sorte? Perché finire come quell’altro che ha compiuto tante scelleratezze? “. Dicendo così, mostrano che, se non compiono il male, dipende dal solo fatto che o non lo possono fare o non ne hanno il coraggio. In effetti, ciò che il loro cuore desidera, lo palesa la loro lingua. Anzi, anche se la lingua per paura tacesse, Dio vedrebbe ugualmente ciò che nel suo intimo pensa quell’uomo: lui che vede anche ciò che è nascosto agli uomini. Ebbene, il presente salmo intende curare questi pensieri degli uomini, siano occulti o siano manifesti, mediante parole o atti. Supposto evidentemente che ci si voglia far curare! Lo ascoltino dunque e ne siano risanati! Volesse il cielo che in tutta la folla convenuta fra le pareti di questo tempio e intenta ad ascoltare dalla mia bocca la parola di Dio, non vi siano ferite di questo genere che debbano essere risanate! Oh, se davvero non ve ne fosse nessuna! Tuttavia non parleremmo ugualmente invano, anche se non vi fossero tra voi tali ferite. Lasciatevi arricchire spiritualmente in modo da poter giovare anche agli altri, quando avranno modo di ascoltarvi. È infatti mia convinzione che ogni cristiano possa incontrarsi in gente che ragiona come si diceva sopra. Ebbene, se egli è un buon fedele, se crede con fede retta in Dio e la sua speranza è rivolta al futuro (cioè non è riposta in beni della terra né limitata alla vita presente), se non ascolta infruttuosamente l’invito di elevare in alto il suo cuore, di fronte a tali contestatori piange e insieme irride. Egli in fondo al suo cuore dice: ” Dio sa bene quello che fa. Noi non possiamo conoscere i suoi disegni né perché per un certo tempo lasci briglia sciolta ai cattivi e perché, temporaneamente, i buoni abbiano a soffrire. A me tuttavia basta sapere che tanto le sofferenze dei buoni quanto i successi dei cattivi sono di breve durata “. Chi ragiona così è tranquillo: sopporta con pazienza le molteplici prosperità dei cattivi e parimenti le tribolazioni dei buoni. Tutto sopporta, finché il mondo presente non giunga alla fine e scompaia l’iniquità. Un uomo di tale sorta è già beato: Dio gli ha insegnato la sua legge e l’ha sottratto ai giorni del male, quando al peccatore viene scavata la fossa. Chi invece non ha ancora raggiunto tale maturità, ascolti dalla nostra bocca ciò che è volontà del Signore. E che il Signore, il quale meglio di ogni altro vede la ferita che ha da curare, gli dica in cuore molte altre parole!

I giorni della settimana e l’opera che Dio compì in ciascuno.

3. [v 1.] Il salmo reca questo titolo, cioè questa iscrizione: Salmo per David stesso, nel quarto giorno della settimana. Questo salmo insegnerà ai giusti la pazienza in mezzo alle tribolazioni. Contro il prosperare degli empi, esso effettivamente ci insegna la pazienza, costruendone in noi l’edificio. È questo il contenuto del salmo dall’inizio alla fine. Perché allora menzionare nel titolo il quarto giorno della settimana? Il primo giorno della settimana è la domenica; il secondo giorno è la feria seconda che, con linguaggio profano, si chiama giorno della Luna; il terzo è la feria terza, chiamato anche giorno di Marte. Il quarto giorno della settimana corrisponde quindi alla feria quarta, che i pagani chiamano giorno di Mercurio. Ci sono anzi molti cristiani che lo chiamano così, anche se la cosa a noi non piace e vorremmo che si correggessero di questo errore e non lo chiamassero in tal modo. Hanno infatti anche i cristiani una loro terminologia da usare; e siccome si tratta di nomi che non sono in voga presso tutte le genti (ci sono tanti e tanti popoli che li chiamano diversamente), per questo sarebbe meglio che sulle labbra di un cristiano non risuonasse se non una terminologia ecclesiastica. Tuttavia, se qualcuno spinto dalla consuetudine si lascerà sfuggire dalla bocca quei nomi che col cuore riprova, sappia che tutti quei nomi con cui si designano le stelle sono nomi portati da uomini e che non è vero che le stelle cominciarono a brillare nel cielo quando nacquero quegli uomini, ma c’erano anche prima di loro. Essi furono uomini di grandi risorse e superiori agli altri in ordine alla vita presente e, avendo recato agli uomini mortali benefizi transitori, non certo validi in ordine alla vita eterna ma utili per il benessere temporale, per questo divennero cari agli uomini e furono loro tributati onori divini. Insomma, certi uomini profani dell’antichità, ingannati e bramosi d’ingannare, al fine di adulare coloro da cui avevano ricevuto un qualche benefizio proporzionato al loro amore mondano, additavano loro le stelle del cielo e dicevano che una era la stella di Tizio e l’altra di Caio. La gente poi, che a tali cose non aveva badato e che non aveva controllato come le stelle in parola esistessero prima ancora che tali personaggi nascessero, si lasciò ingannare e ci credette. Così ebbe origine questa falsa credenza, che il diavolo confermò ma Cristo ha dimostrato assolutamente infondata. Secondo il nostro modo di parlare, quindi, il quarto giorno della settimana è il quarto giorno dopo la domenica. Voglia ora badare la vostra Carità al significato di questo titolo! In esso è contenuto un mistero grande e profondo. A differenza infatti di molte parti del medesimo salmo, che sono chiare ed ovvie nei termini e nel contenuto ed è facile comprenderle, il titolo del presente salmo (bisogna riconoscerlo) contiene non poche difficoltà. Ci assisterà il Signore, affinché dissipi le nubi e si faccia sereno, in modo che voi possiate intendere il salmo e già dallo scritto posto sulla soglia riusciate a comprenderlo. Sulla soglia di questo salmo c’è dunque questa iscrizione: Salmo, per David stesso, nel quarto giorno della settimana. Il titolo è posto sul limitare [della casa]; è fissato sugli stipiti. La gente, prima di entrare in una casa, vuol sempre conoscere la dicitura che la descriva. E allora andiamo con la mente alla sacra Scrittura, al libro della Genesi, e ripensiamo cosa fu creato nel primo giorno. Troviamo che fu creata la luce. Cosa fu creato nel secondo giorno e troviamo il firmamento; nel terzo la comparsa della terra e del mare e la separazione delle acque, per cui la massa acquatica ebbe il nome di mare, mentre la parte rimasta asciutta fu chiamata terra. Nel quarto giorno Dio fece i luminari che pose in cielo 5: e il sole a presiedere il giorno, la luna e le stelle a presiedere la notte 6. Questo è ciò che Dio fece nel giorno quarto. Perché mai, allora, un salmo che mira ad insegnare la pazienza di fronte ai successi dei malvagi e alle tribolazioni dei giusti deve intitolarsi in riferimento al quarto giorno? Ecco le parole che Paolo apostolo rivolgeva a dei fedeli, santi e confermati in Cristo: Fate ogni cosa senza mormorare o litigare. Siate irreprensibili, sinceri, figli di Dio esenti da macchie, vivendo in mezzo ad una generazione traviata e maligna. Voi dovete risplendere in mezzo a loro come luminari posti sul mondo, possedendo la parola della vita 7Dai luminari si prende l’esempio per ricordare ai santi che debbono vivere senza ribellioni in mezzo a una generazione di traviati e maligni.

Adorare gli astri è da insensati.

4. Non si deve peraltro credere che ai luminari del cielo si debba prestare un culto religioso o, li si debba adorare per il fatto che da loro a volte si prende una qualche immagine per indicare i santi. Spieghiamolo immediatamente nel nome di Cristo, notando quanto sia illogico voler adorare il sole o la luna o le stelle o il cielo, perché da loro è stata desunta l’immagine per indicare i santi. Molti oggetti sono stati scelti dagli autori ispirati per raffigurare i santi, eppure nessuno li adora. Se infatti volessi adorare tutto quello che simboleggia i santi, dovresti adorare i monti e i colli, dato che sta scritto: I monti esultarono come arieti, e i colli come agnelli 8. Tu ti riferisci ai santi; io mi riferirò a Cristo stesso. Se è scritto: Ha vinto il leone della tribù di Giuda 9perché non adori il leone? E adora anche la pietra, dato che sta scritto: La pietra poi era Cristo 10Se dunque tu non adori questi esseri terreni che raffigurano Cristo anche se da essi sono state desunte certe immagini, qualunque sia la creatura che sia stata presa a simboleggiare i santi, tu devi ricordarti che si tratta di un’immagine e riservare al Creatore la tua adorazione. Il nostro Signore Gesù Cristo è stato chiamato ” sole ” 11; ma sarà forse questo sole che insieme con noi vedono anche gli animali più insignificanti? Egli è la luce di cui sta scritto: Era la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo 12La luce materiale non illumina soltanto gli uomini, ma anche i quadrupedi, gli armenti e ogni sorta di animali. Al contrario la luce che illumina tutti gli uomini brilla nel cuore e illumina solo chi ha l’intelletto.

Gli astri modello di equilibrio e di imperturbabilità.

5. Voglia la vostra Carità comprendere a chi siano rivolte le parole dell’Apostolo: In mezzo a una generazione traviata e perversa (cioè a degli iniqui) voi dovete risplendere come luminari del mondo, avendo la parola della vita 13Ci ha in certo qual modo avvisati sul come intendere questo salmo e come penetrarne il titolo. I santi posseggono la parola della vita e, avendo in cielo la loro dimora, non si lasciano impressionare dalle molte iniquità che si compiono sulla terra. Sono come gli astri del cielo che si muovono di giorno e di notte, percorrendo ciascuno la sua orbita e senza allontanarsi dal corso che debbono seguire. Anche se si commettono tanti delitti, le stelle del cielo, fisse lassù nel firmamento, non cambiano rotta ma continuano il loro moto nell’ambito loro stabilito e determinato dal Creatore. Allo stesso modo debbono comportarsi i santi. Occorre però che abbiano il cuore fisso in cielo, che non ascoltino inutilmente né ripetano bugiardamente che hanno il cuore in alto; occorre che imitino colui che diceva: La nostra dimora è nel cielo 14.Vivendo nel cielo e pensando a cose di cielo (come sta scritto: Dov’è il tuo tesoro, ivi è anche il tuo cuore 15)attraverso questi pensieri celesti divengono anche pazienti. Percorrono la loro strada e di tutto quello che si combina qui sulla terra non si dànno pensiero, come non se ne curano gli astri del cielo, i quali, pur vedendo i mali orribili che avvengono in terra, ad altro non badano se non a distribuire i giorni e le notti. Ma sarà, credo, cosa facile per i buoni sopportare le malvagità dei cattivi, quando queste non li toccano direttamente. Occorre però che, come sanno pazientare di fronte al male causato a terzi, così sopportino il male causato a loro stessi. Non è bene che essi siano pazienti e tolleranti quando il male colpisce gli altri, mentre perdono la pazienza quando il male si riversa su loro stessi. Chi perde la pazienza cade dal cielo. Chi invece ha fisso in cielo il suo cuore, lascia che la propria terra (= il corpo) subisca tribolazioni sulla terra. Quante cose inventano gli uomini a proposito delle stelle! eppure le stelle sopportano tutto con pazienza. Allo stesso modo i giusti debbono sopportare con pazienza tutte le calunnie lanciate contro di loro. Quello stesso di cui vi parlavo or ora, e cioè che uno dia ad un astro il nome di Mercurio, a un altro il nome di Saturno o di Giove, è tutto un’ingiuria che si fa alle stelle. Ebbene? Di fronte a tante ingiurie, forse che le stelle si imbizzarriscono e interrompono il loro corso? Ugualmente deve comportarsi l’uomo che, trovandosi in mezzo a una generazione traviata e perversa, ha con sé la parola di Dio: dev’essere come un astro che splende nel cielo. E quanti ce ne sono che, pur volendo onorare il sole, dicono fandonie nei suoi riguardi! Coloro che dicono: ” Cristo è il sole “, dicono il falso nei riguardi del sole. E il sole sa che Cristo è il suo padrone e il suo creatore; e se potesse adirarsi, si adirerebbe più contro chi l’onora falsamente, che contro colui che lo offende. Difatti, per un servo coscienzioso, l’offesa maggiore che possa recarglisi è quella lanciata contro il suo padrone. Quante falsità dicono certuni nei confronti degli astri! Eppure essi sopportano, lasciano correre né si turbano minimamente. Perché? Perché sono in cielo. Ma il cielo cos’è? Ecco un’altra cosa su cui non vogliamo sorvolare. Quando la gente vede oscurarsi la luna, quante frottole inventa, fino a dire che sono gli stregoni a spiccarla dal cielo; mentre in realtà si tratta di un disegno di Dio che in periodi determinati essa subisca delle fasi di decrescenza. Ma la luna, essendo in cielo, non si cura delle frottole degli uomini. E che vuol dire essere in cielo? Essere nel firmamento del cielo. Se pertanto uno ha fisso il cuore in quel firmamento che è il libro di Dio, non si angustia per gli altri problemi.

La Parola di Dio è luce per l’uomo viatore.

6. Nel cielo, cioè nel firmamento, possiamo vedere raffigurato il libro della legge. Per cui in un passo della Scrittura si legge: Egli stende il cielo come una pelle 16. Se si distende come una pelle, è come un libro che si apre per leggervi. Una volta però che sia trascorso il tempo, non occorre più leggere. In tanto infatti si legge il libro della legge, in quanto non si è ancora arrivati a quella sapienza che riempie il cuore e la mente di chi la contempla. Allora non ci sarà più bisogno che si legga alcunché. Mentre infatti si fa la lettura, si odono sillabe che colpiscono il nostro orecchio e passano; la luce della verità, al contrario, non viene mai meno, ma è fissa e inebria in maniera permanente il cuore di chi la contempla. Di lei si dice: Saranno inebriati dall’abbondanza della tua casa, e col torrente delle tue delizie li disseterai, poiché presso di te, Signore, è la fonte della vita. E osserva questa fonte. Dice: Nella tua luce vedremo la luce 17La lettura è necessaria nella vita presente, finché parzialmente conosciamo e parzialmente profetiamo (come dice l’Apostolo); ma quando giungerà ciò che è perfetto, verrà escluso ciò che è parziale 18Quando saremo in quella città che è la Gerusalemme celeste, dove vivono gli angeli, non occorrerà che ci si legga il Vangelo o gli scritti apostolici. Da quella città noi siamo ora lontani come degli esuli e in quanto esuli noi gemiamo. (Naturalmente geme chi si sente esiliato, mentre è del tutto disamorato della patria chi nell’esilio si sente a suo agio). Orbene lassù, dove vivono gli angeli, ci si ciba della parola di Dio. La quale parola, per risuonare in maniera comprensibile a noi che siamo nel tempo, si è fatta carne e ha posto la sua tenda in mezzo a noi 19. Però anche la legge scritta è per noi un firmamento e, se il nostro cuore è stabilizzato in essa, non viene scosso dalle iniquità degli uomini. Per questo è detto: Egli stende il cielo come una pelle 20E dell’epoca quando non ci sarà più la necessità dei libri, cosa sta scritto? Il cielo sarà ripiegato come un libro 21Pertanto, se uno ha il cuore in alto, questo stesso suo cuore è un luminare che splende in cielo e che le tenebre non riescono ad oscurare. Le tenebre (che poi sono le iniquità) sono in basso e non sono di natura immutabile. L’abbiamo ricordato anche ieri. Chi oggi è tenebra, può diventare luce domani, se lo vuole. Coloro che, quando sono entrati qui, erano tenebre, possono, se lo vogliono, cambiarsi immediatamente in luce. Ce lo dice con termini quanto mai espliciti l’Apostolo, affinché nessuno pensi che il peccato sia un male naturale e che quindi ogni cambiamento sia impossibile. Dice: Un tempo voi eravate tenebre, ora invece siete luce nel Signore. Camminate come figli della luce 22. Luce nel Signore, dice; quindi non in voi stessi. Tieni dunque il tuo cuore nel libro! Se il tuo cuore è nel libro, è nel firmamento del cielo; e se è nel cielo, di lassù faccia risplendere la sua luce e non subirà turbamenti per le malvagità che succedono nelle regioni inferiori. Non che il cuore possa essere fin d’ora fisicamente nel cielo; ma vi deve essere per il modo di vivere. Come sta scritto: La nostra vita è nel cielo 23Non puoi farti un’idea di quella città celeste, perché ancora non la vedi. Ma vuoi lo stesso nutrire pensieri di cielo? Pensa al libro di Dio. Ascolta il salmo: Egli mediterà giorno e notte sulla legge del Signore 24Già prima ne aveva parlato: Beato l’uomo che non segue le massime degli empi né si pone sulla via dei peccatori né siede sulla cattedra pestilenziale, ma ha la sua volontà nella legge del Signore. Ecco un luminare posto in cielo! Egli medita giorno e notte sulla legge del Signore. Vuole, un tal uomo, sopportare con pazienza ogni male? Non scenda dal cielo, e mediti giorno e notte sulla legge del Signore. Insomma, il suo cuore dev’essere in cielo; e se sarà veramente in cielo il suo cuore, tutto il male che giorno per giorno succede sulla terra, tutte le fortune che godono i malvagi, tutte le tribolazioni a cui sono soggetti i buoni, per lui che giorno e notte medita nella legge del Signore, tutte queste cose non rappresentano nulla. Egli sopporta tutto e, ammaestrato da Dio, vivrà felice. Ma come si collocherà nel firmamento del cielo? Questo firmamento è la legge di Dio. Beato l’uomo che tu, Signore, ammaestri e al quale insegni la tua legge, per renderlo mite nei giorni del male, finché al peccatore si viene scavando la fossa 25Osservate dunque i luminari del cielo. Essi hanno il loro moto, che li porta a tramontare e a sorgere di nuovo; percorrono le loro orbite, separano il giorno dalla notte, segnano il susseguirsi degli anni e delle stagioni. E mentre in terra succede una infinità di guai, essi conservano su in cielo la loro imperturbabilità. Cosa quindi vorrà insegnarci il Signore? Sentiamolo dal salmo.

Il Signore è longanime, ma alla fine giudicherà con giustizia.

7. Dio delle vendette è il Signore; il Dio delle vendette ha operato con vigore. Credi tu che egli non si vendichi? Se ne vendica certamente, lui che è il Dio delle vendette. Che significa il Dio delle vendette? Che è un Dio che si vendica. Tu brontoli, a volte, perché Dio non si vendica dei malvagi. Non protestare! se ti interessa non far parte di coloro che sentiranno la sua vendetta. Uno ruba e seguita a vivere; e tu te la prendi con Dio perché non fa morire chi ti ha derubato. Ebbene, ammesso anche che oggi tu non commetti furti, sta’ attento e vedi se, pur non commettendone più oggi, non ne abbia commessi in passato. Se oggi sei ” giorno “, ripensa a quando eri ” notte “; se oggi sei un astro del cielo, ricorda che sei fatto di terra. Potresti scoprire che in passato anche tu sei stato un ladro e così aver suscitato le ire di qualche altro per il fatto che, pur essendo tu un ladro, ti si lasciava vivere e non morivi. Se pertanto, quando tu compivi opere cattive, fosti lasciato in vita affinché cessassi di compierne, non pretendere, ora che sei passato [all’altra sponda], che la misericordia di Dio tagli ogni ponte. Non sai che per la stessa strada dove sei passato tu, dovranno passare molti altri? E tu te ne staresti ora a brontolare, se fosse stato ascoltato da Dio colui che prima aveva elevato proteste contro di te? Eppure anche così tu seguiti a desiderare che Dio si vendichi dei cattivi: ad esempio, che il ladro muoia sull’atto stesso di rubare; e te la prendi con Dio perché non fa morire questo ladro. Provati un po’ a mettere su una bilancia esatta un ladro e un bestemmiatore. Poiché, anche ammesso (come tu dici) che non sei un ladro, per il fatto che ti ribelli a Dio sei certamente un blasfemo. E se il ladro approfitta del sonno della gente per trafugare qualcosa, tu tratti Dio come uno che dorme e che quindi non è in grado di vederlo. Orbene, se tu vuoi che il ladro controlli meglio la sua mano, comincia prima tu col tenere a posto la lingua. Se vuoi che l’altro sia padrone del suo cuore e non nuoccia al suo simile, rettifica prima tu il tuo stesso cuore nei riguardi di Dio: affinché non succeda che, mentre tu auspichi la vendetta di Dio, venendo questa per davvero, non si riversi in primo luogo su di te. Dio infatti verrà. Verrà e giudicherà coloro che persisteranno nella loro malizia, che saranno stati ingrati di fronte alla larghezza della sua misericordia, ingrati verso la sua pazienza, che si saranno accumulati dell’ira per il giorno della vendetta, quando sarà effettuato manifestamente il giusto giudizio di Dio, il quale ricompenserà ciascuno secondo il proprio operato 26. Infatti il Signore è il Dio delle vendette e, proprio perché Dio delle vendette, egli agisce con vigore. Nemmeno quando parlava qui sulla terra egli risparmiò alcuno. Pur essendo il Signore, egli era coperto di una carne debole ma nel parlare era estremamente deciso. Non ebbe riguardi per la dignità dei capi del giudaismo: e quante cose non disse contro di loro! E le disse con estrema franchezza. È di lui infatti che sta detto nei salmi: Considerando la miseria degli indigenti e il gemito dei poveri, subito mi leverò, dice il Signore 27Chi sono questi poveri, questi bisognosi? Coloro che non hanno altra speranza se non in Dio, in colui cioè che, solo, non delude le nostre speranze. Comprendete bene, fratelli, chi siano questi poveri e questi bisognosi. Quando nella Scrittura si elogiano i poveri, non pare si riferisca a quei poveri che effettivamente non posseggono nulla. Potrai infatti imbatterti in un povero che, quando riceve una qualche ingiuria subito pensa al suo signore, a colui che forse lo ospita in casa; a quel tale di cui è inquilino o colono o cliente. Dice che quell’ingiuria è per lui intollerabile, in quanto si riversa sul suo padrone. Il suo cuore è attaccato a un uomo, la sua speranza riposa sull’uomo: è una cenere che spera nella cenere. Al contrario, non mancano persone benestanti, al colmo degli onori temporali, le quali non ripongono la loro speranza né nel denaro né sui fondi che posseggono né nella loro famiglia né nello splendore delle loro cariche transitorie. La ripongono invece completamente in colui al quale nessuno succede sul trono, in colui che non può morire, come non può né ingannare né ingannarsi. Ebbene costoro, anche se all’apparenza posseggono molti beni di questo mondo, per il fatto che li amministrano bene e ci sostentano i bisognosi, sono da annoverarsi fra i poveri del Signore. Essi si rendono conto dei pericoli a cui li espone la vita presente, si sentono pellegrini in questo mondo, e in mezzo all’abbondanza delle loro ricchezze si comportano come il pellegrino nella casa che l’ospita: vi si ferma di passaggio, non se la compra per sempre. E allora che cosa fa il Signore? Considerando la miseria degli indigenti e il gemito dei poveri, mi leverò (dice il Signore) e li porrò nella fonte della salvezza. Fonte della salvezza è il nostro Salvatore, e in lui l’autore del salmo voleva che fosse riposta la speranza di tutti i poveri e i bisognosi. Difatti come prosegue? In lui io agirò con fiducia. Che significa: Agirò con fiducia? Significa che non avrà paura né cederà di fronte ai vizi e alle brame illecite degli uomini. È un medico veramente coscienzioso, con in mano una lama salutare, quella della sua parola. Egli apre ogni piaga. Così era stato preconizzato e descritto dai profeti, e così fu realmente. Parlando sul monte diceva: Beati i poveri di spirito, poiché di loro è il regno dei cieli. E ancora: Beati coloro che subiscono persecuzioni per amore della giustizia. E sempre nel medesimo discorso: A loro infatti appartiene il regno dei cieli. Volendoli poi rendere luminari (capaci cioè di sopportare con pazienza tutti i mali passeggeri della vita presente), diceva: Sarete beati quando vi perseguiteranno e vi lanceranno ogni sorta di ingiurie. Godete ed esultate, poiché grande è la vostra ricompensa nel cielo 28Successivamente, andando avanti nel discorso e cominciando ad insegnare, sebbene lì intorno ci fosse una gran folla, disse ai suoi discepoli tante cose che colpivano in pieno viso i farisei e i giudei. Costoro godevano come di una preminenza nell’interpretazione dell’intera Scrittura, si ritenevano giusti o quasi, o almeno davano l’impressione di ritenercisi; e la gente del popolo, ossequiente, riconosceva questi loro privilegi. Ebbene, Gesù non risparmiò nemmeno costoro ma disse francamente: Quando pregate, non comportatevi come gli ipocriti. Essi amano pregare in piedi nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze per essere notati dalla gente 29e tante cose simili. Colpì tutti; non si lasciò intimorire da alcuno. E al termine del suo discorso, la narrazione evangelica conclude con questa precisazione: Quando Gesù ebbe terminato il suo dire, le turbe ne ammiravano la dottrina, poiché egli insegnava come uno che avesse autorità, e non come i loro scribi e i farisei 30Quante cose disse, dunque, colui di cui sta scritto che insegnava come uno che ha autorità! Quante volte disse: Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! 31 E tante altre minacce lanciate loro in faccia! Non ebbe paura di nessuno. Perché? Perché è il Dio delle vendette. Non risparmiava loro parole aspre per poterli risparmiare nel giorno del giudizio: poiché, se non avessero voluto accogliere la medicina delle sue parole, sarebbero incorsi senza scampo nella sentenza del giudice. Perché? Perché è scritto: Dio delle vendette è il Signore; il Dio delle vendette agisce con vigore, cioè non risparmia nessuno con le parole. E se non risparmiò nessuno quando si accingeva a subire la morte, volete che risparmi qualcuno quando da giudice emetterà la sentenza? Lui che nella sua vita umile non ebbe paura di alcuno, avrà paura di qualcuno quando verrà nella gloria? Dal coraggio con cui ha agito in passato rifletti a come agirà alla fine del mondo. Non brontolare quindi contro Dio, quasi che egli usi dei riguardi verso i cattivi. Cerca piuttosto d’essere buono tu stesso: in modo che, anche se Dio non vorrà risparmiarti la sferza durante la vita attuale, ti usi poi misericordia nel giudizio. Dio delle vendette è il Signore; il Dio delle vendette agisce con vigore.

Dio perdona agli umili, e castiga severamente i superbi.

8. [v 2.] Il Cristo agì coraggiosamente, ma essi non sopportarono il suo coraggio. Era venuto nell’umiltà, si era rivestito di carne mortale ed era venuto a morire: non a fare ciò che fanno i peccatori, ma a soffrire ciò che avrebbero da soffrire i peccatori. Ebbene, essendo venuto a questo scopo, quando lo videro agire con tanto coraggio e non se la sentirono più di sopportare la franchezza delle sue parole, cosa gli fecero? Lo presero, lo flagellarono, lo svillaneggiarono, lo schiaffeggiarono, lo copersero di sputi, lo coronarono di spine, lo appesero alla croce e finalmente lo uccisero. Egli comunque agì coraggiosamente. Con quali conseguenze? Dice: Lèvati in alto, tu che giudichi la terra! Credi forse che, se l’hanno catturato umile, lo tratterranno ora che è nella gloria? Credi che, se quand’era mortale lo sottoposero a giudizio, sfuggiranno al giudizio di chi è immortale? Cosa dice allora? Lèvati in alto, tu che hai agito con coraggio! Gli empi non tollerarono la franchezza del tuo parlare e credettero di avere compiuto una impresa notevole quando ti presero e ti crocifissero. Ti avrebbero dovuto accogliere mediante la fede, ma essi ti accolsero con la persecuzione. Ebbene, tu che in mezzo agli iniqui ti comportasti con grande coraggio e non avesti paura di nessuno, superata la passione lèvati in alto, cioè risorgi e ascendi al cielo. E così anche la Chiesa: soffra con pazienza le tribolazioni che con pazienza ha tollerate il suo Capo! Lèvati in alto, tu che giudichi la terra! rendi ai superbi la mercede loro dovuta. Oh sì, fratelli! egli pagherà ciascuno. Cosa significano infatti le parole: Lèvati in alto, tu che giudichi la terra; rendi ai superbi la mercede loro dovuta? È profezia di uno che predice, non audacia di uno che voglia dettar legge. Difatti, non perché il profeta aveva detto: Lèvati, tu che giudichi la terra, Cristo risorse da morte e salì al cielo, sottomettendosi al profeta; ma poiché il Cristo avrebbe compiuto tutto questo, per questo il profeta poté predirlo. Insomma, Cristo fece quello che fece non perché il profeta l’aveva predetto, ma il profeta lo predisse perché Cristo l’avrebbe fatto. Egli, il profeta, in spirito vede Cristo nella sua condizione umile, abietta e, riscontrando che egli non ha paura di nessuno, che non risparmia a nessuno le sue rampogne, afferma: Egli agisce coraggiosamente. Poi vede come costui che agiva con coraggio venga catturato, crocifisso, umiliato; lo vede risorgere e ascendere al cielo, e sa che egli tornerà a giudicare coloro che gli inflissero tanti tormenti. Per questo esclama: Lèvati in alto, tu che giudichi la terra rendi ai superbi la mercede dovuta! Egli ripagherà i superbi, non gli umili. Chi sono i superbi? Coloro che, non contenti di fare il male, pretendono di scusare le loro malefatte. Tanto è vero che, anche fra i Giudei che avevano crocifisso il Cristo, a seguito dei miracoli avvenuti più tardi, molti se ne convertirono e ottennero il perdono d’aver sparso il sangue di Cristo. Avevano mani sacrileghe, bagnate ancora del sangue di Cristo; ma le lavò colui del quale essi avevano versato il sangue. Coloro che s’erano accaniti contro il suo corpo mortale e visibile furono aggregati a quel corpo che è la Chiesa. Versarono il sangue, prezzo del loro riscatto, e di quel sangue bevvero: e molti si convertirono 32. Di fronte ai molti miracoli compiuti dagli Apostoli, diverse migliaia di persone abbracciarono la fede in uno stesso giorno; e tanto si avvicinarono che presero a vendere i loro beni e a portarne il ricavato ai piedi degli Apostoli, e a ciascuno era distribuito ciò di cui abbisognava, e tutti avevano un’anima sola e un solo cuore protesi verso Dio. Questo fra coloro che avevano crocifisso il Signore! Ma perché non fu fatto loro scontare il delitto commesso? Perché era stato detto: Rendi la dovuta mercede ai superbi, mentre essi non vollero rimanere superbi. Vedendo compiersi dei miracoli nel nome di quel Cristo che essi pensavano di avere eliminato per sempre, si impressionarono e vollero udire da Pietro in nome di chi venissero compiuti tali miracoli. I servi infatti, cioè gli Apostoli, non vollero arrogarsi la potenza del loro Signore né pretesero di ascrivere a se stessi ciò che egli compiva per loro mezzo. Diedero quindi, questi servi, onore al loro Signore e dissero che le meraviglie operate agli occhi della gente erano compiute nel nome di quel Gesù che essi avevano crocifisso. Quanti li udirono divennero umili, si pentirono e, scossi spiritualmente, confessarono il loro peccato. Chiedendo poi consiglio, dissero:Cosa dobbiamo fare dunque? Non disperano della salute; ricercano la medicina. E Pietro rispose loro: Fate penitenza e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome del Signore nostro Gesù Cristo 33Se si pentirono, è segno che erano umili, e per questo non fu loro inflitto il castigo dovuto. Nota infatti le parole del nostro salmo: Sorgi, tu che giudichi la terra; rendi ai superbi la mercede loro dovuta. Ma quei convertiti non erano nel numero dei superbi. Per loro valeva l’invocazione del Signore sospeso in croce: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno 34. Sorgi, tu che giudichi la terra; rendi ai superbi la mercede loro dovuta. Dio dunque ripagherà come merita il peccatore? Sì certamente, ma se rimarrà nella sua superbia.

Non indurirsi nel male, abusando della pazienza divina.

9. [vv 3.4.] Ma quando verrà a dare questa ricompensa? Frattanto i cattivi trionfano, cantano vittoria, bestemmiano e commettono ogni sorta di mali. Ti sgomenta? Indaga con religioso rispetto, non protestare con superbia! Ti senti frastornato? Il salmo ha compassione di te e viene ad aiutarti nella ricerca. Non che [l’autore] non sappia come stiano le cose, ma viene a ricercare insieme con te una cosa a lui nota, affinché in lui tu trovi ciò che non conoscevi. È come quando uno vuol consolare una persona: se non partecipa al suo dolore, non riuscirà mai a sollevarla. Prima si accomuna al suo dolore, poi la rincuora con parole di conforto. Se al contrario le si avvicinasse ridendosela del lutto che l’ha colpita, certo non eseguirebbe il monito dell’Apostolo letto or ora: Godere con chi gode, piangere con chi piange 35Affinché dunque quel tale, afflitto, possa godere con te, tu prima piangi con lui. Ti rattristi con lui al fine di ridargli coraggio. Allo stesso modo fa il salmo o, meglio, lo Spirito di Dio. Pur sapendo ogni cosa, ti si pone accanto nella ricerca e dice parole che potrebbero essere tue. O Signore, fino a quando i peccatori si glorieranno? Essi contestano e dicono parole inique. Fino a quando parleranno così tutti coloro che commettono ingiustizie? Non parlano forse contro Dio coloro che dicono: ” Ma che giova il vivere così? ” Che risponderai? Essi continuano: ” Ma Dio si cura veramente delle nostre azioni? “. Infatti essi vivono e credono che Dio non conosca le loro opere! Osserva il male che loro capita. Se le loro opere fossero note a una guardia, li acciufferebbe e, se cercano di sfuggire alle guardie, è per non essere messi immediatamente in prigione. All’occhio di Dio nessuno può sottrarsi, poiché egli penetra non soltanto entro le mura d’una stanza ma persino nell’intimo del tuo cuore. Sono anche loro convinti che nulla sfugge a Dio e, siccome fanno il male e ne sono consapevoli, quando vedono che Dio, nonostante che sappia tutto, li lascia vivere (mentre non vivrebbero se certe cose le sapesse la guardia civica), ragionano così: ” Queste cose debbono piacere a Dio! Se infatti le nostre marachelle gli dispiacessero sul serio – come dispiacciono ai giudici, ai re, agli imperatori, ai magistrati – forse che, come cerchiamo di sottrarci agli occhi di questi indagatori, potremmo sfuggire all’occhio di Dio? Quindi il male deve piacere a Dio! ” C’è un altro salmo in cui al peccatore si dice: Tu commettevi tali colpe, e io tacevo. Tu allora pensasti una cosa empia, cioè che io fossi simile a te. Che vuol dire: Simile a te? Che come a te piace il male da te compiuto, così piacesse anche a me. E lo minaccia per l’avvenire: Ti redarguirò 36Colui che aveva detto: Io tacevo, non tacerà. Dicendo: Tu commettevi tali colpe e io tacevo; tu pensasti allora una cosa empia, che cioè io fossi simile a te, mostra che non tace. Dio non tace quando noi parliamo, non tace quando il lettore legge; non tace quando il salmo echeggia queste parole. Sono tutte voci di Dio che si spandono sulla terra. In che senso allora tace e in che senso non tace? Non tace con la parola; tace perché non si vendica. Che vuol dire, pertanto: Tu commettevi tali colpe, e io tacevo? Tu commettevi queste e quelle colpe, e io non ti punivo. E tu pensasti allora una cosa empia, che cioè io fossi simile a te. Del silenzio della vendetta, cioè della sospensione della sua pena, è detto in 92 un altro passo: Ho taciuto; ma forse che starò zitto per sempre? 37 Fino a quando, Signore, i peccatori se ne andranno orgogliosi? Essi contestano e proferiscono parole inique. Fino a quando parleranno tutti coloro che operano l’iniquità? Ed elenca tutte le varie opere. Contestano e proferiscono parole inique. Che vuol dire: Contestano? Hanno da fare obiezioni alle parole del giusto. Ecco appressarsi una persona giusta e dire [all’empio]: ” Non commettere l’iniquità! ” ” Perché? ” ” Per non morire “. Replicano: ” Macché! Ne ho fatte tante; com’è che non muoio? Quel tale praticava la giustizia, ed è morto. Perché? Io viceversa ho commesso dei peccati e Dio non mi ha spazzato via. Perché? Veramente: quella persona ha osservato la giustizia; perché Dio l’ha punita così? perché ha da tribolare in quella maniera? ” Ecco cosa vuol dire contestano. Hanno da ridire. Siccome li si risparmia, traggono argomento dalla pazienza di Dio per protestare contro di lui. Dio li risparmia per un fine; essi, sentendosi lasciati vivi, contestano per un altro. Per quale fine Dio li sopporti lo dice l’Apostolo descrivendo il piano della misericordia di Dio. Scrive: Tu che commetti tali peccati, credi che sfuggirai al giudizio di Dio? O non piuttosto disprezzi la ricchezza della sua benignità e pazienza? Non sai che la pazienza di Dio mira a condurti al ravvedimento? Tu invece (cioè il contestatore che dice: ” Se la mia condotta non piacesse a Dio, non mi risparmierebbe “. Vedi cosa si procura. Ascolta l’Apostolo!), tu invece assecondando la durezza del tuo cuore impenitente, ti accumuli dell’ira per il giorno della vendetta e della manifestazione del giusto giudizio di Dio, il quale renderà a ciascuno la mercede in conformità delle sue opere 38Dio ti usa più longanimità; tu commetti più colpe. Ci sarà dunque da parte sua un tesoro di misericordia infinita per coloro che non hanno disprezzato la sua misericordia; ma per te il tuo tesoro sarà un tesoro d’ira. Quel po’ di colpa che vi riponi ogni giorno, alla fine diverrà un mucchio grande: ve la riponi a pezzetti, la ritroverai divenuta un masso enorme. Non lusingarti dicendo che i tuoi peccati di ogni giorno sono peccati piccoli: con piccolissime gocce si formano i fiumi.

10. [vv 5.6.] Quali sono le opere compiute da coloro che contestano e parlano empiamente perché, pur commettendo il male, li si risparmia? O Signore, essi hanno umiliato il tuo popolo; cioè tutti coloro che vivono nella giustizia, contro i quali i perversi vogliono sfogare la propria superbia. O Signore, essi hanno umiliato il tuo popolo: hanno oppresso la tua eredità. Hanno ucciso la vedova e i pupilli; hanno messo a morte il proselito, cioè il pellegrino, il forestiero, l’ospite. Ecco chi chiama proselito. Tutte queste espressioni sono chiare, e non c’è bisogno di fermarvisi.

11. [v 7.] Dissero: Il Signore non vedrà. Egli non bada a queste cose, ci passa sopra. Ha altre cose cui pensare. Non le conosce. Sono due ragionamenti tipici dei cattivi. Di uno ho già parlato: Tu commettevi tali colpe e io tacevo. Tu pensasti allora una cosa empia, che cioè io fossi simile a te. Che significano le parole: Che io fossi simile a te? Che io vedo le tue malefatte ma, siccome non mi vendico, che esse mi piacciano. Ma c’è un altro ragionamento degli empi. Dio, dicono, non bada a queste cose. Dio non si interessa di sapere come vivo; non si cura di me. Ma che davvero Dio tenga conto di me? O che mi calcoli in qualche maniera o calcoli l’intero genere umano? Disgraziato! Dio si curò di farti esistere, e non si cura che tu viva bene? Comunque è sulla bocca di costoro che risuonano le parole: Essi hanno detto: Il Signore non vede e il Dio di Giacobbe non è al corrente.

Il padrone della vigna vigila sugli operai che ha chiamati.

12. [v 8.] Comprendete adesso voi che siete così insensati in mezzo al popolo! E voi, stolti, rinsavite una buona volta! Intende ammaestrare il suo popolo, i cui piedi possono vacillare alla vista della prosperità degli empi. Ecco un uomo che conduce una vita buona in mezzo ai santi di Dio, cioè tra i figli della Chiesa. Vede come prosperano i malvagi e coloro che commettono iniquità. Ne prova una certa invidia e viene sollecitato ad imitarne le opere: anche perché si accorge che la sua vita, umile e buona, non gli reca alcun vantaggio, in vista di una ricompensa in questo mondo. Se infatti aspirasse a quella futura, questa non gli andrà certo perduta; solo che non è ancora giunto il tempo di riceverla. Pensa che sei un operaio della vigna! Esegui il tuo lavoro e riceverai il compenso. Dal tuo principale non oseresti pretendere la paga prima di aver lavorato, e la pretendi da Dio? Questa perseveranza rientra nell’opera che hai da compiere, ed anche per essa c’è ricompensa. Se ti rifiuti di pazientare, sarebbe segno che vuoi lavorare di meno nella vigna, poiché la costanza nel lavoro è parte del lavoro stesso, conforme al quale riceverai il compenso. Che se poi fossi un operaio simulatore, sta’ attento che non solo non abbia a ricevere la paga ma ti tocchi il castigo. E questo proprio perché hai preferito essere un operaio imbroglione. Un operaio di tal sorta tiene gli occhi rivolti al principale per trovare il momento in cui lavorare malamente. Guarda di continuo colui che l’ha preso a giornata, affinché, quando il padrone non lo osserva, smetta di lavorare o cominci a lavorare alla peggio; quando invece lo tiene sott’occhio, allora esegue per bene il lavoro. Quanto a te, però, chi ti ha preso a giornata è Dio, e Dio non distoglie mai l’occhio da te: per cui non ti è lecito lavorare con sotterfugi. Gli occhi del padrone di casa sono sempre su di te: cercati un posto dove tu lo possa ingarbugliare, e smetti pure, se vuoi, il tuo lavoro! Se quindi fra voi c’era qualcuno che per caso alla vista della prosperità che godono i cattivi, covava pensieri meno che retti, se i vostri pensieri facevano vacillare i vostri piedi nella via di Dio, per voi sono le parole di questo salmo. Se al contrario non c’è nessuno che ragioni così, il salmo intende rivolgere agli altri la sua parola servendosi di voi. Vi dice: Comprendete ora!, poiché gli altri hanno detto: Il Signore non vede; il Dio di Giacobbe non capisce. Dice: Comprendete ora, voi che siete insipienti in mezzo al popolo! E voi, stolti, una buona volta rinsavite!

Dio maestro ed esaminatore dell’uomo.

13. [vv 9.10.] Colui che ha formato l’orecchio non udrà? Mancherà modo di udire a colui che ti ha fatto udire? Colui che ha formato l’orecchio non udrà? ovvero, colui che ha plasmato l’occhio non vedrà? E colui che è il maestro delle genti non le redarguirà? Badate con somma attenzione a quest’ultima frase, o fratelli! Colui che è il maestro delle genti, non le redarguirà? È quel che Dio sta facendo in questo tempo: istruisce le genti. A tale fine egli ha inviato la sua parola agli uomini sparsi su tutta la terra. L’ha fatta sentire per mezzo degli angeli, dei patriarchi, dei profeti, dei servi che, come araldi, hanno preceduto il giudice. Ha mandato poi lo stesso suo Verbo, lo stesso suo Figlio. Ha mandato prima i servi di suo Figlio, e già in essi si celava lo stesso suo Figlio. E ora la parola di Dio è annunziata ovunque, su tutta la faccia della terra. C’è forse un luogo in cui non si dice agli uomini di abbandonare le loro colpe passate e di convertirsi alla via giusta? Se Dio vi risparmia, si dice loro, è perché vi ravvediate. Se ieri non vi ha castigato, l’ha fatto perché da oggi viviate bene. Così ammaestra le genti. Ma forse che non le redarguirà? Forse non farà l’esame di coloro che istruisce? o non giudicherà coloro cui ha inviato la sua parola, come una semente? Se andassi a scuola, potresti forse ascoltare [l’insegnamento] senza doverlo poi ripetere? Certo, quando ricevi una lezione da un maestro, diventi più istruito; ma forse che il maestro, dopo averti impartito la lezione, non sarà poi esigente quando gliela ripeti? Ovvero, quando ti toccherà la ripetizione, sarai proprio senza timore delle busse? Ebbene, ora è il tempo in cui riceviamo; più tardi dovremo presentarci al Maestro per mostrargli tutti i nostri trascorsi, cioè per rendergli conto di tutto ciò che adesso ci viene elargito. Ascolta l’Apostolo! Noi dovremo tutti presentarci al tribunale di Cristo 39, affinché lì ciascuno riceva, secondo quello che ha compiuto quand’era col corpo, o il bene o il male 40. Colui che è il maestro delle genti non le redarguirà? Colui che insegna all’uomo la scienza! Non avrà scienza colui che ti ha dato la scienza? Egli insegna all’uomo la scienza!

14. [v 11.] Il Signore conosce i pensieri degli uomini, e come essi sono vani. Tu non conosci i pensieri di Dio e come sono giusti, ma egli conosce i pensieri degli uomini e come sono vani. Anche agli uomini fu dato conoscere i pensieri di Dio; ma Dio li palesa a coloro che ne godono l’amicizia. Quanto a voi, miei fratelli, non vi sottovalutate! Se vi accostate al Signore con fede, potete ascoltare i pensieri di Dio; li state apprendendo anche adesso, quando vi si parla e vi si dànno istruzioni sul motivo per cui Dio al presente non castiga i colpevoli, impedendo così che voi vi ribelliate a Dio che insegna la scienza agli uomini. Il Signore conosce i pensieri degli uomini e come essi siano vani. Abbandonate dunque i pensieri umani che sono vani, in modo da comprendere i pensieri di Dio che sono saggi. Ma chi sarà in grado di comprendere i pensieri di Dio? Chi riesce a collocarsi nel firmamento del cielo. L’abbiamo già cantato; l’abbiamo già detto e spiegato.

L’umiltà deve associarsi alla pratica del bene.

15. [vv 12.13.] Beato l’uomo che tu, Signore, ammaestri e al quale insegni la tua legge, per renderlo mite nei giorni del male, finché al peccatore si viene scavando la fossa. Ecco il piano divino e il motivo per il quale egli risparmia i cattivi: scavare al peccatore la fossa. Tu vorresti già seppellirlo. Non aver fretta! Gli si sta ancora scavando la fossa. Che significa: Finché al peccatore viene scavata la fossa? Chi è questo peccatore? Un uomo determinato? No. Chi dunque? Tutta la categoria dei peccatori, ma dei peccatori superbi. Ha già detto infatti: Rendi ai superbi la debita mercede 41Era peccatore anche quel pubblicano che teneva gli occhi rivolti a terra e battendosi il petto diceva: O Dio, sii misericordioso con me peccatore. Siccome però egli non era superbo (mentre Dio ripaga a dovere i superbi), non a lui ma ai superbi si viene scavando la fossa, finché Dio non renda loro la mercede che meritano. Pertanto le parole: Finché al peccatore si viene scavando la fossa intendile riferite ai superbi. Ma chi è il superbo? È colui che non confessa i propri peccati e non ne fa penitenza, sicché possa essere risanato mediante l’umiltà. Chi è il superbo? È colui che attribuisce alle proprie risorse quel po’ di bene che crede di compiere e nega che gli derivi dalla misericordia di Dio. Chi è il superbo? È colui che, se attribuisce a Dio il bene che compie, tuttavia è intollerante con coloro che non ne fanno e si stima superiore ad essi. Come il fariseo del Vangelo. Egli diceva: Ti rendo grazie; e non già: Sono io che compio tali e tali opere. Delle opere che compiva egli ringraziava Dio dimostrando con ciò che era consapevole di fare il bene e di farlo per dono di Dio. Ma allora perché fu biasimato? Perché era intollerante col pubblicano. Statemi attenti, per poter diventare perfetti. La cosa che ognuno, uomo o donna che sia, deve mettere al primo posto è la confessione dei peccati: un pentimento salutare che comporti il cambiamento effettivo dell’uomo e non sia una presa in giro del Signore. Dopo che uno si é pentito e ha iniziato la vita buona, ha da pensare a non attribuire a se stesso il bene che compie, ma deve ringraziare colui che gli ha dato la grazia di vivere bene. Poiché è stato il Signore che l’ha chiamato e illuminato. Un uomo che faccia tutto questo sarà già perfetto? No. Gli manca ancora qualcosa. Cosa gli manca? Deve badare a non essere orgoglioso con coloro che non vivono ancora come vive lui. Uno che si comporti così, può stare tranquillo. Non dovrà scontare quel debito di cui sta scritto: Rendi ai superbi la debita mercede. Non è fra coloro per i quali si viene scavando la fossa. Osservate infatti quel tale che diceva: Ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini: ingiusti, ladri, adulteri, e nemmeno come questo pubblicano. Quanta superbia nelle parole: Io non sono come questo pubblicano! Questi abbassava gli occhi, si percuoteva il petto e diceva: O Dia, sii misericordioso con me peccatore. L’uno andava superbo per le opere buone, l’altro era umile perché consapevole delle sue opere cattive. Ebbene (notatelo, fratelli!) piacque a Dio più l’umiltà nelle opere cattive che non la superbia nelle opere buone. Tanto Dio ha in odio i superbi! Perciò concluse il Signore: In verità vi dico che il pubblicano se ne partì giustificato, a differenza del fariseo; e ne spiegò anche il motivo: Poiché chiunque si esalta sarà umiliato, e chiunque si umilia sarà innalzato 42Miei fratelli, la grande lezione di umiltà che Cristo ci ha impartita consiste, in ultima analisi ‘ in questo solo fatto, che egli, essendo Dio, si è fatto uomo. Questa è l’umiltà che scandalizza i pagani e per essa ci deridono: ” Ma che Dio è il vostro, se è nato, se è stato crocifisso? ” L’umiltà di Cristo non è gradita ai superbi. Quanto a te, cristiano, se essa ti piace, imitala. Se la imiterai, non incontrerai stanchezza poiché diceva Gesù: Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi, e imparate da me che sono mansueto ed umile di cuore 43Ecco dunque la dottrina cristiana: nessuno compie il bene senza la grazia di Dio. Se uno fa il male, è opera sua; se opera il bene, è dono di Dio. Quando uno si accorge che è sulla strada del bene, non ne attribuisca il merito a se stesso. Non attribuendo a sé il merito, renderà grazie a colui che gliene ha dato la capacità. Inoltre chi opera il bene, non dev’essere irriguardoso con chi non lo compie né inorgoglirsi credendosi superiore a lui. Infatti la grazia di Dio non si è esaurita con lui, sì che non possa raggiungere anche gli altri.

Fiduciosa umiltà nell’osservare le vicende dei buoni e dei cattivi.

16. Per renderlo mite nei giorni del male, finché al peccatore si viene scavando la fossa. Essendo cristiano, chiunque tu sia, sii mite nei giorni del male. Giorni del male sono quelli nei quali ti sembrerà che i peccatori godano e i giusti soffrano. Ma l’afflizione dei giusti è la sferza del Padre, a differenza della prosperità dei peccatori, che è la loro fossa. Se pertanto Dio vi sottrae ai giorni del male finché al peccatore non venga scavata la fossa, non pensate che vi sia una qualche parte del mondo in cui attualmente gli angeli, bidente alla mano, stiano scavando questa fossa grande, capace di contenere tutti i peccatori. Vedendo poi che i cattivi sono tanti, non fate di questi ragionamenti carnali: ” Ma quale fossa potrà contenere tanti empi, una moltitudine così sterminata di peccatori? Se si dovrà scavare una fossa che tutti li contenga, quando finiranno i lavori? Ecco perché Dio non li castiga “. Non è così! Fossa dei peccatori è la loro stessa prosperità: quando vi si immergono, è come se cadessero in una fossa. Statemi attenti, fratelli! È una cosa veramente sorprendente che la prosperità venga chiamata ” fossa “. Finché al peccatore si viene scavando la fossa. Dio lo sa peccatore ed empio, eppure lo risparmia: è un tratto occulto della sua giustizia. Per il fatto stesso che lo risparmia e lo lascia impunito, lo fa montare in superbia; ed egli, credendosi chi sa quanto in alto, precipita, e precipita proprio perché si crede di essere in alto. Crede di camminare sulle vette; invece Dio chiama ” fossa ” il luogo ove si trova. Quando si scava una fossa si va verso il basso, non verso il cielo: e succede che i peccatori superbi mirano a raggiungere il cielo ma vengono sprofondati sotto terra; gli umili, al contrario, si abbassano verso la terra ma vengono sollevati verso il cielo. Tu dunque, che sei fedele, se davvero hai ben compreso la legge di Dio, cerca di essere mansueto, in modo che il tuo cuore sia nel firmamento del cielo. Poiché nel quarto giorno, chiamato quarto giorno della settimana (come reca nel titolo questo salmo), Dio creò i luminari; ora, come vedi questi luminari percorrere con la massima pazienza le loro orbite, senza curarsi delle parole che contro di loro proferiscono gli uomini, cosi anche tu non preoccuparti per il male che ti reca la carne. Ogni uomo infatti è carne e sangue, né tu devi sottovalutarti in rapporto a chi, pur essendo carne come te, ti vuole schiacciare. Per te infatti il Cristo si è fatto carne ed ha versato il sangue, e alla fine chiamerà te e l’altro al rendiconto. Che se tanti benefici ti ha elargiti quando eri empio, cosa non ti accorderà ora che sei fedele? Sta’ dunque calmo! In che senso? Devi dire: ” Se i cattivi prosperano, è volontà di Dio. Egli vuole risparmiarli e così farli ravvedere; che se non si ravvedono, egli sa come giudicarli “. Sarebbe invece insofferente l’uomo che volesse protestare contro la bontà del Signore o la sua pazienza o la sua onnipotenza o la giustizia del Giudice. Costui si solleva superbamente contro Dio e Dio lo sprofonda; e nell’atto stesso di ergersi contro Dio, viene sprofondato. In un altro salmo è detto: Mentre si elevavano, tu li abbattesti 44Non dice: ” Tu li abbattesti perché si erano elevati “, e nemmeno: ” Li abbattesti dopo che s’erano elevati “, come se ci fosse un intervallo fra l’ascesa e l’affossamento. Nel momento stesso in cui si sollevavano, essi precipitavano. Nella misura infatti in cui il cuore dell’uomo è superbo, si allontana da Dio; e quando si allontana da Dio, precipita nell’abisso. Viceversa, un cuore umile costringe Dio ad abbassarsi per essergli vicino. Dio è certamente un essere sublime; è al di sopra dei cieli, trascende tutti gli angeli. Quanto potrai innalzarti per raggiungere uno che è così alto? Non vorrei che, per allungarti troppo, avessi a spezzarti! Ti do un consiglio diverso, affinché non ti succeda che, per volerti gonfiare troppo, alla fine poi scoppi a causa della superbia. Dio è certamente un essere sublime. Ebbene, umiliati, ed egli si abbasserà a te!

Dio è buono anche quando tratta con severità.

17. [v 14.] Abbiamo sentito perché. Dio non castighi i peccatori. È questo la loro stessa fossa. In che modo si scavi loro questa fossa – ti dice il Signore – e per quale motivo, non è compito tuo conoscerlo. Dalla mia legge impara che devi essere paziente, finché al peccatore si viene scavando la fossa. Ma chiederai: Quale sarà allora la mia sorte? di me che soffro e soffro proprio in mezzo ai peccatori? Le seguenti parole sono una risposta per te. Il Signore non rigetterà il suo popolo. Lo mette alla prova, non lo abbandona. Cosa dice infatti in un altro passo la Scrittura? Dio riprende colui che ama; flagella ogni figlio che accoglie 45Egli accoglie colui che colpisce, e tu osi dire che lo abbandona? Sono cose che vediamo farsi dagli uomini nei confronti dei loro figli. A volte, se hanno dei figli che non lasciano più sperare nulla di buono, li lasciano vivere a loro talento; mentre invece sferzano coloro sui quali ripongono la loro speranza. Abbandonano coloro per i quali non c’è più niente da fare, perché incorreggibili; ma, lasciandoli fare ciò che vogliono, li escludono dall’eredità. Quanto invece al figlio che castigano, a lui tengono in serbo l’eredità. Se pertanto Dio castiga uno dei suoi figli, questi proceda speditamente sotto la mano del Padre che lo sferza; poiché, se lo sferza, è segno che vuole educarlo a ricevere l’eredità. È un suo figlio; e se lo castiga, non lo priva dell’eredità, ma in tanto lo castiga in quanto vuole che sia preparato a riceverla. Che non sia, questo figlio, così sciocco e infantile da dire: ” Mio padre ha delle preferenze per mio fratello, al quale lascia fare ciò che gli pare; quanto a me invece, appena trasgredisco uno dei suoi ordini, eccomi pronta la verga! ” Godi piuttosto sotto la sferza, poiché a te è riservata l’eredità: Poiché il Signore non rigetterà il suo popolo. Ti castiga temporaneamente; non ti condannerà in eterno. Gli altri invece li risparmia per un po’ di tempo, ma li punirà in eterno. Scegli. Vuoi una sofferenza temporanea o la pena eterna? Vuoi dei godimenti momentanei o la vita eterna? Cosa minaccia Dio? La pena eterna. Cosa promette? La pace eterna. Passeggeri sono i castighi inflitti ai buoni, passeggera l’indulgenza usata ai cattivi. Poiché il Signore non rigetterà il suo popolo né abbandonerà la sua eredità.

La volontà di Dio norma suprema di rettitudine.

18. [v 15.] Dice: Finché la giustizia non si cambi in giudizio e coloro che la posseggono siano tutti retti di cuore. Sta’ attento ora e abbi la giustizia, dato che il giudizio ancora non puoi averlo. Il possesso della giustizia deve precedere; in seguito la stessa giustizia si cambierà in giudizio. Ebbero la giustizia gli Apostoli e con essa sopportarono gli iniqui; e cosa fu loro detto? Sederete sopra dodici troni e giudicherete le dodici tribù d’Israele 46Ecco come la loro giustizia si cambierà in giudizio. Ogni uomo che ora vive da giusto ha da sopportare e da tollerare dei mali. Sappia soffrire durante il tempo del patire, finché non venga il giorno del giudizio. Ma perché parlare dei servi di Dio? Il Signore in persona, lui che è il giudice dei vivi e dei morti, volle prima essere giudicato e poi venire a giudicare. Fino a quando la giustizia non sì cambi in giudizio, e coloro che la posseggono siano tutti retti di cuore. Coloro che oggi hanno la giustizia non sono ancora dei giudici. Difatti, prima occorre avere la giustizia e poi si andrà a giudicare. Occorre prima sopportare i cattivi, per poter poi giudicare i cattivi. Abbi ora la giustizia! Più tardi si cambierà in giudizio. E questi cattivi occorre che la Chiesa di Dio li sopporti con pazienza finché Dio vorrà, lasciandosi salutarmente ammaestrare dalla loro stessa cattiveria. Tuttavia il Signore non rigetterà il suo popolo, finché la giustizia non si cambi in giudizio e coloro che la posseggono siano tutti retti di cuore. Chi sono le persone dal cuore retto? Quelli che vogliono ciò che Dio vuole. Egli differisce il castigo del peccatore, e tu vorresti che lo mandasse subito all’inferno. Hai il cuore tortuoso e la volontà perversa, se desideri una cosa contrastante con ciò che vuole Dio. Dio vuole perdonare al malvagio, tu vorresti che non fosse perdonato; Dio è paziente con il peccatore, tu sei intollerante. Come avevo cominciato a dire, tu vuoi una cosa mentre Dio ne vuole un’altra. Muta il tuo cuore e indirizzalo a Dio, poiché anche il Signore fu compassionevole con i deboli. Egli notò che nel suo corpo, cioè nella sua Chiesa, c’erano degli infermi, gente che in un primo momento voleva seguire l’inclinazione della propria volontà, ma poi, accortasi che la volontà di Dio era diversa, raddrizzò se stessa e il proprio cuore abbracciando e seguendo la volontà di Dio. Non pretendere di piegare la volontà di Dio alla tua, ma raddrizza la tua in conformità con la volontà di Dio! La volontà di Dio è come un regolo: se tu, tanto per dire, pieghi questo regolo, su che cosa ti raddrizzerai? E poi la volontà di Dio non si altera: è una riga che non si piega, e poiché questa riga rimane inalterata, hai come correggere e raddrizzare la tua deformità, hai un qualcosa secondo cui raddrizzare ciò che in te vi è di storto. Ma cosa vogliono gli uomini? È poco che abbiano distorto la loro volontà; vogliono anche piegare la volontà di Dio secondo le stravaganze del loro cuore, in modo che Dio faccia ciò che essi vogliono, mentre sono essi che debbono fare ciò che Dio vuole.

Cristo modello di conformità al volere divino.

19. Ma in qual modo il Signore, nell’uomo che assunse, stabilì l’accordo tra le due volontà onde farne una sola? Egli infatti volle farsi simbolo anche di quei tali che nel suo corpo, cioè nella sua Chiesa, avrebbero voluto fare la propria volontà ma poi si sarebbero sottomessi alla volontà di Dio. Mostrò, dico, che ci sono delle anime deboli che pure appartengono a lui, e anche di queste volle rendersi simbolo: allo stesso modo come egli sudò sangue per tutto il corpo 47, perché voleva mostrare che nel suo corpo, cioè nella sua Chiesa, sarebbe stato versato il sangue dei martiri. Il sangue usciva da tutto il corpo del Signore; allo stesso modo la sua Chiesa ha i martiri il cui sangue è stato versato in tutto questo corpo [mistico]. Orbene, raffigurando in se stesso (o meglio nel suo corpo) le anime deboli e mosso da compassione per loro, diceva, quasi sostituendosi ad esse: Padre, se è possibile, passi da me questo calice! Mostra la sua volontà di uomo; ma se avesse persistito in questa volontà, avrebbe palesato un cuore senz’altro poco retto. Ciò facendo, invece, egli volle solo adeguarsi a te, per liberare te nella sua persona. Imita dunque quello che aggiunge e di’: Tuttavia, non quello che voglio io ma quello che vuoi tu, Padre 48Potrebbe inocularsi dentro di te una qualche voglia umana. Ad esempio: ” Oh, se Dio uccidesse quel mio nemico, sicché non abbia a perseguitarmi! Oh, se non avessi a soffrire tanto per colpa sua! “. Se persistessi in questi atteggiamenti e ne provassi compiacenza pur sapendo che Dio non approva tali cose, saresti un uomo dal cuore perverso e non avresti la giustizia che ti si cambierà nel giudizio. Poiché tale giustizia l’hanno i retti di cuore. E chi sono i retti di cuore? Coloro che si comportano come Giobbe, quando diceva: Il Signore ha dato e il Signore ha tolto. Come è piaciuto al Signore, così è avvenuto. Sia benedetto il nome del Signore! 49 Ecco un cuore retto. E poi, quand’era coperto di piaghe, cosa disse alla moglie, che il diavolo non aveva uccisa ma lasciato sopravvivere perché gli fosse alleata e non perché consolasse il marito? Infatti il diavolo si ricordava come Adamo era stato sedotto tramite quell’antica Eva 50 e riteneva che questa novella Eva potesse fargli comodo. Ed ecco che costei si reca da Giobbe, come fece Eva [con Adamo]; ma questo Adamo, che giaceva sul letamaio, fu più bravo (tanto che riuscì vincitore) di quell’altro che era in paradiso e si lasciò vincere. Cosa rispose questo Adamo alla sua donna? Guarda che cuore vigilante! che cuore retto! E non era in mezzo a gravi persecuzioni? Poiché, veramente, tutti i cristiani hanno da patire e, se non li perseguitano gli uomini, li molesta il diavolo; infatti, se gli Imperatori sono divenuti cristiani, forse che si è convertito anche il diavolo? Stia dunque ben attenta la vostra Santità e comprenda cosa significhi essere retti di cuore. La donna andò da Giobbe e gli disse: Maledici Dio e poi muori! Gli fece l’elenco delle sciagure subite da lui e da lei, e concluse: Maledici Dio e poi muori! Ma egli riconobbe ]a nuova Eva e, volendo tornare là donde il primo uomo si era allontanato, rimase col cuore fisso in Dio, come un luminare che resta attaccato al firmamento. Dimorando col cuore nel libro di Dio, disse: Hai parlato come una donna stolta. Se dalla mano del Signore abbiamo ricevuto i beni, perché non dovremmo prenderne i mali? 51 Il suo cuore era fisso in Dio e perciò era retto. Infatti, poiché Dio è retto, se tu fissi in lui il tuo cuore egli diventa tua forma ed anche il tuo cuore diviene retto. Fissa dunque in lui il tuo cuore e sarà retto. Ma potrebbe insinuarsi in te una certa qual voglia umana, un qualcosa che trae origine dalla tua carne inferma e lusinga la tua anima. Non disperare! Il Signore volle farsi simbolo di te, non di se stesso, quando ebbe paura della passione; poiché, quanto a se stesso, non la temeva, sapendo di dover risorgere il terzo giorno. Anche se avesse patito come un semplice uomo (e non come Dio venuto a patire), sapendo che dopo tre giorni sarebbe risorto, non avrebbe in alcun modo avuto paura di morire. Come non ebbe paura l’apostolo Paolo. Egli sapeva di dover risorgere solo alla fine del mondo, eppure diceva: Sono stretto fra due desideri: ho voglia di andarmene e d’essere con Cristo (e questa sarebbe la cosa di gran lunga migliore), ma ritengo necessario rimanere in vita per il bene vostro 52Era per lui un peso restare nella carne e si trovava come tra due fuochi; tuttavia l’andarsene e l’essere con Cristo è, dice, la cosa di gran lunga migliore. Tanto che all’avvicinarsi del suo martirio esultava e si gloriava oltre ogni dire. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho mantenuto la fede. Quanto al resto, mi rimane la corona della giustizia che Dio, giudice giusto, mi tiene in sérbo per quel giorno 53Sarà quindi possibile che uno che ha da essere incoronato goda, e sia triste colui che ha da porgli sulla testa la corona? Se così gode l’Apostolo, potrà nostro Signore Gesù Cristo dire in senso proprio: Padre, se è possibile, passi questo calice? Lo dice in quanto ha preso su di sé la nostra tristezza, come aveva assunto la nostra carne. Non crediate infatti che noi affermiamo non avere il Cristo assaporato realmente la tristezza. Se dicessimo che Cristo non fu triste, mentre il Vangelo gli pone sulle labbra le parole: La mia anima è triste sino alla morte 54potremmo allo stesso modo concludere che, anche se il Vangelo ci dice che Cristo ha dormito 55, egli non abbia effettivamente dormito, e anche se il Vangelo ci dice che Cristo ha mangiato 56, egli non abbia mangiato. Ma facendo così s’infiltra il verme della decomposizione e [nel Vangelo] non rimarrà niente di sano, al punto da potersi anche affermare che il corpo di Cristo non fu un vero corpo, e che egli non ebbe una vera carne. Ogni cosa quindi, o fratelli, che di lui è stata scritta, è cosa realmente avvenuta, è cosa vera. E allora? Fu davvero triste? Certo che fu triste. Ma lo fu perché con la sua volontà volle sentire la tristezza, come con la sua volontà aveva assunto la carne. Carne vera, assunta volontariamente; vera tristezza accettata volontariamente. Egli, con ciò che prese liberamente, ti diede l’esempio in modo che, se per la debolezza umana insita nel tuo essere tu volessi qualcosa di diverso da quello che vuole Dio (ponendoti così in contrasto con la norma), tu riconosca le distorsioni del tuo cuore e lo riaccosti alla norma stessa: cosicché il tuo cuore, che cominciava a pervertirsi, si volga decisamente a Dio. Per immedesimarsi con te il Signore disse: La mia anima è triste sino alla morte; e ancora: Padre, se è possibile, passi da me questo calice. Ma tu esegui quel che lui fece subito dopo per darti l’esempio: Tuttavia non quello che voglio io ma quello che vuoi tu, Padre 57Se farete questo, avrete giustizia e, avendo la giustizia, avrete il cuore retto. E se il cuore è retto, la giustizia che ora soffre [a causa del male] si muterà in giudizio. Allora, quando il tuo Signore verrà a giudicare, non solo non temerai più i mali, ma avrai la corona della gloria. Vedrai i risultati ottenuti dalla pazienza di Dio tanto a condanna dei cattivi quanto a tua glorificazione. Ora non vedi queste cose. Credi in ciò che non vedi, onde non esser confuso quando aprirai gli occhi per vedere. Finché la giustizia non si muti in giudizio e coloro che la posseggono siano tutti retti di cuore.

Sappi resistere al seduttore e al beffardo.

20. [v 16.] Chi insorgerà con me contro i maligni? Ovvero chi starà con me contro coloro che operano l’iniquità? Molti ti suggeriscono cose cattive, varie cose cattive. Il serpente non cessa di bisbigliarti che operi il male. Da qualunque parte ti volga (se hai raggiunto un qualche grado di virtù), cerchi uno con cui vivere bene e difficilmente lo trovi. Ti attorniano molti cattivi, essendo pochi i grani e molta la paglia. Quest’aia contiene i suoi grani, ma essi ancora stentano. Il mucchio del grano, separato dalla paglia, sarà assai grande; adesso però, in confronto della paglia, i grani sono pochi, anche se presi in se stessi sono molti. Da ogni lato dunque i cattivi schiamazzano. ” Perché vivi così? – dicono – Sei forse tu solo cristiano? Perché non ti comporti come gli altri? Perché non vai agli spettacoli come gli altri? Perché non ricorri ai rimedi e alle pratiche superstiziose? Perché non consulti gli astrologi e gli indovini come fanno gli altri? ” Tu ti segni e rispondi: ” Io sono cristiano “, e così ti liberi di tutti questi importuni. Ma l’avversario torna alla carica, insiste e, quel che è peggio, tenta di strozzare i cristiani mediante l’esempio dei cristiani. C’è da sudare, da rimanere sconvolti, e l’anima cristiana effettivamente soffre. Eppure deve vincere! Ma vincerà forse con le sue forze? Osserva perciò come risponde. ” Cosa mi gioverebbe – replica – se usando i vostri rimedi riuscissi a guadagnare qualche giorno? Alla fine uscirò da questo mondo e mi dovrò presentare al Signore, e lui mi caccerà nel fuoco. Avrò dato più peso a pochi giorni qui in questo mondo che non alla vita futura, e Dio mi spedirà all’inferno! ” ” Quale inferno? “. ” Il fuoco dell’eterno giudizio di Dio “. “Ma che, credi davvero che Dio si curi della vita degli uomini? ” Son cose, queste, che con ogni probabilità non ti verranno suggerite dall’amico in piazza; ma te le suggerirà in casa tua moglie, ovvero a una moglie cristiana, buona e santa, le suggerirà il marito, divenuto suo pervertitore. Se è la donna che lo dice al marito, diviene per lui un’altra Eva; se è il marito che lo dice alla moglie, fa con lei la parte del diavolo. Insomma, o è lei un’Eva per te, o tu un serpente per essa. Talvolta è un padre che si mette a pensare sulla sorte del figlio. Trova che è cattivo, perverso. Si arrovella, è agitato, vuole spuntarla, ma è quasi inghiottito lui stesso dalle onde, già quasi cede. Il Signore gliela mandi buona! Ascoltate il salmo. Chi si solleverà insieme con me contro i malvagi?, dice. Sono tanti e, da qualunque parte mi volga, li vedo incalzare. Chi si opporrà al principe dell’iniquità, il diavolo, e ai suoi angeli e agli uomini sedotti da lui?

21. [v 17.] Dice: Se il Signore non mi avesse aiutato, poco sarebbe mancato che la mia anima abitasse nell’inferno. Stavo proprio per precipitare nella fossa che si viene scavando per i peccatori. Ecco cosa significa:Poco è mancato che la mia anima abitasse nell’inferno. Stava vacillando, quasi consentiva; ma ha volto lo sguardo al Signore. Un esempio: ecco, egli era preso in giro e lo si voleva indurre al male. Capita infatti talora che i cattivi si radunino e si mettano a deridere i buoni, specialmente se loro sono parecchi e il buono aggredito sia uno solo; come quando attorno a un unico chicco di grano s’ammucchia molta paglia (la qual cosa non succederà più quando il raccolto sarà stato passato al vaglio). Orbene, quell’unico buono si vede stretto fra molti perversi: lo si insulta, lo si aggredisce. Vogliono porselo sotto i piedi, lo esasperano perché è giusto e lo deridono proprio per la sua giustizia. Gli dicono: ” Che grande apostolo sei tu! Hai certo volato fino in ciclo come Elia! “. Sono cose che capitano; e talvolta il buono, curandosi troppo delle dicerie della gente, si vergogna di essere buono in mezzo ai cattivi. Al contrario, resista ai cattivi! non però presumendo delle sue forze, per non diventare superbo e così, mentre cerca di sottrarsi alle insidie dei superbi, andare ad accrescerne il numero. Cosa dirà allora? Chi insorgerà insieme con me contro i maligni? Ovvero, chi starà con me contro coloro che operano l’iniquità? Se il Signore non mi avesse aiutato, poco sarebbe mancato che la mia anima abitasse nell’inferno.

Nelle difficoltà si apprezza maggiormente l’aiuto divino.

22. [vv 18.19.] Se dicevo: Il mio piede vacilla, la tua misericordia, o Signore, mi aiutava. Vedi quanto piace a Dio la confessione. Il tuo piede scivola e tu non riconosci che il tuo piede si sta muovendo; dici che stai fermo, mentre hai già cominciato a precipitare. Non fare così! Se hai cominciato a scivolare o a vacillare, confessa questa tua instabilità, per non dover piangere la tua caduta, ma ti aiuti colui che può impedire all’anima tua di cadere nell’inferno. Dio esige la confessione e l’umiltà. Essendo un uomo, tu ti senti instabile; egli, che è Dio, ti aiuta. Occorre però che tu gli dica: Il mio piede vacilla. Se ti senti scivolare, perché vuoi sostenere che stai fermo? Se dicevo: Il mio piede vacilla, la tua misericordia, o Signore, mi aiutava. Fa’ come Pietro, il quale non si fidò delle sue proprie forze. Vide il Signore camminare sopra il mare, tenere cioè sotto i suoi piedi le teste di tutti i superbi di questo mondo (difatti, il suo camminare sopra i flutti gonfi del mare rappresenta il suo incedere sopra la testa dei superbi). E lo stesso fa la Chiesa, poiché in Pietro è rappresentata la Chiesa. Pietro, comunque, non si azzardò a camminare sulle acque fidandosi di se stesso, ma disse: Signore, se sei tu, comandami di venire da te camminando sulle acque. Cristo vi camminava per un potere suo proprio, Pietro vi camminò per il comando del Signore. Disse: Fammi venire da te. Gesù rispose: Vieni! Anche la Chiesa tiene sotto i piedi la testa dei superbi ma, siccome si tratta della Chiesa (la quale porta in sé la debolezza umana) e siccome dovevano avverarsi le parole: Se dicevo: il mio piede vacilla, per questo vediamo Pietro che sceso in mare si turba ed esclama: Signore, sono perduto. Proprio in rispondenza a quanto detto nel salmo: La tua misericordia, Signore, mi aiutava, troviamo narrato nel Vangelo che Gesù gli porse la mano dicendo: Uomo di poca fede, perché hai dubitato? 58 Meraviglioso è il modo come Dio mette alla prova gli uomini: gli stessi nostri pericoli ci rendono più amabile il nostro liberatore. Osservate infatti come prosegue. Aveva affermato: Se dicevo: il mio piede vacilla, la tua misericordia, o Signore, mi aiutava. Avendolo liberato dai pericoli, il Signore gli è divenuto più amabile, ed esponendo questa dolcezza divina esclama: O Signore, in proporzione con la quantità dei dolori che affliggevano il mio cuore, le tue esortazioni hanno allietata l’anima mia. Molti i dolori, ma molte le consolazioni; dolorose le ferite, ma gustose le medicine.

Finalità e prospettive del dolore umano.

23. [v 20.] Troverà mai posto accanto a te la sede dell’iniquità, se tu formi il dolore mediante un precetto? Vuol dire questo: Nessun iniquo potrà assidersi accanto a te, né tu ti assiderai su un trono di iniquità. E per rendere meglio l’idea, ne adduce il motivo: Tu, dice, formi il dolore mediante un precetto. Da questo comprendo che non ti sta vicino la sede dell’iniquità, perché tu non hai risparmiato nemmeno noi. È un pensiero che troviamo nell’Epistola dell’apostolo Pietro, ove si allega anche la testimonianza della Scrittura. Dice: È tempo che il giudizio cominci dalla casa del Signore. Cioè: è ora che siano giudicati coloro che fan parte della famiglia del Signore. Se i figli vengono sferzati, cosa non dovranno ripromettersi i servi più scellerati? Per cui aggiunge: Se da noi prende l’avvio, quale sarà la fine di coloro che non credono al Vangelo? 59 E reca la testimonianza biblica: Se il giusto si salva a mala pena, il peccatore e l’empio dove andranno a finire? 60Come potranno essere con te gli iniqui, se tu non risparmi i castighi nemmeno ai tuoi fedeli ma li metti alla prova e li tratti con severità? Ma siccome il ricorso ai castighi nel caso dei giusti mira a farli ravvedere, per questo dice: Tu formi il dolore mediante un precetto. ” Formare ” infatti vuol dire ” dare una forma “, ” plasmare “: da cui deriva il nome ” formatore “, e di un vaso si dice che è ” formato “. Non ci si riferisce affatto a quel ” fingere ” che significa mentire, ma si tratta proprio del formare e dare una forma. Come del resto aveva detto un poco più avanti: Chi ha formato l’occhio, non vedrà? 61Forse che ” formare l’occhio ” include l’idea di dire menzogne? Anzi è da intendersi: lui che fece, che plasmò l’occhio. E non è, il Signore, un lavoratore di creta, se ci ha formati così fragili, deboli e terreni? Ascolta l’Apostolo: Abbiamo questo tesoro racchiuso in vasi di argilla 62. O sarà stato forse un altro, diverso da Dio, a formare questi nostri vasi? Senti ancora l’Apostolo: O uomo, chi sei tu che entri in polemica con Dio? Può forse dire il vaso a colui che l’ha modellato: Perché mi hai fatto così? O che il vasaio non abbia il potere di fare da una stessa massa di creta alcuni vasi per usi nobili e altri per usi ignobili63 Nota pure come lo stesso Signore nostro Gesù Cristo si presenti come un vasaio. Egli, che aveva creato l’uomo dal fango della terra 64, con lo stesso fango spalmò colui al quale nel seno materno non aveva formato gli occhi 65. Pertanto le parole: Troverà mai posto accanto a te la sede dell’iniquità, se tu formi il dolore mediante un precetto? dobbiamo intenderle come segue: si troverà mai presso di te una sede di iniquità, se tu formi il dolore mediante un precetto? Dice: ” Tu formi il dolore mediante un precetto “, e significa: Tu ci dài un precetto circa il dolore, sicché il dolore è per noi una imposizione. In che senso il dolore è per noi un precetto? Egli è morto per te, eppure ti flagella e in questa vita non ti promette la beatitudine; non può ingannare e si rifiuta di darti ciò che gli chiedi. Cosa ti darà? Quando? In che misura? Intanto però non te lo dà, ti sottopone a severa disciplina, ti impone il dolore come con un precetto. L’affanno è una realtà già presente, il riposo ti è soltanto promesso. Che hai da tribolare lo tocchi con mano; bada però anche alla felicità che lui ti promette. Puoi forse immaginartela? Se lo potessi, vedresti che in confronto col premio le tue sofferenze sono un nulla. Ascolta uno che contemplava, sia pure parzialmente, [il premio futuro] e diceva: Ora lo conosco solo in parte 66. Ebbene, cosa dice l’Apostolo? La nostra tribolazione presente, temporanea e leggera, in una misura e in una maniera insospettata produce in noi un cumulo eterno di gloria. Che vuol dire: Produce in noi un eterno cumulo di gloria? E per chi lo produce: Per coloro che non fermano gli occhi sulle cose visibili ma su quelle invisibili. Difatti le cose visibili sono temporanee, mentre quelle che non si vedono sono eterne 67. Non essere indolente nel sopportare il tuo breve travaglio, e godrai senza fine. Dio ti darà la vita eterna: pensa se non valga la pena acquistarsela col più pesante lavoro.

Breve e leggera la fatica, eterno il riposo.

24. State attenti, fratelli! Si tratta d’un affare. Dio ti dice: Ciò che io posseggo lo metto in vendita, compralo! Cos’è in vendita? Metto in vendita la felicità, dice il Signore: comprala con la fatica! Fate attenzione! per poter essere in nome di Cristo dei cristiani forti. Del salmo resta ormai poca cosa: non stanchiamoci. Come potrà infatti essere tenace nell’operare uno che si stanca ad ascoltare? Ci assista il Signore, affinché riusciamo a esporvi quanto rimane. Attenti! Dio, per così dire, ci ha offerto il regno dei cieli come una cosa venale. Gli chiedi: ” Quanto costa? ” ” Il suo prezzo è la fatica “. Se ti si dicesse: ” Costa dell’oro “, tu non ti accontenteresti di questa risposta, ma domanderesti: ” Quanto oro? “. Poiché ci sono diverse monete d’oro: uno spicciolo, mezz’oncia, una libbra, ecc. Ti ha quindi manifestato il prezzo, perché non ti affaticassi nella ricerca finché non l’avessi trovato. Prezzo della felicità eterna è la fatica: quanta fatica? Domandagli quanto occorrerà faticare! Non ti si dice ancora né quanto sarà gravosa questa fatica né quanto tempo durerà. Dio ti dice solamente: ” Io ti mostrerò quanto grande sarà la felicità che ti attende. Quanta fatica convenga spenderci, giudicalo da te “. Oh, sì, ti dica il Signore quanto sarà grande la felicità futura. Beati coloro che abitano nella tua casa! Essi ti loderanno per tutti i secoli 68. Ecco la felicità eterna. Sarà un riposo senza fine, una gioia senza fine, un’allegrezza senza fine, una incorruttibilità senza fine. Avrai la vita eterna: un riposo che non avrà fine. Quanto sforzo non meriterà questo riposo senza fine? A voler calcolare e giudicare secondo verità, un riposo eterno dovrebbe esser comprato mediante un eterno lavoro. Proprio così; ma Dio è misericordioso. Non temere! Se infatti il lavorare fosse eterno, mai arriveresti al riposo eterno. Dovendo lavorare senza fine, quando saresti arrivato a quel riposo che, essendo eterno, giustamente lo si sarebbe dovuto acquistare mediante un lavoro eterno? Uguaglia il prezzo al valore della cosa! Un riposo eterno lo si deve certamente equiparare a un lavoro eterno; ma se dovessi sempre faticare, mai arriveresti al riposo. Perché dunque tu raggiunga ciò che hai comprato, non dovrai faticare in eterno: non perché l’eternità non valga tanto, ma perché ti sia accordato di raggiungere, una buona volta, ciò che hai comprato. Sarebbe doveroso la si comprasse, questa pace eterna, con una fatica eterna ma, per necessità di cose, la si deve comprare con una fatica temporanea. Non c’è dubbio che per una felicità eterna, la fatica sostenuta avrebbe dovuto essere proporzionata, cioè eterna. Un milione di anni trascorso nel lavoro cosa merita? Un milione di anni ha un termine; mentre ciò che io ti do – dice Dio – non avrà fine. Com’è grande la misericordia di Dio! Non dice: Affaticati per un milione di anni! E nemmeno: Lavora per mille anni o cinquecento! Lavora finché vivi, nei pochi anni che hai. Ne avrai felicità e riposo senza fine. Ascolta ancora il seguito del testo. OSignore, secondo la quantità dei dolori che hanno afflitto il mio cuore, le tue esortazioni hanno rallegrato l’anima mia. Triboli per pochi anni e già durante questi anni di fatica non ti mancano giorno per giorno consolazioni e gioie. Non godere però delle gioie del mondo: godi in Cristo, nella sua parola e nella sua legge! In questa sorta di godimenti rientra il nostro parlare ed il vostro ascoltare. Quanto grandi sono dunque queste consolazioni in mezzo a tante nostre angustie! Con verità diceva l’Apostolo: La nostra tribolazione presente, temporanea e leggera, in una misura ed in una maniera insospettate, produce in noi un cumulo eterno di gloria 69. Ecco il prezzo che sborsiamo! Una bagattella, per così dire, e questo sarà sufficiente per ricevere tesori eterni. Un pizzico di fatica per una felicità insospettata, secondo quel che sta scritto: In una misura e in una maniera insospettate opererà in noi un cumulo eterno di gloria. Se al presente godi, non presumere! Se soffri, non disperare! Non ti corroda la buona fortuna e non ti prostri l’avversa! Non dire in cuor tuo: Non è possibile che Dio, il quale castiga i giusti per salvarli e farli ravvedere, accolga i peccatori. Se il giusto si salverà a mala pena, l’empio e il peccatore che fine faranno70 Forse che troverà posto accanto a le una sede di iniquità? Forse che starà accanto a te la sede degli empi? A te che formi il dolore mediante un precetto, cioè a te che vuoi mettere alla prova e sottoporre a rigida disciplina anche i figli e che desti loro dei precetti perché non fossero senza timore e, dimenticando te loro vero bene, si dessero ad amare qualche altro oggetto? Dio è buono, e, se cessasse di mescolare delle amarezze alle gioie terrene, noi lo dimenticheremmo.

Nelle tribolazioni dell’esilio ci sostengono la fede e la speranza.

25. Quando le angustie e le noie sollevano come dei flutti nell’anima, si desti quella fede che sonnecchiava nel nostro intimo. Era bonaccia quando Cristo dormiva in mezzo al mare; durante quel sonno si levò una tempesta e stavano tutti in pericolo. Così nel cuore dei cristiani: ci sarà tranquillità e pace finché la fede è desta; se invece la fede si addormenta, sì cade in pericolo. Cristo dormiente rappresenta infatti coloro che dimenticano la fede e versano in pericolo. Quando però quella barca era sbatacchiata dalle onde, i naviganti svegliarono Cristo gridandogli: Signore, siamo perduti! E subito egli si levò in piedi, comandò alla tempesta e alle onde: il pericolo cessò e tornò la bonaccia 71. Così fa’ anche tu. Quanto ti turbano voglie illecite, insinuazioni maligne, è come un agitarsi di onde. Esse saranno però calmate. Forse disperi e pensi di non essere più del Signore. Si desti la tua fede; sveglia Cristo nel tuo cuore! Tornando la fede, ti accorgerai subito da che parte sei e, anche se si leveranno come onde a tentarti le tue cattive inclinazioni, volgerai lo sguardo alle promesse divine, e la dolcezza di quel che ti è promesso ti farà disprezzare ogni attrattiva mondana. Che se da parte di uomini potenti e malvagi ti fossero rivolte tante e tali minacce che tu vorresti abbandonare la giustizia, tu allora ripenseresti alle minacce del Signore: Andate al fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli 72; e non abbandoneresti la giustizia. Temendo il fuoco eterno, non paventeresti i dolori temporanei, come, mirando alle promesse divine, calpesti ogni prosperità temporale. Ebbene, Dio ti ha promesso il riposo: sopporta le tribolazioni! Ti minaccia il fuoco eterno: non calcolare i dolori di questo mondo! E allora Cristo si sveglierà, e il tuo cuore ritroverà la serenità, e arriverai finalmente in porto. Se infatti ti ha allestito una nave, vuol dire che ti ha preparato anche un porto. Forse che troverà posto accanto a te la sede dell’iniquità, se tu formi il dolore mediante un precetto? Egli ci tribola servendosi di uomini perversi, e con i loro maltrattamenti ci istruisce. Dalla cattiveria del perverso il buono è, sì, sferzato, ma come quando un figlio viene sottoposto a disciplina ad opera di un servo. Così il dolore viene formato mediante il precetto. I cattivi fanno ciò che Dio loro permette; ma è solo temporaneamente che li si risparmia.

26. [v 21.] Come continua? Vorranno catturare l’anima del giusto. Perché: Vorranno catturare? Perché non troveranno una colpa effettiva di cui incriminarlo. Cosa poterono infatti trovare nel Signore? Non avendo potuto trovare colpe reali, ne inventarono delle false 73Condanneranno il sangue innocente. Perché tutto questo accada, lo spiegherà nei versetti che seguono.

27. [v 22.] Dice: Il Signore è divenuto il mio rifugio. Se non ti fossi trovato nel pericolo, non avresti cercato un tale rifugio. Trovandoti invece in pericolo, hai cercato [e scoperto] che Dio forma il dolore mediante il precetto. Egli cioè attraverso le malvagità dei cattivi mi procura delle afflizioni, ed ecco che io, il quale nella felicità di questo mondo non cercavo più il rifugio di Dio, punto dal dolore, subito ricomincio a cercarlo. C’è infatti uomo sulla terra, il quale, se fosse sempre nella felicità e avesse a portata di mano tutte le gioie che spera, si ricorderebbe con facilità del Signore? Ma si dilegui la speranza che hai riposta nel mondo! Subentrerà immediatamente la speranza in Dio, e dirai: Il Signore è divenuto mio rifugio. Abbia pure a soffrire ogni male, purché il Signore diventi il mio rifugio! E il mio Dio si è fatto sostegno della mia speranza. IlSignore è nostra speranza adesso, finché siamo sulla terra e viviamo nella speranza, non nel possesso effettivo. E proprio perché non ci perdiamo di speranza, ci sta vicino l’Autore delle promesse, il quale ci sostiene e addolcisce le nostre sofferenze. Non è stato detto invano che Dio è fedele e non permette che siate tentati oltre le forze ma, insieme con la prova, vi manda uno scampo, sicché riusciate a sopportarla 74Dioin altre parole, ci caccia nella fornace delle tribolazioni affinché il vaso si cuocia, non si frantumi. E il Signore è divenuto mio rifugio, e il mio Dio si è fatto sostegno della mia speranza. Come mai dunque e perché ti dovrebbe sembrare ingiusto, o quasi, quando perdona ai malvagi? Vedi come il salmo rettifica le posizioni; ma occorre che anche tu ti raddrizzi sul suo esempio. Non per nulla infatti il salmo aveva prima assunto i tuoi accenti. Quali? O Signore, fino a quando i peccatori saranno in gloria75 Il salmo parlava usando parole tue; ora sii tu a parlare con gli accenti del salmo. Quali? Il Signore è divenuto mio rifugio; il mio Dio s’è fatto rifugio della mia speranza.

Dio ricava il bene anche dal male. Intenzione umana e giudizio di Dio.

28. [v 23.] Il Signore renderà loro la mercede in conformità delle loro opere, e secondo la loro malizia li disperderà il Signore nostro Dio. Non è senza motivo l’inciso: Secondo la loro malizia. Per loro mezzo io conseguo certi risultati, eppure si menziona la loro malizia, non i loro benefici. È infatti cosa indubitata che Dio ci prova e tormenta servendosi dei cattivi. A qual fine? Certo per il regno dei cieli. Egli flagella ogni figlio che accoglie, e qual è quel figlio che suo padre non sottopone a disciplina76. Con tali prove Dio ci addestra al possesso dell’eredità eterna; e le prove spesso ci provengono da parte dei cattivi, dei quali Dio si serve per tenerci in allenamento e per perfezionare il nostro amore, il quale, secondo il suo volere, deve estendersi fino ai nemici. L’amore cristiano infatti non sarebbe perfetto se non si adempisse anche quello che ordinava Cristo, e cioè: Amate i vostri nemici; fate del bene a coloro che vi odiano e pregate per i vostri persecutori 77. Così si vince il diavolo, così si ottiene la corona della vittoria. Ecco i grandi benefici che Dio ci procura servendosi dei cattivi; eppure la loro ricompensa non sarà commensurata ai vantaggi che proverranno a noi dal loro operato, ma sarà in rapporto alla loro malizia. Osservate un istante i benefici derivati a noi dall’orribile delitto che compì Giuda traditore. Giuda tradì e fece condannare il Figlio di Dio. Attraverso la passione del Figlio di Dio sono state redente tutte le genti e hanno conseguito la salvezza; tuttavia il compenso che fu dato a Giuda non fu commensurato con la salvezza ottenuta dalle genti, ma gli fu imposta la pena che meritava la sua malizia. Considerando infatti in se stessa la consegna di Cristo ai nemici e non l’intenzione del traditore, si dovrebbe dire che Giuda fece la stessa cosa che fece Dio Padre, del quale sta scritto: Non risparmiò il suo proprio Figlio, ma lo consegnò [al supplizio] per noi tutti 78. Giuda inoltre avrebbe fatto la stessa cosa che fece lo stesso nostro Signore, di cui sta scritto: Consegnò se stesso alla morte per noi, vittima e sacrificio a Dio in odore di soavità. E ancora: Cristo, amò la Chiesa e per essa si consegnò [alla morte] 79. Eppure noi ringraziamo il Padre per non aver risparmiato il suo unico Figlio e averlo immolato per noi; ringraziamo il Figlio per essersi lasciato uccidere per noi, adempiendo la volontà del Padre; ma detestiamo l’operato di Giuda, anche se da esso Dio ha saputo ricavare il più grande dei suoi benefici. E abbiamo ragione quando affermiamo che il Signore lo ripagò secondo la sua malvagità e secondo la sua cattiveria lo fece perire. Egli infatti non consegnò il Cristo ai nemici per amore nostro ma per il denaro che ricavò dalla sua vendita: anche se con il tradimento di Cristo noi siamo stati recuperati e con la vendita di Cristo noi siamo stati redenti. Lo stesso vale dei persecutori nei confronti dei martiri. Perseguitandoli in terra, li spedivano in cielo. Tuttavia essi erano consapevoli del male che loro causavano privandoli della vita presente, mentre nulla sapevano dei vantaggi che loro procuravano nella vita futura; sicché quanti persistettero nell’odio iniquo contro i giusti, Dio li ripagherà secondo la loro colpevolezza e, secondo la loro malizia, li farà perire. Come per i cattivi è un ostacolo la bontà dei giusti, così è un vantaggio per i buoni la malizia degli empi. Lo dice il Signore: Io sono venuto affinché chi non vede veda, e chi vede diventi cieco 80. E l’Apostolo dice: Per alcuni noi siamo odore di vita per la vita, per altri invece siamo odore di morte per la morte 81. La malvagità dei cattivi diventa per i giusti un’arma: sono le armi che si maneggiano con la sinistra e di cui parla l’Apostolo quando dice: Con le armi della giustizia a destra e a sinistra, cioè, mediante la gloria e l’ignominia 82. Proseguendo ancora, mostra come le armi della destra erano la gloria di Dio, la buona fama, la verità che li rendeva noti a tutti, il fatto di vivere, di non essere uccisi, di assaporare la gioia, di arricchire molti, di possedere tutto. Armi della sinistra erano l’essere ritenuti seduttori, l’essere ignorati, uccisi, oppressi, contristati, l’apparire bisognosi e privi di tutto. E cosa c’è di straordinario, se i soldati di Cristo sconfiggono il diavolo con armi maneggiate con la destra e con la sinistra? Ebbene, come c’è pace per gli uomini di buona volontà 83, anche quando questi diventano per i cattivi profumo di morte che li spinge alla morte, così c’è la dannazione per gli uomini di cattiva volontà, anche se essi talora sono per i giusti armi di salvezza, magari adoperate con la sinistra. Dio, in conclusione, non darà ai cattivi la ricompensa misurandola sui vantaggi provenienti a noi dalle loro opere. Li ripagherà, al contrario, in proporzione della loro malizia: quella malizia che essi amarono odiando la propria anima. In effetti Dio sa usare a fin di bene anche dei cattivi, ma non li glorificherà in proporzione con i benefici che dal loro agire sono stati accordati a noi.Il Signore nostro Dio li farà perire secondo la loro malizia.

Come rendere fruttuose le prove della vita.

29. Concludendo, chi è giusto sopporti l’ingiusto; nella tribolazione che in questo mondo deve sostenere, il giusto sopporti l’impunità temporale dell’ingiusto. E poi il giusto vive di fede 84Non esiste infatti altra giustizia per l’uomo durante la vita presente, se non vivere di fede: quella fede che opera mediante la carità 85. Che se davvero vive di fede, creda che, dopo le tribolazioni della vita presente, ci sarà il riposo, mentre per i cattivi, dopo il presente periodo di prosperità, ci saranno eterni tormenti. Se ha la fede che opera mediante la carità, il buono ami anche i nemici e, per quanto sta in lui, procuri di rendersi utile a loro. Così facendo otterrà che essi non lo danneggino, anche se lo volessero. Che se a questi cattivi fosse data facoltà di nuocere e di spadroneggiare sul giusto, egli tenga in alto il cuore, lassù dove nessuno può danneggiarlo. A ciò si lasci istruire ed educare dalla legge di Dio, in modo che egli sia sottratto ai giorni del male, mentre al peccatore si sta scavando la fossa. Se infatti la sua volontà sarà fissa nella legge del Signore ed egli mediterà giorno e notte nella legge di lui 86, la sua vita è ormai nel cielo 87 e dal firmamento risplende sulla terra. Da ciò ha preso il titolo il nostro salmo, che si denomina: Nel quarto giorno della settimana 88, quando furono creati i luminari 89. Assolva pertanto tutti i suoi doveri senza contestazioni, conservando la parola della vita in mezzo ad una generazione traviata e perversa 90. E come la notte non spegne il brillare delle stelle in cielo, così il male del mondo non abbatterà l’animo dei fedeli che rimangono saldi nel firmamento della divina Scrittura. Quanto poi al fatto che i nostri beni temporali a volte vengono lasciati in potere dei malvagi, questo mira non solo al nostro ammaestramento, affinché cioè si riponga nel Signore il nostro rifugio e Dio divenga effettivamente il sostegno della nostra speranza, ma tende anche al castigo del peccatore a cui nel frattempo si viene scavando la fossa. Come è detto in un altro salmo: Si curverà e cadrà mentre esercita sul povero il suo dominio 91.

Esortazione a vivere con coerenza la Parola di Dio.

30. Può darsi che il nostro discorso, nella sua lunghezza, vi sia stato di peso: anche se, a giudicare dall’entusiasmo della vostra attenzione, ciò non appare. Ma se per caso fossi stato davvero pesante, vogliatemi scusare. Prima di tutto perché l’ho fatto dietro un comando: comando del Signore nostro Dio, manifestatomi da certi fratelli nei quali egli abita. Difatti Dio non invia ordini se non dal suo trono. In secondo luogo, perdonatemi perché – lo confessiamo – come voi eravate desiderosi di noi, così anche noi eravamo desiderosi di voi. Il nostro Dio dunque ci faccia assaporare la consolazione di questa nostra fatica, e il nostro sudore giovi al vostro avanzamento nella via della salvezza e non divenga un capo di accusa contro di voi. Vi dico questo, fratelli, affinché traiate profitto dalle cose che avete ascoltate. Ruminatele dentro di voi e non vogliate dimenticarle. Ripensatele piuttosto e parlatene tra di voi, ma soprattutto vivete in conformità con quel che vi è stato detto. Difatti la vita buona, modellata sui comandamenti del Signore, è come uno stilo che incide nel cuore le cose udite. Se le si scrivesse sulla cera, si cancellerebbero facilmente. Scrivete la parola di Dio nei vostri cuori, nei vostri costumi, e non si cancellerà mai.

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